Riflessione sulla vita propria dei "nostri" strume
Ciao ragazzi.
Era da tempo che volevo condividere e dibattere con voi un pensiero che, vi sembrerà strano, ho in mente, e mi si ripresenta ogni qualvolta mi trovo ad acquistare uno strumento musicale, che sia un piatto, un rullo o un set.
Mi spiego.
Partiamo dal "nostro" strumento...e mi soffermerei sull'aggettivo possessivo NOSTRO.
Ma ci avete mai pensato?
Noi mettiamo da parte soldi, fondi, e acquistiamo degli oggetti, che sono si di consumo, ma, diciamocelo, se tenuti bene, gli strumenti a percussione necessitano solo di un buon cambio pelli per tornare nuovi, e cmq i graffi superficiali non incidono sul suono.
Ogni strumento, in questo caso i TAMBURI, credo abbiano una VITA PROPRIA.
Ad esempio il mio ultimo acquisto: ho scoperto che la mia (per ora) Ayotte è stata costruita nel 1996, acquistata tramite Merula nel 1997 da un certo Roberto Testa (batterista Vanoni) che vi ha apportato delle modifiche (gambine cassa), che ha in un certo senso lasciato un segno del suo passaggio.
Poi è passata di mano a Silvia, ed ora a me.
E dopo me?
Mettiamo che mi resti la sanità mentale di tenermela.
Mio figlio?
Mio nipote?
Anche se me la portassi fino a 90 anni (magari), io non sono eterno. Nessuno di noi lo è.
Se questa batteria è e rimane ben conservata, può durare SECOLI. Come i vampiri, o le abitazioni, ha solo paura dell'umido, del fuoco o della scelleraggine umana.
Ma ci pensate?
Dove finirà?A chi andrà in mano?Quante primavere ancora vedrà?Quali palchi, situazioni, persone?
Noi siamo solo di passaggio, i "nostri" oggetti sono nostri solo per un tempo limitato, casomai le auto durano 10/20 anni e poi vanno dallo sfasciacarrozze...
Gente che possiede i set di Bonham, chi i rullanti anni'20, io nel mio piccolo un ludwig del '73.
Vi chiedete mai da dove vengono i nostri amati strumenti?La strada che hanno percorso?
Vi chiedete mai dove andranno una volta che avranno terminato il cammino insieme a noi?
Il nostro finirà, il loro no. A meno che non gli si dia fuoco e le si smembri con una accetta.
Io rimango esterrefatto da questo pensiero, non riesco a farne a meno. Specialmente ora che ho iniziato quest'indagine per conoscere LA STORIA dei miei strumenti.
Sono un romantico.
La Yamaha, costruita nel 2004 ed acquistata il 3 febbraio 2005, + giovane, mi fa immaginare, ammirandola nella sua perfezione assoluta, senza nemmeno un granello di polvere, le strade che percorrerà, chi la avrà in "consegna" dopo di me, se verrà smembrata o meno, quanti graffi acquisterà...fino a che non finirà arrugginita in una cantina o un garage...se ancora esisteranno i garage....o cmq in generale mi figuro, come per un figlio, la sua futura VITA.
Senza di me.
Sta cosa che siamo solo POSSESSORI e non saremo mai PROPRIETARI ETERNI, genera in me sensazioni contraddittorie.
...ma buttiamo sù un pornino va che è meglio....

Era da tempo che volevo condividere e dibattere con voi un pensiero che, vi sembrerà strano, ho in mente, e mi si ripresenta ogni qualvolta mi trovo ad acquistare uno strumento musicale, che sia un piatto, un rullo o un set.
Mi spiego.
Partiamo dal "nostro" strumento...e mi soffermerei sull'aggettivo possessivo NOSTRO.
Ma ci avete mai pensato?
Noi mettiamo da parte soldi, fondi, e acquistiamo degli oggetti, che sono si di consumo, ma, diciamocelo, se tenuti bene, gli strumenti a percussione necessitano solo di un buon cambio pelli per tornare nuovi, e cmq i graffi superficiali non incidono sul suono.
Ogni strumento, in questo caso i TAMBURI, credo abbiano una VITA PROPRIA.
Ad esempio il mio ultimo acquisto: ho scoperto che la mia (per ora) Ayotte è stata costruita nel 1996, acquistata tramite Merula nel 1997 da un certo Roberto Testa (batterista Vanoni) che vi ha apportato delle modifiche (gambine cassa), che ha in un certo senso lasciato un segno del suo passaggio.
Poi è passata di mano a Silvia, ed ora a me.
E dopo me?
Mettiamo che mi resti la sanità mentale di tenermela.
Mio figlio?
Mio nipote?
Anche se me la portassi fino a 90 anni (magari), io non sono eterno. Nessuno di noi lo è.
Se questa batteria è e rimane ben conservata, può durare SECOLI. Come i vampiri, o le abitazioni, ha solo paura dell'umido, del fuoco o della scelleraggine umana.
Ma ci pensate?
Dove finirà?A chi andrà in mano?Quante primavere ancora vedrà?Quali palchi, situazioni, persone?
Noi siamo solo di passaggio, i "nostri" oggetti sono nostri solo per un tempo limitato, casomai le auto durano 10/20 anni e poi vanno dallo sfasciacarrozze...
Gente che possiede i set di Bonham, chi i rullanti anni'20, io nel mio piccolo un ludwig del '73.
Vi chiedete mai da dove vengono i nostri amati strumenti?La strada che hanno percorso?
Vi chiedete mai dove andranno una volta che avranno terminato il cammino insieme a noi?
Il nostro finirà, il loro no. A meno che non gli si dia fuoco e le si smembri con una accetta.
Io rimango esterrefatto da questo pensiero, non riesco a farne a meno. Specialmente ora che ho iniziato quest'indagine per conoscere LA STORIA dei miei strumenti.
Sono un romantico.
La Yamaha, costruita nel 2004 ed acquistata il 3 febbraio 2005, + giovane, mi fa immaginare, ammirandola nella sua perfezione assoluta, senza nemmeno un granello di polvere, le strade che percorrerà, chi la avrà in "consegna" dopo di me, se verrà smembrata o meno, quanti graffi acquisterà...fino a che non finirà arrugginita in una cantina o un garage...se ancora esisteranno i garage....o cmq in generale mi figuro, come per un figlio, la sua futura VITA.
Senza di me.
Sta cosa che siamo solo POSSESSORI e non saremo mai PROPRIETARI ETERNI, genera in me sensazioni contraddittorie.
...ma buttiamo sù un pornino va che è meglio....
