da bumbato il ven ott 03, 2014 1:00 am
Presa come “consigli per gli emergenti”, l'articolo mi fa rotolare lespalotes giù per un tombino, se invece osservo dal punto di vista della temperatura, direi che è un'ottima fotografia dell'idea diffusa della musica, oggi in Italia.
Conseguenze: l'articolo contiene molte verità e molti spunti, peccato che fondamentalmente la dietrologia dell'articolo contiene la morte della musica.
Anche quest'ultimo aspetto dà il livello musicale del panorama italiano (morte della musica), professionisti in parte esclusi.
Il fatto è, a mio avviso ovviamente, che chi fa musica deve domandarsi perchè? Perchè fare musica?
A questa domanda a mio parere dovrebbe seguire solo una risposta di tipo veramente musicale: perchè mi piace.
Se il mi piace significa trovare gratificazione nel realizzare una creazione musicale, anche solo ed esclusivamente nella propria sala prove, l'obiettivo è stato raggiunto. Se invece mi piace, significa mi piace essere figo davanti ad un pubblico cui piaccio e mi acclama, siete fottuti, perchè sia voi sia il pubblico potreste non aver capito un bel tubo. L'acclamazione non è necessariamente il successo o conseguenza di aver fatto bene, anzi talvolta potrebbe essere esattamente il contrario.
Sembrerà a qualcuno, forse, che io stia delirando. Ma cerchiamo di capire. Che senso ha per esempio, fare dei brani che vengono acclamati, applauditi, voluti dal pubblico e non ritenere esattamente gratificante farli? Anche ci guadagnassi sopra e bene.
Vi richiamo di nuovo, alla firma di vit vit, leggetela ogni volta che lo incrociate su questi forum. In quelle 3 parole c'è un fondamento potentissimo.
È la cosa più importante musicalmente, la musica è comunicazione, non successo. E nella fase ancora precedente, è espressione.
Cosa cavolo speriamo di comunicare se non ci siamo espressi? Esprimersi vuol dire essere sé stessi, fottersene se gli altri non ti cacano, fottersene del successo. La cosa importante è suonare come si è, dicesi anche essere sé stessi anche quando si suona.
Noi possiamo raccontare solo di noi stessi e noi stessi siamo noi e quello che si estende oltre noi, nelle nostre cerchie.
Quindi scrivere un libro, significa parlare di noi stessi, fosse un giallo o un trattato di economia. Lo stesso per la musica.
La musica va a farsi fottere? Beh, se mettiamo gli altri davanti a noi stessi è ovvio che sia così. Prima dobbiamo suonare per noi stessi e poi per gli altri.
Chi ama veramente la musica, cerca la personalità altrui, la altrui novità, l'altrui nuovo sprint, stile, l'altrui comunicazione, per confrontarla con il proprio sentire, provarsi (anche solo nell'ascolto) per capire se coincide con il sentire del musicista. E prova, cambia, ascolta un'altra cosa...
è un po' diverso da quelli che ascoltano quello o quell'altro nel proposto della massa, perchè usa così, perchè quello è il trend, perché lo fa mio cugino, perchè se ascolti un'altra cosa sei out e tante scemenze del genere.
Il fatto è che i primi ascoltatori sono poche perle in confronto alla massa. Mettiamoci in testa che l'ascolto vero, dei veri ascoltatori e amatori è una roba per pochi, è un'arte elitaria, l'ascolto. L'acolto è roba da musicisti, anche quelli che non cantano e non suonano alcun strumento. La capacità di ascoltare è caratterizzante del musicista, a mio parere sufficiente a definirlo, perchè l'ascoltatore sta suonando, almeno con la sua mente.
Coloro che restano fermi alla musica della loro adolescenza per es., cosa amano veramente di quella musica? La musica o i loro 16 anni che furono?
Non è strano che uno che ama la musica resti ancorato ad una certa età? Allora la musica è solo evocazione di un periodo, alla stregua per es. del telefono a disco, del registratore a cassette o del VHS. La musica a servizio del periodo della vita che vuoi rievocare e non amore diretto verso la musica.
Torno a bomba dicendo dell'articolo potrebbe anche considerarsi corretto nel titolo e nel contenuto che non va fuori tema.
Io propongo però un altro titolo:
Perchè suoniamo?
la legge è uguale per tutti, sia per quelli che vanno in pensione misera a 70 anni
sia per quelli che dopo 4 anni e 6 mesi d'assenteismo in parlamento prendono la pensione.
Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono. Malcolm x