RECENSIONE GRETSCH USA CUSTOM 80s+rullanti 8"-6/5"
INTRODUZIONE
“That Great Gretsch Sound”.
Questa frase,quasi uno scioglilingua, da sempre, campeggia in bella vista su cataloghi, badge e paper tag (le famose paper tag) di un marchio di tamburi, abbastanza antico e storico. Non è Ludwig, non è Slingerland, non è Rogers.... è Gretsch!
Cosa sia, o cosa sia stato questo grande suono Gretsch, molti hanno avuto la possibilità di saperlo, nei tempi passati, solo dopo lunghe e travagliate attese. Testimonianze (dirette e indirette) ci narrano di tempi passati, quando arrivare ad ordinare “una Gretsch” era il coronamento di un sogno, molto più spesso di una carriera batteristica o più semplicemente frutto di mesi e mesi di duro risparmio.
Ma di che epoca, o epoche, stiam parlando?
Non di troppi anni fa, quando non c'era internet, quando le informazioni non correvano così veloci da un capo del mondo all'altro, quando l'informatica, gli shop online ed ebay non aiutavano il povero ragazzo a farsi un'idea o ad avvicinarsi alla qualità.
Quando i batteristi dovevano bramare per poi meritarsi un catalogo cartaceo, quando per comparare modelli e caratteristiche, non si poteva cliccare (provate a togliere oggi a questo verbo la sua nuova internettistica connotazione) su “compara”, ma bisognava collezionare carte e scartoffie, ed essere anche fortunati che queste fossero in condizioni leggibili.
Quando le case costruttrici avevano una ed una sola linea di prodotto, quando il prodotto si identificava col marchio e viceversa. Senza “se” e senza “ma”, parlo di un tempo, quando la Gretsch, era solo e soltanto Gretsch. “Senza cataline e catalogne” [cit.]
Noi ragazzini, io per primo, non possiamo sapere nulla di quelle attese, di quelle sensazioni, di quei profumi, di quel mondo insomma. Chi scrive ha visto la luce nel 1982, ed ha preso le bacchette in mano la prima volta nel 1998, epoca già postuma (e di tanto) all'invasione nipponica, epoca post grunge e anche post rock, con band che fiorivano nei garage, dove certi suoni fuori moda tornavano di prepotenza..
Tutto quello che me medesimo, insieme alla mia generazione (s)fortunata possiamo sapere su “quei tempi là”, lo abbiamo saputo, (imparato per quanto mi riguarda) e ricevuto verbalmente, da amici, familiari, chi è più fortunato da un genitore musicista. Abbiamo visto foto, abbiamo sentito i dischi. Tanti, tutti. E da quando poi siamo riusciti nemmeno più a pagarli, troppi.
Ed abbiamo sentito, con i mezzi dell'epoca, (sul “meglio o peggio” non mi pronuncio) COME si suonava e COSA si suonava.
Credo che in questo momento io stia parlando di un qualcosa senza tempo, di qualità fatta per durare, di oggetti fatti per vivere, progettati non solo dietro diktat di vendita (odierno marketing) e subalterni a ricerche di mercato, ma fatti solo per suonare. E al massimo delle loro capacità.
Tant'è che alcuni di questi oggetti, se non bruciati per scaldarsi, o non finiti in mano ai druidi (ebbene sì, questa categoria di pseudo-musicista (mi scusino i Musicisti) a tratti cerebroleso, con braccia e gambe rubate alla carpenteria navale in URSS) sono durati fino a noi.
Molti sono finiti in mano ai “maneggioni” e “ri-maneggioni” (mani ahimè rubate al taglio che avveniva per furto nella Firenze del XVI secolo) che ne hanno deturpato l'originaria bellezza, altri finiti in mano a musicisti che li hanno fatti vivere e respirare, altri ancora sono finiti nei musei dei collezionisti, dove alcuni di questi hanno suonato dopo la seconda mano, altri dopo la terza ed alcuni proprio mai.
Fatto sta che oggi è un fiorire di strumenti di altre epoche. NON tutti uguali, purtroppo o per fortuna.
RECENSIONE
La FASE Gretsch per me è dunque arrivata.
Me lo disse un amico, che sarebbe arrivata. Egli dice che arriva, prima o poi, per tutti.
Questo non lo so, non posso saperlo, ma di lui mi fido ciecamente e, anche se ho imparato a NON CREDERE ai GURU, ai MAESTRI, ai siffatti SACCENTI, ma solo a me stesso, al mio percorso e a quel che sento, per lui faccio un' eccezione.
Finalmente (ancora 1.200.889.373.900.000 rate e sarà mia), ringraziando il buon Luca (che me l'ha ceduta), ho tra le mani la mia prima Gretsch.
IL SET
Set finitura Rosewood laquer, misure 24x14, 12x10, 13x11, 16x16 a terra.
Ho scelto di montare ambassador coated battenti, e diplomat clear risonanti.
Per il prossimo cambio mi riservo l'opzione controlled sound top e bottom...come un tale...un certo Tony..
Per la cassa powerstroke 3 clear e originale ebony con foro, in cui ho inserito un cuscino morbido.
In futuro opterò per emperor coated e sordine originali Pratt battente e risonante.
Cerchi die cast originali su tutti i fusti, attacchi tom originali e palo su cassa mod. 9002 originale.
Fusti (mitici) Jasper (3 ply Maple, 3 ply Gum) con bordi a 30 gradi.
Come rullante ho scelto di montare il mio fidato ed ottimo Pearl Sensitone Elite Bronze 14x5,5 con ambassador X e ambassador snare, a cui ho aggiunto un cerchio Die Cast battente (grazie Massimo) dato che il sistema di aggancio di questo modello, antecedente a quello odierno, prevedeva dei gancetti che si sfracellavano sotto i rim shot, e due barre “stabilizzatrici” che fiammavano le bacchette in 2 ore.
I piatti che ho scelto per contornare questo “suono” e per essere nella più vicina filologia sonora sono Avedis New Beat Hi Hat 15” pre-Hollow Logo (early '70s), Crash K 17” Thin Brilliant (early '90s), Crash-Ride Avedis 18"Block Logo pre-serial (late '80s-early '90s), Ride Avedis Hollow Logo 24” (mid-late '70s esemplare di transizione) e Z Power Smash 18” (late '80s).
Per le meccaniche di questo set mi sono rivolto a DW (hh serie 5000 due gambe, reggirullante serie 5000, pedale 7000 prima serie (grazie Chris), anche se la prima scelta era per il 5000 prima sere after Camco (grazie Paolo), ma, data la fattura delle gambe Gretsch e le puntine del pedale assenti, per pattinamento ho optato per il 7000 catena singola. Aste Tama anni 80/90.
