[DISCLAIMER: post oscenamente lungo, ho anche finito di scrivere tardi quindi non ho riletto bene]
Topic decisamente interessante, e anche spinoso visto che la questione non è semplice da trattare...
Visto che sono anche già stato citato cerco di dare il mio contributo alla discussione da artigiano, magari riesco a rendere più chiara la posizione di una one-man-company come sono io stesso...
So già che sarà un post chilometrico, quindi siete avvertiti...
Sono stati già affrontati diversi argomenti come prezzo, qualità, marketing, distribuzione, visibilità, ecc...
Partiamo dal prezzo, che probabilmente è una delle questioni più spinose.
La domanda fondamentale è: perchè un prodotto artigianale costa di più di uno industriale?
I motivi sono diversi, e provo a spiegarne un po':
Economia di scala, ovvero il costo per pezzo dipende anche dalla quantità di pezzi che si produce.
Mettiamo ad esempio di voler produrre dei blocchetti torniti.
Si può andare da un tornitore che lavora con macchine classiche, che vanno operate manualmente. Se volete un pezzo solo ve lo fa senza problemi, però magari facendone 10 il singolo pezzo lo pagate un po meno (magari 8 invece che 10). Questo perché inizialmente dovrà regolare le macchine, prendere misure e studiare la procedura migliore, attività che non dovrà ripetere per i pezzi successivi. Il tempo che impiega per fare questo (che è pur sempre parte del lavoro) avrà un'incidenza maggiore se si fa un pezzo solo, ma se si fanno 10 pezzi verrà diviso per 10. Dopodiché ci vorrà tot tempo per pezzo, indipendentemente dal numero di pezzi che si fanno.
Infatti se poi si passa a 100 o 1000 pezzi il costo finale per pezzo non si abbasserà ulteriormente, perché una volta stabilita la procedura e sfornato un paio di pezzi (che richiederanno un po' di tempo in più), il tornitore dovrà semplicemente ripetere la stessa procedura manuale per ogni singolo pezzo, ed il costo finale dipenderà dal tempo totale impiegato diviso il numero di pezzi.
Proviamo ad andare invece in un'officina dotata di macchine a controllo numerico. Scoprirete in questo caso che vi richiederanno un numero di pezzi minimo ben superiore alla decina. Il motivo di questo quantitativo minimo è che per impostare una macchina a controllo numerico c'è bisogno di molto più tempo rispetto ad una macchina manuale: va disegnato il pezzo e va programmata la macchina, anche per i pezzi più semplici, e questo tempo fa ovviamente parte del lavoro. Se dovessero quindi farvi una decina di pezzi il costo per pezzo sarebbe molto superiore a quello che vi fa il tornitore che lavora con macchine manuali. In pratica con la CNC ci metterebbero molto più tempo a programmare la macchina che a fare fisicamente i pezzi, quindi per farne pochi sarebbe decisamente più conveniente rivolgersi al tornitore (a meno di pezzi di complessità molto elevata, ma questo è un altro discorso).
Mettiamo che siate fortunati e trovate un officina disposta a farvene anche solo 100. Noterete a quel punto che se ve ne facessero 1000 il costo per pezzo sarebbe sensibilmente inferiore. Questo sempre per via del setup della macchina, che ha un'incidenza tale da rendere poco convenienti anche i 100 pezzi. (Anzi con buona probabilità fino ad almeno il centinaio di pezzi converrebbe comunque il tornitore...).
Anche qui, se si inizia a fare più di qualche centinaio di pezzi il prezzo finale per pezzo si assesta perché nell'equazione
{[(tempo di lavorazione)*(costo orario)]+(costo del materiale)+(costo setup macchina)}/(numero di pezzi)
la voce "costo setup macchina" diventa sempre meno influente, mentre il resto aumenta linearmente a seconda del numero di pezzi. (Occhio che l'equazione è molto, ma MOLTO, semplificata

)
Se volessimo puntare a ridurre ulteriormente il costo per pezzo si potrebbe considerare le pressofusioni: qui i costi di setup sono ancora maggiori (basti pensare che va creato a CNC lo stampo ad alta precisione che già di suo costa di più del migliaio di pezzi che possono farti direttamente con la CNC), ma visto che si riescono a sfornare un numero maggiore di pezzi a parità di tempo se si fanno volumi di produzione adeguati il costo per pezzo diminuisce ancora. Ovviamente però sarebbe totalmente folle produrre 10 pezzi custom in pressofusione... (almeno se l'obbiettivo è quella di risparmiare!)
