













?Purch? non abbia sofferto, purch? non mi abbia chiamato a lungo prima di morire?. La mamma di Isabella, la ragazza trovata morta ai piedi di una grande briglia in cemento, non si d? pace e nel dolore senza requie si rifugia in questi pensieri cercando consolazione nella speranza che l'amata figliola sia spirata subito, dopo il volo e il tremendo impatto con il terreno. Prende corpo intanto un'altra ipotesi, forse la pi? attendibile, sulla sua tragica fine: la ragazza, sensibile e fiduciosa, si sentiva rifiutata dagli amici, era in cerca di un riconoscimento, di un ruolo all'interno del gruppo che frequentava. Ma in ogni gruppo esiste un leader e un elemento fragile, che inevitabilmente ? destinato a piegarsi, ad essere sottomesso. Innescando un conflitto interiore difficilmente sanabile.
Le indagini, sciogliendo i dubbi e le incertezze dell'ultima dolorosa vicenda, hanno cercato di dare, con i serrati, difficili interrogatori, un riscontro certo alle attese della gente e della famiglia disperata, escludendo nella drammatica scelta personale di Isabella un concorso diretto da parte di estranei. In ogni caso, una vicenda inquietante che ha introdotto immediatamente la dinamica di un fenomeno, diffuso in Cadore ma soprattutto a San Vito, che sbrigativamente viene definito dagli specialisti come "disagio giovanile". Una definizione che nel paese della valle del Boite pare una ferita inferta al cuore di una comunit? sofferente, che da anni cerca di capirne qualcosa di pi? e che anche questa volta chiede alle componenti del governo locale (amministrazioni, parrocchie, scuole, genitori) di affrontare senza indugio una situazione che tutti definiscono pesante e fonte di preoccupazione. Partendo naturalmente dai dati oggettivi. Alla Magnifica Comunit? Cadorina, qualche anno fa, la diagnosi di alcuni specialisti, chiamati a convegno, aveva dato esiti dai toni allarmistici. Puntava il dito sull'alcolismo, per esempio, diffuso e praticato a tutti i livelli, o sullo sconvolgente dato dei suicidi, otto volte pi? alto di tutto il Veneto, o sulle tossicodipendenze. In una recente inchiesta, promossa dal mensile Il Cadore tra gli studenti delle scuole superiori (sono stati ben 350 a rispondere), si ? cercato di verificare da che parte si annida l'insoddisfazione, la perdita del senso di appartenenza, il disagio a vivere che molti giovani avvertono e che segnalano con forza, anche con un comportamento cinico o aggressivo o irridente. ?Ma ? difficile catturare la loro attenzione proponendo schemi antichi e superati, anche se tutti riconoscono che non si investe abbastanza sulle nuove generazioni?. Che fare, allora? Gli specialisti sostengono che bisogna avviare un progetto che coinvolga in prima persona sindaci, scuole, famiglie, medici, esperti, associazioni volontaristiche. Ovvio. Ma si tratta di mettere a punto un progetto che nasca da un lavoro collegiale condotto su un tavolo di concertazione. Nelle scuole qualcosa si sta muovendo ed ? un buon avvio. Ma ? tempo che i grandi discorsi, che ormai tutti conoscono a menadito, si calino concretamente sul territorio.





drummer82 ha scritto:ma non ho capito...
? stata uccisa di sicuro da uno di quelli che erano a quella festa??![]()
che storia cmq...







drummer82 ha scritto:ma come potevano odiarla cos? tanto da volerla morta?![]()








gastone90 ha scritto:ma ma mahanno detto che si ? suicidata perch? era un p? rifiutata..
parlano veramente senza sapere su studio aperto


Metallaro ha scritto:Ragazzi,scegliere le proprie compagnie non ? facile





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