FUSTI JASPER - APPROFONDIMENTO
Io stesso, fino a non molto tempo fa, mi sono chiesto che cazzo fosse un fusto Jasper, o almeno, in cosa consistesse.
I fusti Jasper, che meritano di diritto l'appellativo di “mitici” con valenza storica, non sono nient'altro che fusti prodotti da una azienda, come l'attuale Keller, che però, citando fonti internettiane, aveva rappresentato nella costruzione di fusti per batterie solo una parte del proprio business. Faceva anche altro, in soldoni.
La caratteristica (ricordo che DW, con la sua linea Jazz, si è palesemente rifatta a questi fusti con l'inserto di uno strato di Gum) di questi fusti è sempre stata quella di avere 3 strati di Acero e 3 di Albero della Gomma.
In più mettiamo il bearing edge a 30 gradi (non so nelle round badge o precedenti quali fossero le bordature, parlo con cognizione per i set anni '80), la finitura interna Silver Sealer ed abbiamo la base per il “That Great Gretsch Sound!”
Qui di seguito riporto un frammento di un intervento su un forum americano, risalente al 2005 ca, a mio avviso illuminante data la mole di preziose e chiare info concernenti tali fusti:
[u]“There is some discussion about the exact configuration of the Gretsch/Jasper shells in terms of wood used, how many plies, etc. I did some detailed examinations of my early eighties Gretsch kit, and here's what I found.
On my drums there are three different configurations: toms, snare, and kick. I was suprised to find three; I expected the kick to be different (thicker), but not the snare. All configurations use 6 plies; three plies of Maple, and three plies of Gum. I've often wondered how they arrange the plies internally, since both the outer and inner plies are maple, and both have the grain running horizontally. This is easy on a drum with an odd number of plies, but with an even number of plies something has to be doubled up somewhere. The answer (as discussed by George and me on the Fibes thread) is (from the outer ply working inward): Maple/Gum/Maple/Gum/Gum/Maple.
Ah, but what direction does the grain run? It wasn't as easy to figure out as I thought (the Gum in particular), and in some cases I had to use a magnifying glass, bright lights, sandpaper (on the bearing edges), and chisels (to ship away small pieces of grain from innocuous places such as the inside of a drilled hole). On all configurations, the three plies of Maple were oriented horizontally (with respect to the bearing edges). On the toms and snare, all three plies of gum were oriented vertically, but on the kick drum the lone (second) ply of Gum was oriented horizontally! Curious, but it does seem to make sense in terms of adding strength to the larger shells and keeping them in round.
Another curious thing was the thickness of the plies. On the toms all plies of Maple and Gum were about 1/32" thick, making the shells just a tad over 3/16" thick. About 1/64" over actually, probably due to the thickness of the glue. On the snare and kick, the Maple plies were all 1/32", but the Gum plies were all about 1/16", making the shells about 9/32" thick (or just a tad thicker). I didn't expect the snare and the kick to have the same thickness. It also brings up the point that the snare and kick are "mostly" Gum, and not Maple!
So to summarize:
ALL DRUMS:
6 Plies of Maple and Gum
Maple ply thickness: 1/32"
Ply layout (from the outside in): MGMGGM
TOMS:
Shell thickness: 3/16"+
Gum ply thickness: 1/32"
Grain orientation: HVHVVH
KICK:
Shell thickness: 9/32"+
Gum ply thickness: 1/16"
Grain orientation: HHHVVH
SNARE:
Shell thickness: 9/32"+
Gum ply thickness: 1/16"
Grain orientation: HVHVVH”
A voi basterà leggere queste info, NON GRATTATE i vostri fusti per avere esperienze empiriche, vi prego.
Ricordo che i keller attuali in dotazione a Gretsch, adottano la stessa formula, 3 ply Maple e 3 Gum.
IL PRIMO APPROCCIO
La prima cosa che ho imparato da questa esperienza è che i set vintage, COSTANO!! E non solo soldi, ma soprattutto tanta fatica!
Non ha senso, secondo me, dotarsi di batterie datate, e trascurarle, o peggio farle versare in cattive condizioni e pretendere che suonino bene. Soprattutto per le meccaniche, e con meccaniche mi riferisco a TUTTE LE PARTI METALLICHE.
Bene o male fino ad oggi mi ero sempre trovato a “maneggiare” e riportare al loro massimo splendore fusti e set di recente fattura, con massimo 15-16 anni sul groppone, se si esclude qualche rullante.
In tali casi, credetemi, è dura. Non si può pensare di entrare in possesso di un set d'annata, e suonarlo il giorno dopo, a meno che il precedente proprietario non sia un collezionista, o uno che la suonava spesso e la manteneva viva, o che l'abbia sistemata appositamente.
Ma veniamo all'azione.
Smonto tutto.
I fusti sono messi molto bene strutturalmente, 2 graffi per la cassa, 1 per ciascun tom, 2 per il timpano.
Sono messi un po' peggio a livello estetico, polvere che campeggia allegramente dappertutto, un ragnetto morto all'interno di un tom (rabbbbbbrividiamooo) con annessa ragnatela posticcia, laccatura opaca, viti interne da pulire, pelli bottom impraticabili, blocchetti appannati.
Il buon Luca l'aveva tenuta per diverso tempo inattiva senza custodie, ed è normale che abbia accumulato tale sporcizia.
Il cerchio da 16” bottom del timpano era messo davvero male, a tratti scrostato, ed è stato sostituito con un die cast (grazie Acustica).
C'è da dire però che il venditore mi ha fornito ambassador battenti colpite 3 volte e la PW3 clear 24” per la cassa nuova. Grazie davvero Luca.
ANALISI EPOCHE FUSTI E COMPARAZIONI FILOLOGICHE
Una delle cose sul vintage che il tuo fidato amico ti ha detto e ricordato prima dell'acquisto e che puntualmente impari “a tue spese” da solo, è che gli strumenti più ricercati, sono anche i più maneggiati.
E, più specificatamente, cito testualmente: “tutto ciò avvalora la [mia] tesi che fin'ora non ho ancora trovato 1 e dico 1 Gretsch rimasta così come era uscita di fabbrica. Con quest'occasione volevo ricredermi, ma ahimè.”