Questo è solo per dare un idea, il discorso è ovviamente molto più complesso.
Se estendete il discorso ad ogni pezzo della batteria vi apparirà chiaro che c'è una bella differenza di costi in base alla tiratura. Fare pochi pezzi costa di più semplicemente perchè ci vuole più tempo per produrre ogni pezzo.
Passiamo al discorso
luogo di produzione:
come abbiamo già stabilito all'unanimità, "Italians do it better".
Gli Italians però devono rispettare determinate norme ambientali e di sicurezza, pagare una certa percentuale di tasse e contributi, e in caso di dipendenti garantire un salario minimo. Il tutto ovviamente a fronte di un determinato costo della vita.
In altri paesi le regole sono semplicemente diverse.
Diciamo ad esempio che io so per certo che l'azienda a cui faccio fare l'anodizzazione dell'alluminio non scarica gli acidi e le sostanze chimiche nel fiume più vicino, perché è obbligata a rivolgersi a ditte specializzate nello smaltimento di rifiuti speciali.
Visto che sono io stesso a dare le finiture ai fusti, so che sono tutti prodotti naturali e non pericolosi. Se anche volessi far fare una finitura al poliestere, che è una sostanza estremamente dannosa se utilizzata impropriamente (ma anche lo standard dell'industria per via della velocità di essiccazione), so che la ditta di verniciatura qui dovrà utilizzare cabine di verniciatura con filtraggio adeguato e dispositivi di protezione personale che proteggono anche l'operatore dai vapori di poliestere.
So anche che la ditta che mi ha tornito i blocchetti riceverà un compenso equo per il lavoro svolto, lavorando anche in condizioni di sicurezza migliori di queste:
http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=uSoT1_v7H1I
Certo che potendo evitare le spese di smaltimento dei rifiuti pericolosi, quelle delle attrezzature di sicurezza e magari pagare degli operai a meno del minimo invece che pagare equamente dei professionisti...
Se poi aggiungiamo che in certi paesi il materiale lavorato può uscire dalla fabbrica allo stesso prezzo a cui è entrato il materiale grezzo, a causa del fatto che il governo di quel paese paga l'azienda che produce lì perchè porta tecnologia...
La conseguenza è che ovviamente produrre qui ha dei costi notevolmente maggiori rispetto a produrre in altri posti, almeno se si vuole produrre al minimo costo possibile.
Sia ben chiara infatti una cosa: non sto dicendo che una produzione orientale sia sempre portata avanti con dipendenti in condizioni da schiavitù, inquinando liberamente e con una qualità infima. Sto dicendo semplicemente che se si vogliono far le cose per bene i costi salgono necessariamente, e qui vanno "fatte per bene" per legge.
Se si vuole fare produzioni di qualità elevata in paesi orientali si può fare benissimo, ma i costi diventano simili a quelli che si hanno qui. Mi viene in mente quando presi la Mapex Orion nei primi anni del 2000, che era Made in Taiwan ma con un prezzo e una qualità vicina alle batterie di serie Made in Japan.
Ovviamente tutto il discorso che ho fatto è necessariamente una semplificazione, si potrebbe discutere all'infinito anche solo su questi aspetti, ma bene o male chi non ha un'idea pratica di quali siano i fattori che determinano i costi di produzione può almeno farsi un'idea.
Questo vale d'altronde in ogni settore in cui si scontrano produzione artigianale con produzione industriale. Per esempio nei forum di falegnameria saltano spesso fuori topic che parlano della disinformazione che c'è sui costi alla base delle produzioni artigianali. L'esempio classico è il tizio che va dal falegname e gli dice "ho visto questo armadio all'Ikea, costa 200€. Tu riesci a farmelo a meno?".
