RECENSIONE: Zildjian 21" K Constantinople Big Band Ride
Amici e colleghi,
Questo gioiello merita in assoluto un posto tra i piatti recensiti, dato che -lo dico con vivo rammarico- pare che pochi, ancora, abbiano avuto la fortuna di provarlo, suonarlo e magari averlo ed amarlo come posso finalmente fare io da stamane.
Il ride in questione è lui: Il K Constantinople BIG BAND RIDE, 21 pollici.
Data la reperibilità relativamente ristretta del piatto in questione, non è stato facilissimo informarsi sull'identità e sulla storia -innanzitutto-, ma questo è quello che sono riuscito a tirar fuori.
Il Big Band è stato prodotto tra il 2001 e il 2003, ed è stato lanciato sul mercato insieme al più celebre 21" K Special Dry Ride (quest'ultimo è ancora in produzione, s'intende). La risonanza mondiale di questo ride è stata sorprendentemente limitata, alcuni dicono che sia stato un vero e proprio "flop", anche se non ci voglio credere. L'artista italiano che si è fregiato di questo ride nel proprio set è Sergio Bellotti, noto professionista delle pelli barese.
Passiamo alle specifiche.
Il Big Band ride è etichettato come medium-heavy, anche se in realtà, solo a sentirlo suonare, non si direbbe affatto. E' moderatamente crashabile (come un medium/medium-thin), e la ricchezza di overtones "annacqua" leggermente il ping, tanto da "illudere" a sufficienza l'ascoltatore sul peso reale.
La martellatura è tipica dei Constantinople; la peculiarità -in termini di lavorazione- di questo piatto è il "lathing" più profondo sulla zona più esterna, che gli conferisce un attacco più caldo e meno schietto nonchè un range di overtones -come già detto- davvero ampio e particolare. La campana è martellata.
Il suono.
Il suono è opulento, complesso, arioso ma controllato; la fondamentale è tra le più alte tra i Constantinople che conosco, ma la scurezza intrinseca, tipica di questi piatti, viene sempre ad essere palese.
Il ping, leggermente coperto dall'alone di armoniche, è lucido, chiaro, evidente ma sempre con dolcezza: una dolcezza che riesce a stemperare la mole di overtones scrollandosela di dosso e a cantare in virtù delle sue caratteristiche. La risposta all'audience è sorprendente: è un piatto che riesce a integrarsi DAVVERO con la musica che stai suonando. Proiezione del suono ESTREMA. Suonarlo con il trio durante "Resolution" di Coltrane è stata una libbbbidine estrema con punte di lussuria: sempre presente, mai esuberante, uno dei ride PERFETTI per sessioni e registrazioni, ausum dire.
La crashabilità c'è, e sebbene sia stato siglato come medium-heavy non devi fare troppa fatica per tirarci fuori il crash: caldo, pieno, spaventevolmente ricco di overtones (che, tengo a dire, non divengono mai fastidiosi), presente ma non rindondante.
Se avete l'occasione di trovarlo sul mercatino (io l'ho preso a 280), fateci un pensierino: difficilmente ne rimarrete delusi.
Un assaggino del suono: http://www.youtube.com/watch?v=_ZJHLme_LB0; presto registrerò, con lo Zoom H2 (consigliatissimo, a un pugno di euro vi portate a casa un registratore dalla fedeltà di suono straordinaria), una sessione con il trio, giusto per farvi sentire quanto questo ride riesca ad integrarsi con la musica attorno, senza perdere mai la propria sagoma e la propria identità.
Lo ritengo un piatto assolutamente versatile. Io l'ho preso per farci jazz più che altro (del resto si chiama Big Band ride... è nato per swingare abbestia
), ma personamente non ne disdegnerei affatto l'uso nel rock e nel funk.
Questo gioiello merita in assoluto un posto tra i piatti recensiti, dato che -lo dico con vivo rammarico- pare che pochi, ancora, abbiano avuto la fortuna di provarlo, suonarlo e magari averlo ed amarlo come posso finalmente fare io da stamane.
Il ride in questione è lui: Il K Constantinople BIG BAND RIDE, 21 pollici.
Data la reperibilità relativamente ristretta del piatto in questione, non è stato facilissimo informarsi sull'identità e sulla storia -innanzitutto-, ma questo è quello che sono riuscito a tirar fuori.
Il Big Band è stato prodotto tra il 2001 e il 2003, ed è stato lanciato sul mercato insieme al più celebre 21" K Special Dry Ride (quest'ultimo è ancora in produzione, s'intende). La risonanza mondiale di questo ride è stata sorprendentemente limitata, alcuni dicono che sia stato un vero e proprio "flop", anche se non ci voglio credere. L'artista italiano che si è fregiato di questo ride nel proprio set è Sergio Bellotti, noto professionista delle pelli barese.
Passiamo alle specifiche.
Il Big Band ride è etichettato come medium-heavy, anche se in realtà, solo a sentirlo suonare, non si direbbe affatto. E' moderatamente crashabile (come un medium/medium-thin), e la ricchezza di overtones "annacqua" leggermente il ping, tanto da "illudere" a sufficienza l'ascoltatore sul peso reale.
La martellatura è tipica dei Constantinople; la peculiarità -in termini di lavorazione- di questo piatto è il "lathing" più profondo sulla zona più esterna, che gli conferisce un attacco più caldo e meno schietto nonchè un range di overtones -come già detto- davvero ampio e particolare. La campana è martellata.
Il suono.
Il suono è opulento, complesso, arioso ma controllato; la fondamentale è tra le più alte tra i Constantinople che conosco, ma la scurezza intrinseca, tipica di questi piatti, viene sempre ad essere palese.
Il ping, leggermente coperto dall'alone di armoniche, è lucido, chiaro, evidente ma sempre con dolcezza: una dolcezza che riesce a stemperare la mole di overtones scrollandosela di dosso e a cantare in virtù delle sue caratteristiche. La risposta all'audience è sorprendente: è un piatto che riesce a integrarsi DAVVERO con la musica che stai suonando. Proiezione del suono ESTREMA. Suonarlo con il trio durante "Resolution" di Coltrane è stata una libbbbidine estrema con punte di lussuria: sempre presente, mai esuberante, uno dei ride PERFETTI per sessioni e registrazioni, ausum dire.
La crashabilità c'è, e sebbene sia stato siglato come medium-heavy non devi fare troppa fatica per tirarci fuori il crash: caldo, pieno, spaventevolmente ricco di overtones (che, tengo a dire, non divengono mai fastidiosi), presente ma non rindondante.
Se avete l'occasione di trovarlo sul mercatino (io l'ho preso a 280), fateci un pensierino: difficilmente ne rimarrete delusi.
Un assaggino del suono: http://www.youtube.com/watch?v=_ZJHLme_LB0; presto registrerò, con lo Zoom H2 (consigliatissimo, a un pugno di euro vi portate a casa un registratore dalla fedeltà di suono straordinaria), una sessione con il trio, giusto per farvi sentire quanto questo ride riesca ad integrarsi con la musica attorno, senza perdere mai la propria sagoma e la propria identità.
Lo ritengo un piatto assolutamente versatile. Io l'ho preso per farci jazz più che altro (del resto si chiama Big Band ride... è nato per swingare abbestia
), ma personamente non ne disdegnerei affatto l'uso nel rock e nel funk.