Rullanti Ludwig, set Gretsch, Slingerland....nessuno si salva dai “maneggioni” o, peggio, dai “ri-maneggioni” (leggasi: quelli che “modificano” filologicamente i primi, e quelli che “alterano” pretenziosamente e malevolmente per tornaconto sbattendosene di epoche e circostanze i secondi ndr. Definizione mia.)
Noto che la cassa esibisce il G-Drop badge, risalente (come da link) al 1981.
http://www.gretschdrums.com/ebooks/1984/index.html#/9/
(vedere pagina 9)
Mentre i 2 tom (power) ed il timpano montano lo Square badge, apparso la prima volta nel 1980, poi scomparso a favore del G-Drop e poi riapparso alla fine del 1981 ed esistito per tutti gli anni 80.
La cosa singolare, che fa pensare ad epoche differenti anche tra gli stessi due tom, consiste nel fatto che il 12” abbia 2 badges, e il 13” 1 solo.
Ovviamente le paper tag non sono sequenziali, OVVIAMENTE.
La cosa diviene ancor più lampante dall'analisi delle misure in comparazione coi cataloghi di varie epoche, dal 1970 al 1990: la cassa “standard” profonda 14” era a catalogo fino al 1980 ca. per poi fare posto alle casse “power” profonde 16”, che compaiono largamente nei cataloghi dall'83 in poi.
Quindi badge G-Drop e cassa standard, relegano il fusto certamente e senza ombra di dubbio al 1981. Sempre stando ai cataloghi ufficiali. Io nell'81 sono stato concepito. Non me ne vogliate.
Il maneggiamento, in questo caso, è benevolo, dato che conosco il proprietario che ha traslato il set in questione dagli USA, e che poi lo ha ceduto a Luca. Ma non dico altro, dato che ho ancora movimenti in corso su quel versante.
Sempre di anni 80 si tratta dunque, anche se abbiamo davanti 2 tipi di badge differenti.
Una vera custom, insomma, nel senso odierno, cassa standard (e che cassa, cazzo) e fusti power.
RIMESSA IN STATO DEL SET
Come detto in precedenza, set di tali annate hanno bisogno di olio di gomito, e anche tanto. Almeno per i miei standard.
Smontando mi sono accorto che diverse viti erano andate, 2-3 filettature spanate, e qualche farfalla (soprattutto dei supporti originali dei timpani) non sono originali (Tama).
Su rimembranza del buon Number 6 (grazie Chris) ho buttato nel WD 40 (fa miracoli) viti, rondelline e bulloncini, lasciati 1 notte, poi ricca passata sotto l'acqua e sgrassatore Chante Clair in abbondanza. In questo modo le viti sono tornate all' A.D. 1981.
Le rondelline che proprio non erano salvabili (NON TOCCATE LE PARTI METALLICHE CON LE MANI SUDATE CRIBBIO) le ho cambiate.
Ricca passata con lana d'acciaio 00 (a mio avviso il metodo migliore, non graffia e non danneggia fidatevi) di tutti i blocchetti, cerchi (dentro e fuori e in tutte le intercapedini) gambine del timpano e parti cromate in generale. I graffi degli anni son rimasti, ma non c'è più nemmeno un batterio, per Dio.
Noto che i blocchetti del 13” avevano all'interno, come posso dire, della rena. Rena, terra che veniva via a tocchi con il loro smontaggio. Dopo essermi fatto passare un infarto, (sia mai che il fusto mi si sbriciolasse sotto le mani) noto che era null'altro che semplice, comune, stucco secco.
Segue telefonata all'Amico Fidato, fidatissimo, per rinfrancazioni telefoniche. Ok, tutto apposto.
Il brutto di questi set, lo dirò anche più avanti, il tallone d'achille sono, appunto, le meccaniche.
Senza gommino a inframezzarsi col fusto, e con (in questo caso) molle dei blocchetti che davano risonanza e, quindi, fastidio. Lo stucco (e in altri fusti un pezzo di feltrino) doveva servire ad annullare queste vibrazioni spurie.
Anche lo stucco m'è toccato...vabbè.
Blocchetti in acqua tiepida, levo la merda (merda sembrava e merda è per me lo stucco nei blocchetti di una batteria) con un vecchio spazzolino.
Dopo tutto, tornano perfetti.
Decido (su consiglio dell'Amico Fidato) di inserire all'interno di TUTTI I BLOCCHETTI un nottolino di cotone idrofilo, per prevenire tali vibrazioni moleste.
Il cerchio cassa battente presenta diverse scheggiature, le lascio stare, (la filologia e l'originalità prima di tutto) ma decido di mettere un gommino apposito sulla parte dove andrà il pedale.
Sostituisco le viti andate, scopro un negozio a Firenze che tratta VITI E BULLONI SOLTANTO, una specie di “emporio” della vite. E lo salvo nei preferiti.
Imparo tutto quello che c'è da sapere su passi, chiavi, rondelle e, attenzione, voi sapevate dell'esistenza delle GROOVER????? Una rondella del caiser che si chiama Groover... ma guarda un po' tu...
Pulisco con il phon i fusti (il compressore ancora mi manca, chi me lo regala per Natale?), passo il panno swiffer, poi lucido il tutto con il Pronto/Vetril per laccature.
Fusti che tornano al loro originario splendore e luccicanza.
Adoro la luccicanza.
Rimonto tutto, vado di GRASSO DI VASELINA FILANTE sulle viti ed il buco che le accoglierà, aiutandomi con uno stecco secco di Magnum Algida gustato poco prima di (ri) iniziare la fatica (che fatica ragazzi, se non avete le palle compratevi i set NUOVI, oppure teneteli sudici).
Pelli ok, cerchi ok, lucido a modino le pelli della cassa, e sì, all right, ci siamo.
IL SUONO
(Eeehhh ve l'ho fatta sudare ehh...)
Siamo giunti finalmente all'analisi del suono.
Lasciatemi dire che sti fusti si accordano (non ho purtroppo la manina fatata del mio Fidato Amico o dell'ottimo Chris) davvero con 2 schiavettate, questa caratteristica mi ricorda molto DW. Facilità di accordatura: estrema.
Noto subito che la cassa ha un carattere decisamente rock e moderno. Presenza, punch e volume.
I tom e il timpano, li sento molto più “easy” e jazzy se vogliamo, melodici e canterini.
Canterino. Aggettivo che ricorrerà spesso in questa recensione, unico aggettivo a mio avviso calzante appieno per questo tipo di fusti. Raccoglie in pieno la mia esperienza con questi legni.