Bene, al falegname può tranquillamente costare di più il solo materiale rispetto a quanto vende l'Ikea il mobile finito...
Dev'essere quindi chiaro che una produzione artigianale non può competere in prezzo con una industriale, almeno non quando si tratta di produzioni standard e in grandi numeri.
La domanda cruciale quindi è:
quando ha senso rivolgersi ad un artigiano?
Per arrivare alla risposta vediamo di capire anche quali sono i
limiti di una produzione industriale.
Abbiamo capito che facendo alte tirature i prezzi calano. Ma se si fanno alte tirature
bisogna anche avere volumi di vendita elevati. Quindi è necessario investire in marketing, acquisire visibilità, fare pubblicità, assumere musicisti famosi come endorser, avere una rete di distribuzione capillare. Quindi per mantenere il marchio serviranno, oltre alla/e fabbrica/e, dei responsabili per il marketing, la distribuzione, la logistica, ecc... Magari la fabbrica non è neanche di proprietà, ma sarà a sua volta un'azienda con tutti questi sotto-reparti, perché per limitare ulteriormente i costi la fabbrica fa i componenti di vari produttori di batterie. E il distributore non sarà un dipendente, ma un'agenzia di distribuzione, quindi un'altra ditta a parte. (Vedi Proel o altri grandi marchi che includono tante piccole aziende.)
Infine una distribuzione capillare non è gestibile direttamente dal produttore, anzi neppure i distributori vendono direttamente, perché non è pensabile di gestire direttamente centinaia di miglia di clienti, e bisogna così affidare questo compito ai negozi.
In pratica il costo finale del prodotto non sarà determinato dal lavoro di produzione che c'è dietro, ma dalla somma del lavoro che c'è per fare ogni passaggio (fabbrica, trasporto, sede principale, distributore, trasporto, negozio). Se si comprasse direttamente alla fabbrica si pagherebbe solo una frazione del costo, ma questo non è possibile semplicemente perché la fabbrica non riuscirebbe a gestire la mole di richieste dirette, sarebbe istantaneamente intasata...
Per paragone, il volume di produzione più ridotto di un piccolo artigiano crea meno problemi logistici, quindi ci si può rivolgere direttamente all'artigiano, o quanto meno il numero di passaggi è drasticamente ridotto. Quello che si paga, mano a mano che la dimensione della ditta si riduce, in pratica è sempre più direttamente proporzionale al lavoro di produzione dello strumento.
Questo aspetto di per sé non è né un pro né un contro, ma si può intuire che salendo oltre i livelli di qualità bassi e medi della produzione di serie si arriva ad un punto in cui i costi di contorno permettono anche ad un artigiano di iniziare ad essere competitivo, proprio per via del minor numero di passaggi che fa il suo prodotto.
Oltre questo limite poi la produzione artigianale inizia ad avere un rapporto qualità/prezzo che supera (a volte anche di gran lunga) quello delle produzioni industriali.
Mi pare lampante l'esempio del Pearl Olive Tree già menzionato nel primo post di questo topic: in pratica un Drum Art con hardware Pearl, a 1850€, quando in Italia lo stesso fusto con hardware di qualità ha un terzo del prezzo. Riuscite ad intuire l'effetto della catena di distribuzione a cui è ancorata in questo caso la grande azienda, vero?
Questo però non è l'unico difetto delle produzioni industriali, e l'altra grande "falla" deriva sempre dalla necessità di fare alte tirature:
sono costretti a standardizzare.
Quando si fanno 10000 set uguali bisogna sapere già in anticipo che quei set potranno essere appetibili (magari non ideali, ma almeno appetibili sì) per tanti batteristi. Quindi si sceglieranno misure standard, essenze standard, componenti standard, finiture standard, ecc... Ma soprattutto non si potrà fare uno strumento con un suono troppo diverso dallo "standard" (magari poi possiamo anche disquisire su cosa intendo per "suono standard", che non è assolutamente inteso in senso dispregiativo, ma in questo momento non è inerente al discorso).
