Ho letto questo forum dal primo post all'ultimo. Mi sembra che tanto fervore per punire il reo non sia un grande aiuto in favore delle donne, piuttosto una manifestazione di indignazione che nasce dalla paura, paura d'essere dentro la cerchia sbagliata. Dividiamo bene l'umano, noi e loro.
In realtà il primo passo da affrontare non è come punire il reo, ma a mio parere, come non crearlo, e già facendo così io mi voglio mettere dentro, senza dividere, come corresponsabile della violenza alle donne, e voglio metterci dentro tutti voi, donne incluse, perchè è un fenomeno sociale non una caccia al mostro, questo problema.
Se pensiamo che il reo, lo stupratore, sia così per sua natura, possiamo pensare che lo sia anche il pedofilo stupratore e magari anche l'omosessuale stupratore. A questo punto potremmo pensare che non ci sia null'altro da fare: inceneritore e farli bruciare vivi dentro la fornace.
In realtà sappiamo benissimo che non sono il demonio ma una fetta del totale della nostra società, storicamente quindi,
siamo noi, come diremmo società di stupratori e di violenti avendo notizie storiche di una società di 500 anni fa in cui la violenza e lo stupro erano comuni come sono oggi.
Chi stupra non nasce stupratore ma arriva a diventarlo piano piano, per il proprio vissuto.
Il rapporto sessuale nell'essere umano ha differenti componenti, sia di tipo animale/istintivo, sia di tipo culturale. Essendo l'uomo un animale sociale, dotato di ampi risvolti socioculturali, è da considerarsi che l'aspetto culturale è praticamente sempre quello prevalente.
Prendendo spunto dagli animali troviamo comportamenti che non possono essere rapportati a quelli umani perchè sono troppo diversi da noi. Non possiamo per es. optare per la decapitazione del maschio subito dopo il rapporto, come fa la mantide religiosa. Neanche lo stupro di gruppo che avviene tra i delfini è accettabile dalla nostra etica (per fortuna). I bonobo sono tra gli animali più simili all'uomo, con il quale condividiamo un patrimonio genico identico al 98,5%. Tutti fanno sesso con tutti. Maschi con femmine, adulti con infanti, maschi con maschi, femmine con femmine. Il sesso ha un significato particolare per le società bonobo. Non è finalizzato alla riproduzione ma è un fatto culturale e secondo molti è un pacificatore sociale, per alcuni aspetti è simile al nostro sorriso. Fanno sesso in continuazione, ogni giorno, con chiunque del loro clan.
Si capisce bene quindi che dobbiamo abbandonare la visione animalistica/naturale per affrontare la questione e dobbiamo fare riferimento ai contenuti socioculturali della nostra società, delle nostre famiglie.
La prima nostra preoccupazione, come genitori o come adulti con qualità genitoriali, dovrebbe essere quella di fare il possibile per evitare suggestioni che possano portare sia a potenziali stupratori/e, sia a potenziali stuprati/e.
Molti, a questo punto penseranno che io sono fuori tema, perchè ho incentrato il problema sull'abuso sessuale piuttosto che sulla violenza.
Non credo sia così. Spesso la violenza sulle donne ha dei connotati sessuali secondari, inerenti il sesso violento, la sottomissione, il contatto fisico estremo e violento.
Occorre capire quali comportamenti possono incrementare il bullismo.
Quali altri comportamenti possono rendere appetibile la VIGLIACCHERIA.
La vigliaccheria oggi è considerata una dote. La vigliaccheria consta prima di tutto di essere forte con i deboli e deboli con i forti. Un Davide, che affronta Golia non sarà mai un violento con i più deboli, ha sposato un modo di vivere differente.
E allora, guardiamoci intorno, la nostra società offre modelli di vigliaccheria come esempi positivi? Certamente. Siamo vigliacchi quando accettiamo la tangente e quando pensiamo che anche se l'occasione non è capitata a noi, chi ha accettato ha fatto bene. È sempre sopraffazione di chi non può difendersi, pensiamoci. La nostra società premia la vigliaccheria e la considera una dote. Le pene per i corrotti sono minime, la sicurezza della pena esiste solo per chi subisce l'uccisione di una persona cara, nel senso che si porterà quel lutto, una pena per tutta la vita. Chi commette il delitto ha un destino imprevedibile, spesso una beffa nei confronti di chi ha subito il danno.