Ho scelto la diplomat perchè, dati anche i die cast, che sono cerchi importanti, volevo tirar fuori la natura di sti fusti. E anche perchè sulle mie altre 3 batterie ho montate ambassador risonanti, e che palle, il mio binomio emperor-ambassador andava interrotto!
La Gretsch ha da' cantà perbacco!
Su tom e timpani niente moongel o sordine di sorta!!!
Date anche le pelli montate, credo di poter affermare che per avere il suono “rock”, o “punk”, o “vattelappesca” da queste batterie basti semplicemente cambare le pelli. Con ambassador e diplomat, magari tirate, c'è il jazz dei puristi, con emperor e ambassador mollicce c'è il rock ciccione, con pinstripe c'è lo studio-sound anni '80 e così via.
Son strumenti di tale qualità che ci tiri fuori tutto.
Non mi dilungherò sulla caratteristiche di suono di questa batteria, a che servirebbe?
Vi ho tediato per kilometri verbali fin'ora, e vi ho preparato 14 minuti totali di samples deliranti audio.
Mi fa rabbia, personalmente, sentire sample di 8-10 secondi, arrivare a fine ed avere l'amaro in bocca, non riuscire ad arrivare ad assaporarmi, ad assimilare un sound, bello o brutto che sia.
Qui avrete la mia Gretsch nuda e cruda, accordata alla meglio per le mie possibilità (per molti di voi scordata...ma sapete che vi dico, venite ad accordarmela voi!) registrata con lo Zoom che a tratti salta (si sente uno sfregolio tipo dischi del DJ), in totale Flat, io che suono alla meglio, fregandomene del timing e di quello che stavo facendo.
Molto easy, molto friendly.
Chiudevo gli occhi e ascoltavo la musica di questa batteria. Non me stesso che faccio cagare, ma i fiori nati dalla merda che gli propinavo coi miei colpi.
Lo so, dal pc è poca cosa, sembra una batteria come tante.
In effetti, COSA HA LA GRETSCH PIÙ DELLE ALTRE BATTERIE PROFESSIONALI?????
Più volume?
NO.
Più sustain?
NO.
Più risposta alle dinamiche?
NO.
Più botta?
NO.
Più range di accordatura?
NO.
Lei ha IL TIMBRO, che io non ho mai sentito prima, se non in video o sui dischi.
Lei ha il CALORE, ha il “GIÀ SENTITO”, ha i PREGI NEI DIFETTI, negli SCRICCHIOLII del reggitom su cassa, ha il suono già bello al toccare delle dita sulla pelle, ha LA MUSICA DENTRO e se tu non ce l'hai, suonando con gli altri, ti ISPIRA.
La sensazione che ho provato, e che provo tutt'ora a suonarla, è come se mi ispirasse: immagini sentendo un certo suono, cose a cui non avresti pensato, cose differenti. Rimani un cazzone ugualmente, ma hai idee diverse in mente, diverse da l mondo che avevi prima.
Lo so che è strano o difficile da capire, e che sembro scemo, ma a me fa quest'effetto. Non ho altre parole per esplicarlo.
PER ME QUESTA È GRETSCH.
Voi liberi di pensare che sia una batteria(ccia) come tante altre, nulla di nuovo, nulla di diverso, che faccia a tratti cagare.
O che la 24 con i power risulti troppo alta.
Io, nel frattempo, non la mollo più, ANZI.
DIFETTI
Molte soluzioni meccaniche, ovviamente pensate 30 anni fa, sono ormai superate.
Anche se all'epoca erano lo standard ed oltre.
A mio avviso qui risiede il “limite” non solo di Gretsch, ma di tutti i set navigati.
Blocchetti che cigolano all'interno, gommini di intermezzo assenti, meccanica reggitom non di veloce settaggio (penso allo YESS Yamaha e alle sue palle) e precisione.
Gambine cassa (nello specifico Gretsch) instabili se non accoppiate a pedali con speroni e piastra stabilizzatrice.
Ovviamente si potrebbe ovviare a tutto ciò “modernizzando” alcune faccende, maneggiando la cosa.
Il musicista che vuole il suono Gretsch, e l'affidabilità e la comodità moderna potrebbe montare RIMS, cambiare i blocchetti, sospendere tutto etc...ovviamente a patto che tutto sia REVERSIBILE, senza cioè creare ORRORI con set gruviera e mix di legno&stucco. Il tutto ahimè, a scapito a mio avviso oltre che della filologia, soprattutto dell'anima stessa di Gretsch, ovvero dei suoi difetti sonori che sono in realtà pregi. Un po' come lo scricchiolio dello SpeedKing.
C'è da dire, permettetemi la spocchia, che non si tratta di un set per bimbiminkia.
Ovvero: se vi piacciono le casse lunghe, lunghissime, i tom hyper, certi suoni, concezioni moderne di finiture e suono, ella non è, essi non sono i set per voi.
Non sono batterie per vecchi attenzione, sono batterie e suoni che si possono a mio avviso apprezzare appieno dopo un certo percorso, dopo aver suonato un certo numero di sets e dopo aver fatto un piccolo percorso personale.
La cosa più sbagliata del mondo sarebbe comprare un set del genere perchè ce l'aveva Tony Williams et similiae. Soldi buttati, per poi scoprire che non fa per noi o che ci fa cahà.
Ma questo vale per tutto dai...
RINGRAZIAMENTI
Ringrazio sentitamente e di cuore tutti gli amici forummisti che mi hanno supportato e sopportato in questo febbricitante periodo, con telefonate, rinfrancazioni, spalleggiamenti ed oggetti, anche.
Ringrazio Paolo, Chris, Massimo, Franco, Marco, ed altri che non sto a nominare che sennò non finisco più.
Uno speciale ringraziamento all'innominato, l'Amico Fidato che mi ha insegnato molto. Sulla batteria e non.
Perchè è un forum, non vuol dire che l'amicizia non sia vera, appagante, istruttiva e fonte d'erudizione ma, soprattutto, REALE.
SUONATE QUELLO CHE VI PIACE (CRIBBIO)
RICCHI SAMPLES
-8 minuti di delirio
http://www.4shared.com/audio/ZiIcEL9o/8 ... round.html
-set all around 2 minuti
http://www.4shared.com/audio/PwRuGhsV/A ... inuti.html
-groove 2 minuti
http://www.4shared.com/audio/zekDBkeE/Groove_2_min.html
-fill, roba a casaccio
http://www.4shared.com/audio/UDs-6C8f/Fill_a_caso.html
-altri groove a bassa dinamica
http://www.4shared.com/audio/YyDo7EaM/G ... rte_f.html
-groove sincopato etc...
http://www.4shared.com/audio/RBp7mRBQ/G ... bassa.html
“That Great Gretsch Sound”.
