da IlGiovaneIko il lun mag 26, 2008 8:47 am
Scusate il topic ed il titolo, completamente rincoglioniti, ma da mostro insensibile qual generalmente sono, è da ieri sera che sto vivendo con le lacrime agli occhi e vorrei cercare di mettere giù due concetti che mi aiutino a riconquistare un minimo di razionalità (se no oggi chi lavora?)
Premessa, Maria, cugina prima di mia moglie, annata 1960 (quasi coscritta), maestra elementare, con due ragazzine di 13 e 16 anni, da novembre scopre un tumore al fegato, solito calvario a colpi di chemio e chi più ne ha più ne metta, finchè una settimana fa arriva il responso definitivo ... le metastasi hanno attaccato la spina dorsale, 2 - 3 mesi e ciao.
Solo che venerdì, tornando a casa dal lavoro, trovo mia moglie con gli occhi gonfi che mi dice che Maria è stata ricoverata a causa di un blocco renale e probabilmente non avrebbe passato la notte, cosa che puntualmente si avvera nella notte tra venerdì e sabato.
Ieri sera sono stato al rosario, una funzione che generalmente mi fa girare i cabasisi a mille, dato che i preti puntualmente riescono a dire le cose giuste per fare incazzare la gente e allontanare dalla fede anche il più fervente, complice la situazione obiettivamente di merda.
Io non riesco ancora a capire, ma la gente presente (400, 500?), famiglia, amici, tutta la sua scolaresca dell'anno scorso (la quinta che quest'anno era andata in prima media), la lettura da parte delle figlie di alcuni stralci del diario che aveva cominciato a tenere da quando aveva scoperto il tumore, le intenzioni di preghiera, il tutto culminato con l'ascolto di una canzone che Maria aveva composto, cantato e registrato con la sua scolaresca per il passaggio dalle elementari alle medie .. "buona fortuna" ... i cui testi sembravano scritti pensando a quel che le sarebbe successo di lì a un anno... hanno fatto la magia.
Non avevo mai visto il prete piangere ad una messa di suffragio, ma è esattamente quello che è successo quando abbiamo sentito la voce di Maria ... e con lui tutti quanti. Eppure non riesco a capire come un dolore così grande, una "ingiustizia" così eclatante, abbia potuto farmi sentire allo stesso tempo così triste per Maria, il suo percorso così "accidentato" verso una fine inevitabile, per la sua famiglia affranta ... eppure anche così sicuro della vita dopo la morte e di una finalità superiore della vita umana.
Pippo dirà che è un tentativo di autoconsolazione, probabilmente, ma il mio cuore, costantemente pieno di dubbi su quello che ci può o meno essere "dopo" e sempre a confronto con la mia anima razionale e scientifica, per la prima volta dopo molto, molto tempo è sicuro.
Per un po'...
Nell'eterna lotta tra panza e bottoni, vince sempre la panza.