L'errore principale è nell'interpretazione della scena delittuosa e della messa a fuoco sul reo.
Quando c'è un delitto la giustizia fa fuoco sul reo, facendo un errore madornale. Non è il reo il protagonista che deve essere preso in considerazione dalla giustizia. Il protagonista deve sempre essere la vittima. Tutto deve ruotare attorno alla vittima. Se troviamo il reo, il reo dovrà vivere in funzione del risarcimento alla vittima. Se una famiglia subisce l'assassinio di una figlia per mano di un uomo violento, o l'uccisione di un bambino per mano di un maniaco, la giustizia deve muoversi solo ed unicamente in funzione delle vittime superstiti, non in funzione della punizione vendicativa nei confronti del reo. È tutto un altro modo di pensare rispetto a quello attuale. La giustizia deve erigere la vittima o i suoi familiari se questa e morta, come soggetti principali. Chi ha commesso il reato dovrà muovere la propria vita in funzione del risarcimento alla vittima o alla sua famiglia, se serve per tutta la sua vita. Per questo la pena di morte non solo è aberrante ma anche idiota. Non si deve uccidere la fonte di compensazione, non si deve uccidere chi deve avere l'opportunità di compensare i propri errori dedicando tutta la sua vita se occorre, per rimediare ai danni che ha compiuto, (seppur potrà compensare solo parzialmente, economicamente, lavorando).
Ricordatevi questo errore madornale della giustizia nel mondo, mettere al centro il reo e non la vittima, finchè sarà così non dovrebbe neanche chiamarsi giustizia ma vendetta.Sei furbo se non hai affrontato uno più forte di te, altrimenti saresti scemo.
Sei furbo se hai fregato uno più debole di te perchè in questo modo ottieni quello che volevi.
Questi ultimi due concetti, per quanto possiamo mostrarci inorriditi e manifestare palesemente dissenso, sono una costante dell'uomo medio che cerca di cavarsela in un tessuto sociale corrotto in cui le qualità morali non hanno meriti.
Se cerchiamo il consenso altrui siamo in errore. Dobbiamo essere coraggiosi e non vigliacchi per piacere a noi stessi, non per piacere agli altri. Per guardarci allo specchio e piacerci, sempre se sappiamo veramente guardare e guardarci.
Viviamo invece in un contesto dove i giovani, (che da sempre hanno le antenne), recepiscono in continuazione valori negativi, e tra i tanti, anche la “DOTE DELLA VIGLIACCHERIA”.
Come dicevo, essere vigliacchi diventa un pregio, e quindi la vigliaccheria è esercitata.
La responsabilità degli uomini e delle donne è fondamentale. Non è possibile non sentirsi corresponsabili se si è adulti. Ogni volta che faremo qualcosa che nel nostro percorso denota vigliaccheria avremo dato concime al terreno della violenza sulle donne.
Come uomini, non dobbiamo incentivare comportamenti codardi, come donne anche.
Non c'è bisogno che ci mettiamo in cattedra a dare corretti insegnamenti e se poi nella vita di tutti i giorni siamo all'opposto. La contraddizione passa, il bambino assorbe e cresce.
Se come donne non abbiamo mezzi per valutare (vissuto traumatico), ed accettiamo un uomo che fa soprusi su di noi, i nostri figli cresceranno con le inevitabili conseguenze che la violenza si può fare. Se come uomini siamo vigliacchi e perpetuiamo soprusi alla donna, vale lo stesso discorso.
Una donna non può accettare una convivenza con un uomo violento, se lo fa non sta pensando alla prole. La prole sarà devastata per questi compromessi perversi della donna e dell'uomo.
Ci sono culturalmente tutta una serie di eventi che fanno passare come accettabili le violenze degli uomini sulle donne. Guardiamo una vignetta con l'uomo primitivo, clava in spalla, che trascina la donna svenuta per i capelli e sorridiamo anche.
Per questo siamo tutti inadeguati di fronte a questo argomento, ci trasciniamo dei retaggi storici e preistorici che sono a metà strada tra il bestiale e il culturale. Si pensi al film in cui Alberto Sordi pesta brutalmente Monica Vitti per gelosia, “Amore mio aiutami”1969.
http://www.soloparolesparse.com/2009/01 ... nte-botte/ e poi la accompagna in pronto soccorso.
