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Ride jazz

MessaggioInviato: mer apr 18, 2012 4:29 pm
da Giupox
Quali devono essere le caratteristiche e quali sono i ride che piu' si adattano a questo genere?

MessaggioInviato: mer apr 18, 2012 6:46 pm
da pietrodrum
Ma perchè questa domanda?

Comunque, secondo me che sono piuttosto ignorante del genere...
In linea di massima, a parte generi molto estremi (del metal), per qualsiasi genere musicale è più facile dire cosa NON va; perchè, sempre in linea di massima, è più lo stile ed il tocco del batterista che fanno il "genere", che non il piatto in sè.
Ma, sempre secondo me, anche i mostri sacri coi piatti (a differenza dei fusti) non possono fare miracoli, per cui il jazz coi Tiger (Ufip) o gli Alpha (Paiste) non ce lo fai... tanto per fare due esempi :P

Sarebbero da evitare quindi piatti duri, pesanti; nel caso del ride troppo "pingosi" e con code troppo tagliate.
Ma poi ci sono mille eccezioni, per esempio il Sand Meinl Benny Greb, che non ha un sustain elevato eppure si presta moltissimo al genere ;)

In linea molto generale, sarebbero quindi più indicati ride piuttosto leggeri, tendenzialmenti scuri, dal ping non eccessivamente definito; con una coda piuttosto "espansiva" e buon sustain, tant'è che si usa(va?) "sizzlare" i ride con rivetti...

Ora parola agli esperti che potranno correggere le cavolate che ho sicuramente detto :D

MessaggioInviato: mer apr 18, 2012 6:51 pm
da vi.bonham
Concordo su tutto con Pietro, aggiungo che ha precisato METICOLOSAMENTE (è un maestro del resto) il TENDENZIALMENTE scuri... Infatti quella è una questione di gusti, c'è chi usa anche piatti chiari, ma è molto più raro...
La parola ai più esperti... :wink:

MessaggioInviato: mer apr 18, 2012 7:32 pm
da vit vit
La parola Jazz poi ha oramai talmente tante sfumature e accezioni che solo tu sai come fare a tirare fuori un suono Jazz da un ride-
Io per esempio ho un Anatolian kappadokia 21" che sarebbe più' adatto per il metal pesante,eppure con la giusta punta di bacchetta(io amo la forma tonda piccola)tira fuori un suono deciso,definito e penetrante adattissimo a situazioni fast.
Ho altresì' un fantastico crash ride da 20" un vecchissimo serie K che sembra lo stesso di Elvin Jones su A love Supreme :o :o :o
Ho di recente preso un flat ride da 20" della Ufip che mi sembra perfetto,con la giusta dose di definizione ed alone......
Immaginiamo anche che un Joey Baron(toh!! si vede nel mio avatar ) usava in alcuni progetti il ride molto stoppato(con semplice nastro isolante)ottenendo comunque un ping molto accentuato ed una coda cortissima quando percosso sul bordo.......in sostanza é tutto nelle tue mani ed orecchie,diciamo solo che ci vorrebbe un piatto ricco di personalità' che si sposi con la tua :wink: :wink: :wink:

MessaggioInviato: mer apr 18, 2012 8:27 pm
da Giupox
Eh però quando li senti nei cd i ride sono anche amplificati e ritoccati dai fonici, poi io so che molti (abbastanza str* come cosa) famosi cambiano solo le etichette ai piatti. ES: hanno un ufip ma poichè sponsorizzano Zildjian si sono fatti stampare sopra quella marca :D

MessaggioInviato: mer apr 18, 2012 9:03 pm
da Furlan
Come già dettoti,

è assolutamente IMPOSSIBILE sintetizzare l'archetipo del piatto jazz, si parli di anni '60 come del 2012.

TROPPI gusti, TROPPE variabili.

Possiamo piuttosto asserire che nei tempi d'oro del jazz sono andati distillati delle convenzioni, dei dettami che ancora oggi vengono usati, non tanto [non solo...] per filologia o per devoto rispetto verso le grandi personalità delle pelli del passato, ma per la loro pertinenza al genere.