Limitandoci anche solo alle essenze bisognerà sceglierne di ampiamente disponibili, di costo contenuto, di dimensioni del tronco elevato, di durezza sufficiente e di facile lavorazione. Per le serie di alto livello dovranno anche avere un buon timbro. Sapete quante ne esistono? Mi sa che la risposta la sapete...
Una volta poi che queste decine di migliaia di set sono in circolazione, potete ben immaginare come sia nell'interesse di chi le ha prodotte tesserne le lodi, il che si traduce sovente in mode o leggende. Vedi ad esempio il mito dell'acero canadese, che per carità è un'ottima essenza, ma né più né meno di tantissime altre essenze. Oppure prendiamo anche il variare periodico delle misure standard delle batterie, che non saprei dire se sia solo la moda musicale ad influire sulle successive produzioni o se ci sia anche una necessità di rendere "obsoleti" gli strumenti precedente per muovere il mercato... ma quanto meno il dubbio mi viene...
In ogni caso questa necessità di standardizzare si traduce nella difficoltà per le grandi aziende di fornire un prodotto custom o di tiratura limitata.
Se anche viene fornita la possibilità di scegliere tra varie essenze (ma di solito non più di 3-4), configurazioni di strati, finiture e componenti vari il prezzo finale va alla pari, o supera, quello di un'analoga produzione artigianale, magari anche con tempi di consegna molto maggiori rispetto a quelli che garantisce un artigiano.
Perfino le serie limitate hanno tirature di tutto rispetto, basta pensare al Ludwig by AK, prodotto in 100 esemplari nonostante venga 10000$ al pezzo... Una serie limitata di una grande casa ha poi comunque di norma diverse centinaia di pezzi come tiratura.
Un artigiano invece ha la possibilità di fare piccole serie o pezzi unici rimanendo a prezzi uguali o inferiori rispetto alle produzioni "custom" o "limited ed." delle grandi marche.
Col tempo i gusti e l'orecchio si affinano, e si può arrivare al punto di desiderare suoni diversi da quelli che si trovano normalmente disponibili.
Oppure invece del suono può essere l'estetica, o una determinata funzionalità disponibile solo nei prodotti dell'artigiano che l'ha inventata o messa a punto a modo suo.
Ci sono cose che, nelle serie custom, le grandi aziende possono fornire ad un costo maggiorato, ma tante che non riescono o non possono offrire, anche limitandosi alle essenze o alle finiture (e me ne vengono in mente diverse viste solo in batterie artigianali).
Infine il vantaggio più ovvio poi di un artigiano è il contatto diretto con il cliente: poter parlare direttamente con chi produce lo strumento è sicuramente una possibilità da non sottovalutare, sia che si abbia qualche richiesta particolare in mente, sia che si voglia sciogliere qualche dubbio su come ottenere un dato risultato acustico, estetico o funzionale.
Quindi, tornando alla domanda cruciale a cui possiamo finalmente abbozzare una risposta:
quando ha senso rivolgersi ad un artigiano?
I casi come avrete intuito non sono poi così pochi.
Provando ad elencarli, direi che ha senso:
- per strumenti di fascia alta, in molti casi anche a parità di caratteristiche
- per chi vuole ottenere un suono particolare
- per chi vuole un'estetica particolare (sia essa finitura, hardware o altro)
- perché si può parlare direttamente col produttore, per avere consigli e indicazioni
- per chi vuole soluzioni tecniche o funzionalità particolari
Un'altro tema che è stato affrontato è la capacità di marketing di un artigiano, il fatto di ottenere visibilità, ecc...
Tutte le considerazioni che ho fatto in precedenza lasciano ben intendere che ci sono evidenti problemi per un artigiano ad effettuare una campagna di marketing che possa rivaleggiare con quelle delle grandi case.
Il problema però non è tanto se sia in grado o meno di farlo, anche perché al limite anche non fosse in grado si comunque può rivolgere ad una società specializzata. Il problema è: fino a che punto può aver senso per un artigiano aumentare la visibilità? O meglio, ammettendo di riuscire ad aumentare considerevolmente la visibilità, fino a che punto può essere mantenuta un'attività artigianale?