Altro film “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto” in cui Giancarlo Giannini prende a botte Mariangela Melato, siamo nel 1974
https://www.youtube.com/watch?v=Hm5pLxXwRrk Una violenza in qualche modo giustificata, ma sempre violenza è, deplorevole.
Quindi il discorso è tutt'altro che semplice, ci sono radicamenti culturali che sono duri a morire.
Si leggano per esempio i primi 2 post di questo argomento: un uomo, bonehead2, con le intenzioni di parteggiare per le donne violentate, affronta un argomento orrido e chiede sulla punizione, propone la tortura in piazza, una donna, debaser, risponde e suggerisce punizioni corporali, sodomizzazioni da superdotati o castrazione. Probabilmente non sono né le domande né le risposte ragionate, ma di pancia, le quali andrebbero a curare la violenza come? Con altra violenza... Siamo in questa salsa fino al collo, inutile negarlo, e quando da questo brodo emerge un braccio, attenzione a sparare per punirlo perchè potrebbe essere il nostro...
Non possono essere accettati gli schemi violenti, ma esistono, quindi vanno recepiti e sublimati, come l'aggressività sublima nello sport.
L'essere umano è un animale anche violento. Per sua natura. Siamo anche carnivori da circa 4 milioni di anni, ricordiamocelo. La dose di violenza c'è, si tratta di riuscire a sfruttarla in modo utile che è esattamente il contrario di pestare le donne.
Dal punto di vista darwiniano, un uomo che pesta la compagna è certamente un essere perdente per la specie di appartenenza, peraltro lo è pure quella donna che accetta di vivere con un simile compagno. C'è un dispendio di energie che va in direzione dell'aggressione a danno di chi dovrebbe essere utile a perpetuare la specie, giacchè l'essere umano è fatto per la coniugazione delle forze per allevare la prole che in nessun altro animale richiede tanto tempo, cure e attenzioni. Quindi la violenza sulla compagna è come fare 3 figli e mangiarsene 1 per idiozia, dal punto di vista darwiniano è un'aberrazione da perdente, sia per l'uomo violento, sia per la donna che accetta la violenza.
Le persone che convivono le situazioni di violenza, cioè gli uomini che picchiano le donne, le donne che continuano la relazione nonostante le prime avvisaglie di violenza, sono persone per le quali, più che una punizione, vedrei un contesto che ha il meno possibile la relazione con il pubblico.
Intendo dire che nessuno di questi uomini dovrebbe essere insegnante elementare e nessuna di queste donne dovrebbe essere infermiera pediatrica, per fare qualche esempio. Le persone con questi problemi attitudinali dovrebbero esercitare meno influenze relazionali possibili sui bambini e sugli adolescenti.
Le professioni che hanno forti connotati di contatto con il pubblico, specie giovane, dovrebbero avere sia insegnamenti inerenti l'insegnare (si consideri che ad oggi abbiamo moltitudini di insegnanti carichi di nozioni e cultura, ma privi delle metodiche atte a far passare i concetti imparati), sia valutazioni psicoattitudinali per fare una corretta scelta del personale idoneo.
Vi sembra che esagero? Nessuno si sognerebbe di far gareggiare un fantino che pesa 100 kg, ebbene, non si dovrebbe permettere l'accesso di persone non psicologicamente idonee a certe professioni.
Quando un bambino che vive in una famiglia violenta, ha poi dei feed back abbastanza simili a scuola o in altri contesti educativi, la frittata iniziata è ormai completata. Ha la conferma che l'orrore familiare e ubiquitario.
Sono convinto che tutti i fatti delittuosi, non eticamente accettabili, le guerre, la corruzione, la mafia, siano concause che incrementano la violenza sulle donne e non solo quella. Ogni volta che mettiamo la convenienza personale avanti al senso etico, incrementiamo l'humus a tutte le ingiustizie, inclusa la violenza sulle donne. Le cose non sono separate l'una dall'altra, sono tutte concatenate. La corruzione la troviamo dalla politica alle strade.
Come società abbiamo dei grossi problemi a capire cosa è il bello, e quale senso ha nascere vivere e morire.