Questa frase,quasi uno scioglilingua, da sempre, campeggia in bella vista su cataloghi, badge e paper tag (le famose paper tag) di un marchio di tamburi, abbastanza antico e storico. Non è Ludwig, non è Slingerland, non è Rogers.... è Gretsch!
Cosa sia, o cosa sia stato questo grande suono Gretsch, molti hanno avuto la possibilità di saperlo, nei tempi passati, solo dopo lunghe e travagliate attese. Testimonianze (dirette e indirette) ci narrano di tempi passati, quando arrivare ad ordinare “una Gretsch” era il coronamento di un sogno, molto più spesso di una carriera batteristica o più semplicemente frutto di mesi e mesi di duro risparmio.
Ma di che epoca, o epoche, stiam parlando?
Non di troppi anni fa, quando non c'era internet, quando le informazioni non correvano così veloci da un capo del mondo all'altro, quando l'informatica, gli shop online ed ebay non aiutavano il povero ragazzo a farsi un'idea o ad avvicinarsi alla qualità.
Quando i batteristi dovevano bramare per poi meritarsi un catalogo cartaceo, quando per comparare modelli e caratteristiche, non si poteva cliccare (provate a togliere oggi a questo verbo la sua nuova internettistica connotazione) su “compara”, ma bisognava collezionare carte e scartoffie, ed essere anche fortunati che queste fossero in condizioni leggibili.
Quando le case costruttrici avevano una ed una sola linea di prodotto, quando il prodotto si identificava col marchio e viceversa. Senza “se” e senza “ma”, parlo di un tempo, quando la Gretsch, era solo e soltanto Gretsch. “Senza cataline e catalogne” [cit.]
Noi ragazzini, io per primo, non possiamo sapere nulla di quelle attese, di quelle sensazioni, di quei profumi, di quel mondo insomma. Chi scrive ha visto la luce nel 1982, ed ha preso le bacchette in mano la prima volta nel 1998, epoca già postuma (e di tanto) all'invasione nipponica, epoca post grunge e anche post rock, con band che fiorivano nei garage, dove certi suoni fuori moda tornavano di prepotenza..
Tutto quello che me medesimo, insieme alla mia generazione (s)fortunata possiamo sapere su “quei tempi là”, lo abbiamo saputo, (imparato per quanto mi riguarda) e ricevuto verbalmente, da amici, familiari, chi è più fortunato da un genitore musicista. Abbiamo visto foto, abbiamo sentito i dischi. Tanti, tutti. E da quando poi siamo riusciti nemmeno più a pagarli, troppi.
Ed abbiamo sentito, con i mezzi dell'epoca, (sul “meglio o peggio” non mi pronuncio) COME si suonava e COSA si suonava.
Credo che in questo momento io stia parlando di un qualcosa senza tempo, di qualità fatta per durare, di oggetti fatti per vivere, progettati non solo dietro diktat di vendita (odierno marketing) e subalterni a ricerche di mercato, ma fatti solo per suonare. E al massimo delle loro capacità.
Tant'è che alcuni di questi oggetti, se non bruciati per scaldarsi, o non finiti in mano ai druidi (ebbene sì, questa categoria di pseudo-musicista (mi scusino i Musicisti) a tratti cerebroleso, con braccia e gambe rubate alla carpenteria navale in URSS) sono durati fino a noi.
Molti sono finiti in mano ai “maneggioni” e “ri-maneggioni” (mani ahimè rubate al taglio che avveniva per furto nella Firenze del XVI secolo) che ne hanno deturpato l'originaria bellezza, altri finiti in mano a musicisti che li hanno fatti vivere e respirare, altri ancora sono finiti nei musei dei collezionisti, dove alcuni di questi hanno suonato dopo la seconda mano, altri dopo la terza ed alcuni proprio mai.
Fatto sta che oggi è un fiorire di strumenti di altre epoche. NON tutti uguali, purtroppo o per fortuna.
RECENSIONE
La FASE Gretsch per me è dunque arrivata.
Me lo disse un amico, che sarebbe arrivata. Egli dice che arriva, prima o poi, per tutti.
Questo non lo so, non posso saperlo, ma di lui mi fido ciecamente e, anche se ho imparato a NON CREDERE ai GURU, ai MAESTRI, ai siffatti SACCENTI, ma solo a me stesso, al mio percorso e a quel che sento, per lui faccio un' eccezione.
Finalmente (ancora 1.200.889.373.900.000 rate e sarà mia), ringraziando il buon Luca (che me l'ha ceduta), ho tra le mani la mia prima Gretsch.
IL SET
Set finitura Rosewood laquer, misure 24x14, 12x10, 13x11, 16x16 a terra.
Ho scelto di montare ambassador coated battenti, e diplomat clear risonanti.
Per il prossimo cambio mi riservo l'opzione controlled sound top e bottom...come un tale...un certo Tony..
Per la cassa powerstroke 3 clear e originale ebony con foro, in cui ho inserito un cuscino morbido.
In futuro opterò per emperor coated e sordine originali Pratt battente e risonante.
Cerchi die cast originali su tutti i fusti, attacchi tom originali e palo su cassa mod. 9002 originale.
Fusti (mitici) Jasper (3 ply Maple, 3 ply Gum) con bordi a 30 gradi.
Come rullante ho scelto di montare il mio fidato ed ottimo Pearl Sensitone Elite Bronze 14x5,5 con ambassador X e ambassador snare, a cui ho aggiunto un cerchio Die Cast battente (grazie Massimo) dato che il sistema di aggancio di questo modello, antecedente a quello odierno, prevedeva dei gancetti che si sfracellavano sotto i rim shot, e due barre “stabilizzatrici” che fiammavano le bacchette in 2 ore.
I piatti che ho scelto per contornare questo “suono” e per essere nella più vicina filologia sonora sono Avedis New Beat Hi Hat 15” pre-Hollow Logo (early '70s), Crash K 17” Thin Brilliant (early '90s), Crash-Ride Avedis 18"Block Logo pre-serial (late '80s-early '90s), Ride Avedis Hollow Logo 24” (mid-late '70s esemplare di transizione) e Z Power Smash 18” (late '80s).
Per le meccaniche di questo set mi sono rivolto a DW (hh serie 5000 due gambe, reggirullante serie 5000, pedale 7000 prima serie (grazie Chris), anche se la prima scelta era per il 5000 prima sere after Camco (grazie Paolo), ma, data la fattura delle gambe Gretsch e le puntine del pedale assenti, per pattinamento ho optato per il 7000 catena singola. Aste Tama anni 80/90.