Dalle precedenti considerazioni avrete intuito che la quantità di produzione ha conseguenze non solo sui costi di produzione (in positivo), ma anche sulla possibilità di variare l'offerta (in negativo).
È vero che oltre un certo livello qualitativo un artigiano riesce a competere con le produzioni industriali, ma rigirando la questione è anche vero che oltre una certa tiratura non si può più operare a livello artigianale. All'aumentare poi della tiratura aumenta la standardizzazione e diminuiscono le possibilità di variare l'offerta, altra peculiarità cardine della produzione artigianale.
All'atto pratico la mia impressione è che una volta che la visibilità aumenta oltre un certo livello l'attività artigianale o diventa industriale, o viene inglobata in una rete di distribuzione, o punta sui prodotti di lusso (che non è il tipo di qualità a cui mi son riferito finora).
Sia chiaro, non intendo assolutamente dire che sia un male che l'attività passi da artigianale ad industriale, anzi in teoria vuol dire che l'attività ha successo! Il fatto è che semplicemente l'attività cambia connotazione, e per tutti i motivi elencati in precedenza a quel punto diventa un diverso tipo di offerta, alternativo e non esclusivo rispetto all'attività artigianale.
Ci sono poi casi in cui l'entrata in una rete di distribuzione comporta un cambio ai vertici della ditta, e/o un cambio di produzione con conseguente eventuale crollo della qualità, il tutto per ridurre i costi in modo da mantenere la stessa fascia di prezzo nonostante l'aumento dei passaggi dovuto all'entrata nella rete di distribuzione stessa (e abbiamo purtroppo casi in questo senso anche in Italia). L'alternativa d'altronde a parità di condizioni produttive è l'aumento del costo finale...
Parlando poi di prodotti di lusso, mi riferisco ad alcune case che hanno rullanti che si aggirano sui 5000$ di costo, con caratteristiche del tipo meccaniche placcate oro, fusto in radica ed essenze tremendamente costose, ecc... Sicuramente anche questa è un caso particolare delle potenzialità delle attività artigianali, ma è palese che si parla di strumenti non puntano sul concetto di qualità quanto su quello di lusso. Il livello di qualità a cui mi riferisco oltre il quale un rullante artigianale inizia ad essere competitivo con uno industriale di pari qualità è decisamente più basso, diciamo che togliendo uno zero su quella cifra si trovano già alternative ai prodotti industriali anche come qualità/prezzo...
Per concludere anche il discorso marketing/visibilità, vorrei citare per l'ennesima volta Spizzichino: un artigiano che ci invidia tutto il mondo, eppure per quanto ne so non ha né una grande diffusione né una grande visibilità. Non ricordo di aver mai visto un suo piatto in un negozio, cavolo non ha neanche un sito funzionante...
Se lui ha raggiunto un livello di visibilità grazie al quale riesce a saturare la sua capacità di produzione mantenendo un prezzo onesto e una qualità elevata, avrebbe senso aumentare ulteriormente la visibilità?
(È una pura ipotesi, non so quale sia il suo livello di produzione effettivo!)
Ok direi che ho stavolta ho superato me stesso, un papiro del genere non ricordo di averlo mai scritto...
Sia ben chiaro che tutto ciò che ho scritto è solo e soltanto l'idea personale che mi son fatto durante questo periodo di attività artigianale, niente di più.
Ho cercato di essere più oggettivo possibile, di considerare l'attività artigianale nel suo complesso e di non fare riferimento in particolare alla mia attività; si potrà eventualmente parlare di come ho deciso di orientarmi in questa attività, ma non mi sembrava il posto/momento adatto, visto che qua si parla appunto dell'attività artigianale italiana nel suo complesso...
Mi farebbe piacere anzi avere altri pareri a riguardo!
Cavolo quanto è tardi... mi pareva che la mente mi si stesse via via annebbiando, adesso ho capito come mai...
PS: se vi state chiedendo se il tempo impiegato per scrivere 'sto poema finirà nel costo dei prodotti non preoccupatevi, quella carogna del mio capo non mi paga gli straordinari...

(

)