Se proprio vogliamo identificare un "tipo" di jazz ride che è andato profilandosi ai tempi di Elvin Jones, possiamo far rientrare nel novero queste caratteristiche:

- "deve" essere LEGGERO e CRASHABILE [quindi tornito] - si ricordi che ai tempi non si girava certo con un parco piatti nutrito come quello "moderno"; i crash-rides o comunque rides leggeri erano [e sono] quindi da preferirsi, ché offrivano un ventaglio di suoni più ampi e una maggiore duttilità
- "deve" avere i RIVETTI - questo sostanzialmente per due motivi: innanzitutto, il "wash" del piatto se corroborato dai chiodi si apre molto di più e "buca" cornette e sassofoni; dall'altro lato, i chiodi tenderanno a smorzare il SUSTAIN del piatto STESSO [non il SUONO risultante, che in caso di crash è per forza di cose più prolungato] e quindi a controllarlo; infatti, se sollecitato con poca forza, tende a vibrare di meno e la coda dei rivetti rimane solo potenziale. [Si ricordi poi che in quei tempi si era soliti chiodare piatti di valore modesto per mascherarne la meschina qualità: lo sappiamo tutti che i 101 suonano meno degli Avedis!]
- "deve" essere SCURO - ecco, questo è il punto più suscettibile di variabili. La martellatura dei piatti "scuri" offre un range di dinamiche più ampio ed una versatilità discretamente maggiore, anche se - come si sa - gli Avedis, ben più brillanti, sono stati comunque uno dei perni della scena del jazz (e non solo) dei bei tempi andati.

Il diametro è assolutamente opinabile.
Gadd usa un 18" per la risposta, Roach usava un 22" per il volume.

Il piatto ideale - che rispondeva alla realtà, ovviamente - di Art Blakey, insomma, è un K Istambul discretamente sottile e con qualche rivetto - mai esagerare con i chiodi ché, come già detto, fiaccano la vibrazione del piatto STESSO e lo soffocano; e in senso lato possiamo vedere un ride jazz come dal suono opulento, caldo ma con una certa preponderanza sonora nei confronti degli altri membri della bands - funziona allo stesso modo ai giorni nostri.

Alphas e Tigers non andrebbero bene per la loro risibile sensibilità alla bacchetta, anche se qualche furbone, alla guisa degli anni '60-'70, potrebbe sparargli un pugno di chiodi e portarlo sul palco.




D'altro canto, non ho mai visto Joe Morello descrivere i suoi patterns su di un ride rivettato - e neanche tanto leggero -, come non ho mai visto Philly Joe Jones a braccetto con K chiodato - forse in qualche sparuta occasione...? la parola ai più esperti -.
Non ho mai visto Roy Haynes swingare su di un piatto diverso dal suo flat 18" - ora è solito alternare uno Zildjian ad un vecchio Formula 601 -, come non ho mai visto DeJohnette ai tempi di Standards I e II suonare su di un ride diverso dal suo pingosissimo e asciutto Sabian Encore.


Le variabili di gusto, di estetica, di sono con ogni verosomiglianza TROPPE perché si possa prendere a modello UN TIPO di ride votato all'ensemble jazz piuttosto che un altro.

Passo il testimone al nostro sidereus eccetera per le NECESSARIE correzioni, ché lui, oltre ad essere un luminare delle scienze siderali, è anche vecchio professionista smilzato del jazz.

MessaggioInviato: mer apr 18, 2012 9:49 pm
da Giupox
Grazie mille, mi avete chiarito molto le idee. Ovvio che non esiste un modello assoluto, però volevo capire un po' meglio come sceglierne uno più adatto, ecco perchè vi ho posto la domanda! :)
PS: sono nel mondo del jazz da 2 mesi, lo mastico giusto un po' e anche le conoscenze musicali al momento sono abbastanza limitate, se non per i soliti nome :) Ho scaricato un po' di roba, però alcuni cd troppo vecchi devo dir la verità, non mi piacciono, anche perchè l'acustica è un po' da mal di testa :x

MessaggioInviato: gio apr 19, 2012 1:04 am
da Pippo
Il nostro Furlan ha fatto una dotta trattazione. Se si potesse fare una media, direi che il ride da jazz archetipale e' un 20", campana piccola, molto martellato, del peso di circa 2200 grammi (medium-light). Pero' un piatto che vada bene in un trio acustico potrebbe non andar bene in un sestetto mingusiano o in una big band... E anche limitandosi al trio acustico, uno immaginerebbe di dover usare un piatto con molto wash o addirittura rivettato, ed ecco DeJohnette che invece suona dei piatti secchissimi nel trio stellare con Peacock e Jarrett.
Alloea, mettiamola cosi': se sei un principiante, scegli un piatto versatile, non pesante e con una buona martellatura. Quando avrai fatto esperienza, sarai in grado di scegliere il piatto che meglio si adatta al tuo modo di suonare jazz.

MessaggioInviato: sab apr 21, 2012 9:36 pm
da filo
quoto il consiglio di pippo
potresti se no dirci il suono di un batterista jazz che ti piace e noi magari abbiamo qualche elemento in più per aiutarti