FUSTI JASPER - APPROFONDIMENTO
Io stesso, fino a non molto tempo fa, mi sono chiesto che cazzo fosse un fusto Jasper, o almeno, in cosa consistesse.
I fusti Jasper, che meritano di diritto l'appellativo di “mitici” con valenza storica, non sono nient'altro che fusti prodotti da una azienda, come l'attuale Keller, che però, citando fonti internettiane, aveva rappresentato nella costruzione di fusti per batterie solo una parte del proprio business. Faceva anche altro, in soldoni.
La caratteristica (ricordo che DW, con la sua linea Jazz, si è palesemente rifatta a questi fusti con l'inserto di uno strato di Gum) di questi fusti è sempre stata quella di avere 3 strati di Acero e 3 di Albero della Gomma.
In più mettiamo il bearing edge a 30 gradi (non so nelle round badge o precedenti quali fossero le bordature, parlo con cognizione per i set anni '80), la finitura interna Silver Sealer ed abbiamo la base per il “That Great Gretsch Sound!”
Qui di seguito riporto un frammento di un intervento su un forum americano, risalente al 2005 ca, a mio avviso illuminante data la mole di preziose e chiare info concernenti tali fusti:
[u]“There is some discussion about the exact configuration of the Gretsch/Jasper shells in terms of wood used, how many plies, etc. I did some detailed examinations of my early eighties Gretsch kit, and here's what I found.
On my drums there are three different configurations: toms, snare, and kick. I was suprised to find three; I expected the kick to be different (thicker), but not the snare. All configurations use 6 plies; three plies of Maple, and three plies of Gum. I've often wondered how they arrange the plies internally, since both the outer and inner plies are maple, and both have the grain running horizontally. This is easy on a drum with an odd number of plies, but with an even number of plies something has to be doubled up somewhere. The answer (as discussed by George and me on the Fibes thread) is (from the outer ply working inward): Maple/Gum/Maple/Gum/Gum/Maple.
Ah, but what direction does the grain run? It wasn't as easy to figure out as I thought (the Gum in particular), and in some cases I had to use a magnifying glass, bright lights, sandpaper (on the bearing edges), and chisels (to ship away small pieces of grain from innocuous places such as the inside of a drilled hole). On all configurations, the three plies of Maple were oriented horizontally (with respect to the bearing edges). On the toms and snare, all three plies of gum were oriented vertically, but on the kick drum the lone (second) ply of Gum was oriented horizontally! Curious, but it does seem to make sense in terms of adding strength to the larger shells and keeping them in round.
Another curious thing was the thickness of the plies. On the toms all plies of Maple and Gum were about 1/32" thick, making the shells just a tad over 3/16" thick. About 1/64" over actually, probably due to the thickness of the glue. On the snare and kick, the Maple plies were all 1/32", but the Gum plies were all about 1/16", making the shells about 9/32" thick (or just a tad thicker). I didn't expect the snare and the kick to have the same thickness. It also brings up the point that the snare and kick are "mostly" Gum, and not Maple!
So to summarize:
ALL DRUMS:
6 Plies of Maple and Gum
Maple ply thickness: 1/32"
Ply layout (from the outside in): MGMGGM
TOMS:
Shell thickness: 3/16"+
Gum ply thickness: 1/32"
Grain orientation: HVHVVH
KICK:
Shell thickness: 9/32"+
Gum ply thickness: 1/16"
Grain orientation: HHHVVH
SNARE:
Shell thickness: 9/32"+
Gum ply thickness: 1/16"
Grain orientation: HVHVVH”
A voi basterà leggere queste info, NON GRATTATE i vostri fusti per avere esperienze empiriche, vi prego.
Ricordo che i keller attuali in dotazione a Gretsch, adottano la stessa formula, 3 ply Maple e 3 Gum.
IL PRIMO APPROCCIO
La prima cosa che ho imparato da questa esperienza è che i set vintage, COSTANO!! E non solo soldi, ma soprattutto tanta fatica!
Non ha senso, secondo me, dotarsi di batterie datate, e trascurarle, o peggio farle versare in cattive condizioni e pretendere che suonino bene. Soprattutto per le meccaniche, e con meccaniche mi riferisco a TUTTE LE PARTI METALLICHE.
Bene o male fino ad oggi mi ero sempre trovato a “maneggiare” e riportare al loro massimo splendore fusti e set di recente fattura, con massimo 15-16 anni sul groppone, se si esclude qualche rullante.
In tali casi, credetemi, è dura. Non si può pensare di entrare in possesso di un set d'annata, e suonarlo il giorno dopo, a meno che il precedente proprietario non sia un collezionista, o uno che la suonava spesso e la manteneva viva, o che l'abbia sistemata appositamente.
Ma veniamo all'azione.
Smonto tutto.
I fusti sono messi molto bene strutturalmente, 2 graffi per la cassa, 1 per ciascun tom, 2 per il timpano.
Sono messi un po' peggio a livello estetico, polvere che campeggia allegramente dappertutto, un ragnetto morto all'interno di un tom (rabbbbbbrividiamooo) con annessa ragnatela posticcia, laccatura opaca, viti interne da pulire, pelli bottom impraticabili, blocchetti appannati.
Il buon Luca l'aveva tenuta per diverso tempo inattiva senza custodie, ed è normale che abbia accumulato tale sporcizia.
Il cerchio da 16” bottom del timpano era messo davvero male, a tratti scrostato, ed è stato sostituito con un die cast (grazie Acustica).
C'è da dire però che il venditore mi ha fornito ambassador battenti colpite 3 volte e la PW3 clear 24” per la cassa nuova. Grazie davvero Luca.
ANALISI EPOCHE FUSTI E COMPARAZIONI FILOLOGICHE
Una delle cose sul vintage che il tuo fidato amico ti ha detto e ricordato prima dell'acquisto e che puntualmente impari “a tue spese” da solo, è che gli strumenti più ricercati, sono anche i più maneggiati.
E, più specificatamente, cito testualmente: “tutto ciò avvalora la [mia] tesi che fin'ora non ho ancora trovato 1 e dico 1 Gretsch rimasta così come era uscita di fabbrica. Con quest'occasione volevo ricredermi, ma ahimè.”
Rullanti Ludwig, set Gretsch, Slingerland....nessuno si salva dai “maneggioni” o, peggio, dai “ri-maneggioni” (leggasi: quelli che “modificano” filologicamente i primi, e quelli che “alterano” pretenziosamente e malevolmente per tornaconto sbattendosene di epoche e circostanze i secondi ndr. Definizione mia.)
