Mi spiace ma dissento in generale sull'andamento che da parte di molti che leggo in questo argomento.
Cominciamo con il dire che se molti musicisti “seri” rinunciano a suonare davanti al consumatore di cibi e bevande che gliene può fregà de meno di chi suona, e quindi lascia in favore dell'insegnamento, tra questi, pochissimi rilasciano regolare ricevuta ma prendono i soldi in modo abusivo e non in regola. E se adesso qualcuno mi risponde che lui lo fa regolare, non mi interessa, sapete benissimo come girano le cose in questo campo.
Questa premessa non per dare addosso al musicista ma per riflettere, che magari al posto di dire come al solito piovegovernoladro, si potrebbe guardare se per caso ci fosse qualcosa che non va in tutto il sistema, cominciando proprio dalla categoria, se di categoria si può parlare e se di mestiere o professione si può parlare.
Fermo restando che se una persona intende fare il pagliaccio per una minestra, nessuno credo possa impedirlo. Ricordo che per 10 minestre Ligabue (pittore, El Toni) cedette uno dei suoi inestimabili quadri.
Le motivazioni possono essere molte: sperimentarsi per vedere come ce la caviamo di fronte un pubblico, passarsi una serata diversa con gli amici, e similia.
Rovinano il mercato? Ma certo, ma mi domando, di quale mercato stiamo parlando.
Qualcuno ha detto che non bisognerebbe suonare di fronte a certa gente, che non solo non ti apprezza ma magari mentre suoni pensa anche, “ma guarda che ci doveva essere anche questo rompicoglioni che mi fa andare di traverso i rigatoni...”
Allora, se qualcuno va a suonare in posto così, mi domando io, qualcuno che si considera Musicista si sente forse defraudato di qualcosa? Ci volevate andare voi a suonare così ammerda?
Non per niente ho linkato lo spezzone di film dei Blues Brothers dove la gratificazione del suonare (musica ammerda che nemmeno era la loro musica di sangue, nel film) consisteva nel vedersi, bere qualche birra davanti, tra coppiette e nostalgici single, ricevere oggetti da lancio, quali lattine e bottiglie che in una certa misura filtravano la rete di protezione, e scolarsi due birre anche loro (perchè i 2 polli fritti e il pane tostato l'avevano già consumati in un altro locale dove erano andati per mangiare).
Così, mi chiedo, dove siamo, se vogliamo chiamarci musicisti? Quanti di noi fanno un altro lavoro perchè in realtà non consideriamo un vero lavoro quello che facciamo per hobby?
Esistono i professionisti? Come no. E se vanno in un locale alla buona (cosa più nordamericana/europea perchè qui da noi si sentirebbero compromessi per tutta la vita di essersi abbassati a tanto!) non hanno le aspettative che possono avere quando fanno un tour in giro per gli stadi di mezza Europa, o comunque arrotondano in locali più modesti ma seri, per arrivare a vivere di musica.
Allora signori Musicisti semiprofessionisti, che somiglianza abbiamo con quelli che alla domenica fotografano ai matrimoni ma magari sono impiegati in un ufficio nel resto della settimana? capiamo bene se le regole le vogliamo e quali devono essere. E se chi vuole dilettarsi in pubblico ha il diritto di farlo o di non farlo. Non mi risulta sia vietato fare comodini e regalarli. Quindi è possibile, legale, e a mio parere non disdicevole, concedersi gratuitamente nelle proprie performance. Se poi uno ha le palle e non si fa pagare nemmeno per raccogliere fondi per i bambini denutriti dell'Africa probabilmente è abbastanza fulminato, quello si.
Se invece ritenete che questo è amorale, uniamoci come persone che rispettano le regole allora, ed è il momento di fare coesione al posto di mettersela in quel posto in modo reciproco e insistere per adoperare una legge, che ti permetta di entrare in un locale e dire, “lei è abusivo, adesso chiamo i carabinieri e ne parla con loro, lei gestore del locale e lei artista improvvisato, dica come e cosa fate qui dentro”.
Se esiste la legge che vieta la vendita di contrabbando e vi sentite defraudati dagli hobbisti della domenica, allora, signori musicisti, unitevi e fate casino, perchè vi rubano il lavoro, ed è gente che non chiede neanche compenso (caso più unico che raro di “lavoratore” che non richiede compenso, anche qui si legge molta ambiguità. Provate a vedere se si verifica la stessa anche tra imbianchini, muratori, meccanici e idraulici

).
Se invece per voi questi sono solo hobbisti, pagliacci innocui che non rubano il vostro mercato poiché sono sottolivellati rispetto a quello che interessa a voi, rispetto ad uno standard a cui non vi abbassereste mai, allora, non dovete sentirvi minacciati.
Ma è proprio qui il punto, se esiste la musica ammerda non potrà mai emergere la musica come si deve?
Balle, la musica come si deve esiste, i professionisti esistono e si sganciano bigliettoni per andarli ad ascoltare.
Che poi i professionisti suonino ammerda le robe commerciali che ci hanno fatto due palle tante ma che fanno tanto fico perchè sono “cul”, perchè così vuole il mercato in quel momento, perchè l'adolescente con i soldi di mammà, si va a vedere quello che v'o' fa' l'ammericano, e i musicisti che sono tagliati da questa schiera (schiera che spesso include tanti tanti tanti calcinculati) sono molti, tagliati fuori anche se sono dei signori musicisti, e beh, se girano così i gusti, come si dice, i gusti non si discutono, e a seconda del livello culturale, ogni Paese, ha le sue “sembianze” musicali.
Quest'ultima dura da digerire, ma si vendono pochi libri tra gli analfabeti.
Quindi quoto per lo più quanto ha scritto renton