Noto che la cassa esibisce il G-Drop badge, risalente (come da link) al 1981.
http://www.gretschdrums.com/ebooks/1984/index.html#/9/
(vedere pagina 9)
Mentre i 2 tom (power) ed il timpano montano lo Square badge, apparso la prima volta nel 1980, poi scomparso a favore del G-Drop e poi riapparso alla fine del 1981 ed esistito per tutti gli anni 80.
La cosa singolare, che fa pensare ad epoche differenti anche tra gli stessi due tom, consiste nel fatto che il 12” abbia 2 badges, e il 13” 1 solo.
Ovviamente le paper tag non sono sequenziali, OVVIAMENTE.
La cosa diviene ancor più lampante dall'analisi delle misure in comparazione coi cataloghi di varie epoche, dal 1970 al 1990: la cassa “standard” profonda 14” era a catalogo fino al 1980 ca. per poi fare posto alle casse “power” profonde 16”, che compaiono largamente nei cataloghi dall'83 in poi.
Quindi badge G-Drop e cassa standard, relegano il fusto certamente e senza ombra di dubbio al 1981. Sempre stando ai cataloghi ufficiali. Io nell'81 sono stato concepito. Non me ne vogliate.
Il maneggiamento, in questo caso, è benevolo, dato che conosco il proprietario che ha traslato il set in questione dagli USA, e che poi lo ha ceduto a Luca. Ma non dico altro, dato che ho ancora movimenti in corso su quel versante.
Sempre di anni 80 si tratta dunque, anche se abbiamo davanti 2 tipi di badge differenti.
Una vera custom, insomma, nel senso odierno, cassa standard (e che cassa, cazzo) e fusti power.
RIMESSA IN STATO DEL SET
Come detto in precedenza, set di tali annate hanno bisogno di olio di gomito, e anche tanto. Almeno per i miei standard.
Smontando mi sono accorto che diverse viti erano andate, 2-3 filettature spanate, e qualche farfalla (soprattutto dei supporti originali dei timpani) non sono originali (Tama).
Su rimembranza del buon Number 6 (grazie Chris) ho buttato nel WD 40 (fa miracoli) viti, rondelline e bulloncini, lasciati 1 notte, poi ricca passata sotto l'acqua e sgrassatore Chante Clair in abbondanza. In questo modo le viti sono tornate all' A.D. 1981.
Le rondelline che proprio non erano salvabili (NON TOCCATE LE PARTI METALLICHE CON LE MANI SUDATE CRIBBIO) le ho cambiate.
Ricca passata con lana d'acciaio 00 (a mio avviso il metodo migliore, non graffia e non danneggia fidatevi) di tutti i blocchetti, cerchi (dentro e fuori e in tutte le intercapedini) gambine del timpano e parti cromate in generale. I graffi degli anni son rimasti, ma non c'è più nemmeno un batterio, per Dio.
Noto che i blocchetti del 13” avevano all'interno, come posso dire, della rena. Rena, terra che veniva via a tocchi con il loro smontaggio. Dopo essermi fatto passare un infarto, (sia mai che il fusto mi si sbriciolasse sotto le mani) noto che era null'altro che semplice, comune, stucco secco.
Segue telefonata all'Amico Fidato, fidatissimo, per rinfrancazioni telefoniche. Ok, tutto apposto.
Il brutto di questi set, lo dirò anche più avanti, il tallone d'achille sono, appunto, le meccaniche.
Senza gommino a inframezzarsi col fusto, e con (in questo caso) molle dei blocchetti che davano risonanza e, quindi, fastidio. Lo stucco (e in altri fusti un pezzo di feltrino) doveva servire ad annullare queste vibrazioni spurie.
Anche lo stucco m'è toccato...vabbè.
Blocchetti in acqua tiepida, levo la merda (merda sembrava e merda è per me lo stucco nei blocchetti di una batteria) con un vecchio spazzolino.
Dopo tutto, tornano perfetti.
Decido (su consiglio dell'Amico Fidato) di inserire all'interno di TUTTI I BLOCCHETTI un nottolino di cotone idrofilo, per prevenire tali vibrazioni moleste.
Il cerchio cassa battente presenta diverse scheggiature, le lascio stare, (la filologia e l'originalità prima di tutto) ma decido di mettere un gommino apposito sulla parte dove andrà il pedale.
Sostituisco le viti andate, scopro un negozio a Firenze che tratta VITI E BULLONI SOLTANTO, una specie di “emporio” della vite. E lo salvo nei preferiti.
Imparo tutto quello che c'è da sapere su passi, chiavi, rondelle e, attenzione, voi sapevate dell'esistenza delle GROOVER????? Una rondella del caiser che si chiama Groover... ma guarda un po' tu...
Pulisco con il phon i fusti (il compressore ancora mi manca, chi me lo regala per Natale?), passo il panno swiffer, poi lucido il tutto con il Pronto/Vetril per laccature.
Fusti che tornano al loro originario splendore e luccicanza.
Adoro la luccicanza.
Rimonto tutto, vado di GRASSO DI VASELINA FILANTE sulle viti ed il buco che le accoglierà, aiutandomi con uno stecco secco di Magnum Algida gustato poco prima di (ri) iniziare la fatica (che fatica ragazzi, se non avete le palle compratevi i set NUOVI, oppure teneteli sudici).
Pelli ok, cerchi ok, lucido a modino le pelli della cassa, e sì, all right, ci siamo.
IL SUONO
(Eeehhh ve l'ho fatta sudare ehh...)
Siamo giunti finalmente all'analisi del suono.
Lasciatemi dire che sti fusti si accordano (non ho purtroppo la manina fatata del mio Fidato Amico o dell'ottimo Chris) davvero con 2 schiavettate, questa caratteristica mi ricorda molto DW. Facilità di accordatura: estrema.
Noto subito che la cassa ha un carattere decisamente rock e moderno. Presenza, punch e volume.
I tom e il timpano, li sento molto più “easy” e jazzy se vogliamo, melodici e canterini.
Canterino. Aggettivo che ricorrerà spesso in questa recensione, unico aggettivo a mio avviso calzante appieno per questo tipo di fusti. Raccoglie in pieno la mia esperienza con questi legni.
Ho scelto la diplomat perchè, dati anche i die cast, che sono cerchi importanti, volevo tirar fuori la natura di sti fusti. E anche perchè sulle mie altre 3 batterie ho montate ambassador risonanti, e che palle, il mio binomio emperor-ambassador andava interrotto!
La Gretsch ha da' cantà perbacco!
Su tom e timpani niente moongel o sordine di sorta!!!
Date anche le pelli montate, credo di poter affermare che per avere il suono “rock”, o “punk”, o “vattelappesca” da queste batterie basti semplicemente cambare le pelli. Con ambassador e diplomat, magari tirate, c'è il jazz dei puristi, con emperor e ambassador mollicce c'è il rock ciccione, con pinstripe c'è lo studio-sound anni '80 e così via.
Son strumenti di tale qualità che ci tiri fuori tutto.
Non mi dilungherò sulla caratteristiche di suono di questa batteria, a che servirebbe?
Vi ho tediato per kilometri verbali fin'ora, e vi ho preparato 14 minuti totali di samples deliranti audio.
Mi fa rabbia, personalmente, sentire sample di 8-10 secondi, arrivare a fine ed avere l'amaro in bocca, non riuscire ad arrivare ad assaporarmi, ad assimilare un sound, bello o brutto che sia.
Qui avrete la mia Gretsch nuda e cruda, accordata alla meglio per le mie possibilità (per molti di voi scordata...ma sapete che vi dico, venite ad accordarmela voi!) registrata con lo Zoom che a tratti salta (si sente uno sfregolio tipo dischi del DJ), in totale Flat, io che suono alla meglio, fregandomene del timing e di quello che stavo facendo.
Molto easy, molto friendly.
Chiudevo gli occhi e ascoltavo la musica di questa batteria. Non me stesso che faccio cagare, ma i fiori nati dalla merda che gli propinavo coi miei colpi.
Lo so, dal pc è poca cosa, sembra una batteria come tante.
In effetti, COSA HA LA GRETSCH PIÙ DELLE ALTRE BATTERIE PROFESSIONALI?????
Più volume?
NO.
Più sustain?
NO.
Più risposta alle dinamiche?
NO.
Più botta?
NO.
Più range di accordatura?
NO.
Lei ha IL TIMBRO, che io non ho mai sentito prima, se non in video o sui dischi.
Lei ha il CALORE, ha il “GIÀ SENTITO”, ha i PREGI NEI DIFETTI, negli SCRICCHIOLII del reggitom su cassa, ha il suono già bello al toccare delle dita sulla pelle, ha LA MUSICA DENTRO e se tu non ce l'hai, suonando con gli altri, ti ISPIRA.
La sensazione che ho provato, e che provo tutt'ora a suonarla, è come se mi ispirasse: immagini sentendo un certo suono, cose a cui non avresti pensato, cose differenti. Rimani un cazzone ugualmente, ma hai idee diverse in mente, diverse da l mondo che avevi prima.
Lo so che è strano o difficile da capire, e che sembro scemo, ma a me fa quest'effetto. Non ho altre parole per esplicarlo.
PER ME QUESTA È GRETSCH.
Voi liberi di pensare che sia una batteria(ccia) come tante altre, nulla di nuovo, nulla di diverso, che faccia a tratti cagare.
O che la 24 con i power risulti troppo alta.
Io, nel frattempo, non la mollo più, ANZI.
DIFETTI
Molte soluzioni meccaniche, ovviamente pensate 30 anni fa, sono ormai superate.
Anche se all'epoca erano lo standard ed oltre.
A mio avviso qui risiede il “limite” non solo di Gretsch, ma di tutti i set navigati.
Blocchetti che cigolano all'interno, gommini di intermezzo assenti, meccanica reggitom non di veloce settaggio (penso allo YESS Yamaha e alle sue palle) e precisione.
Gambine cassa (nello specifico Gretsch) instabili se non accoppiate a pedali con speroni e piastra stabilizzatrice.
Ovviamente si potrebbe ovviare a tutto ciò “modernizzando” alcune faccende, maneggiando la cosa.
Il musicista che vuole il suono Gretsch, e l'affidabilità e la comodità moderna potrebbe montare RIMS, cambiare i blocchetti, sospendere tutto etc...ovviamente a patto che tutto sia REVERSIBILE, senza cioè creare ORRORI con set gruviera e mix di legno&stucco. Il tutto ahimè, a scapito a mio avviso oltre che della filologia, soprattutto dell'anima stessa di Gretsch, ovvero dei suoi difetti sonori che sono in realtà pregi. Un po' come lo scricchiolio dello SpeedKing.
C'è da dire, permettetemi la spocchia, che non si tratta di un set per bimbiminkia.
Ovvero: se vi piacciono le casse lunghe, lunghissime, i tom hyper, certi suoni, concezioni moderne di finiture e suono, ella non è, essi non sono i set per voi.
Non sono batterie per vecchi attenzione, sono batterie e suoni che si possono a mio avviso apprezzare appieno dopo un certo percorso, dopo aver suonato un certo numero di sets e dopo aver fatto un piccolo percorso personale.
La cosa più sbagliata del mondo sarebbe comprare un set del genere perchè ce l'aveva Tony Williams et similiae. Soldi buttati, per poi scoprire che non fa per noi o che ci fa cahà.
Ma questo vale per tutto dai...
RINGRAZIAMENTI
Ringrazio sentitamente e di cuore tutti gli amici forummisti che mi hanno supportato e sopportato in questo febbricitante periodo, con telefonate, rinfrancazioni, spalleggiamenti ed oggetti, anche.
Ringrazio Paolo, Chris, Massimo, Franco, Marco, ed altri che non sto a nominare che sennò non finisco più.
Uno speciale ringraziamento all'innominato, l'Amico Fidato che mi ha insegnato molto. Sulla batteria e non.
Perchè è un forum, non vuol dire che l'amicizia non sia vera, appagante, istruttiva e fonte d'erudizione ma, soprattutto, REALE.
SUONATE QUELLO CHE VI PIACE (CRIBBIO)
RICCHI SAMPLES
-8 minuti di delirio
http://www.4shared.com/audio/ZiIcEL9o/8 ... round.html
-set all around 2 minuti
http://www.4shared.com/audio/PwRuGhsV/A ... inuti.html
-groove 2 minuti
http://www.4shared.com/audio/zekDBkeE/Groove_2_min.html
-fill, roba a casaccio
http://www.4shared.com/audio/UDs-6C8f/Fill_a_caso.html
-altri groove a bassa dinamica
http://www.4shared.com/audio/YyDo7EaM/G ... rte_f.html
-groove sincopato etc...
http://www.4shared.com/audio/RBp7mRBQ/G ... bassa.html
