Allora vi racconto la mia esperienza
Stavamo cercando un nuovo cantante (e un bassista che non avevamo mai avuto), verso metà febbraio, visto che il precedente ci aveva tirato il pacco. Eravamo al tempo io e i due chitarristi, che chiamerò G e L. L in particolare era quello che aveva proposto di formare il gruppo e che si è sempre prodigato per trovare contatti e membri.
Un giorno ci fa: “Ci sarebbe un cantante, è il vicino di appartamento della ma ragazza, lo sento cantare ogni volta che vado in bagno (non viceversa n.d.r.), è bravo!” e noi: “Ok, proviamo!”. Allora L gasatissimo aggiunge: “Ha già un gruppo suo, dove è soprannominato Hell Mariacho, e ha 32 anni!” “Oh signore” penso io (noi abbiamo sui 21/22 anni, però l’età è ininfluente, è il soprannome che mi ha fatto scattare qualcosa…).
Vabbè.
Si avvicina il giorno delle prove e sempre L mi manda un messaggio con testuali parole: “Parlato con il cantante ed è felice di provare con noi, è molto professionale e gli piace produrre roba sua e scrivere e comporre canzoni facendo jam in studio, ottimo inoltre è un vero rockettaro, meglio di così!” “Figata, siamo a cavallo” penso io.
Mi sbagliavo.
Siamo in sala, ad un certo punto entra sto tizio assurdo, giacca con le toppe di gruppi metal, capelli mesciati biondi (almeno sembrava così), con una radio e un sacchetto con dentro un microfono e non so cos’altro. Si presenta tutto sorridente con una stretta di mano poderosa “Con il mio gruppo faccio hardcore doom”.
Sì. Hardcore doom.
Prima di provare dice di volersi scaldare un po’, così improvvisiamo qualcosa. Attacco un tempo semplice, L e G mi stanno dietro. Il cantante inizia a cantare (?) in inglese, ossia ad associare parole in presunto inglese tra loro senza un senso preciso. L ci aveva detto anche questo, sarà il suo modo di comporre. Il cantante afferma che sente un bel feeling con gli strumenti.
Vabbè.
Allora L gli dice che proveremo un po’ i nostri pezzi. Lui ovviamente non li sa, così ne proviamo prima uno tra noi tre. Ovviamente, come tutti provinati prima di lui, dice che la canzone gli piace. Riproviamo con lui, ma niente, non riesce ad entrare nel pezzo. Allora fa: “Se volete improvvisiamo ancora un po’, magari come faccio con il mio gruppo” Al che parto con un tempo sostenuto, lui inizia a biascicare parole a caso. Ma stavolta urlate. Si sente che sforza la voce, infatti dopo poco ci ferma, dicendo: “Scusate, ma stasera ho la voce un po’ giù, mi sto facendo un po’ male. Comunque mi piace come viene fuori il sound, sento che c’è intesa”.
Vabbè.
L dice: “Se vuoi proviamo You Could Be Mine de Guns and Roses” Attacchiamo, io era da mesi che non la suonavo (a dire il vero non l’ho mai imparata completamente), quindi ad un certo punto inizio a suonare a caso.
Ma nessuno se ne accorge.
I chitarristi ci danno dentro, il cantante si sforza ma non ci arriva.
Niente, ricominciamo ad improvvisare. Il cantante: “Stavolta quando vi dico -sloooow!- voi rallentate di colpo!” Eccerto, è hardcore doom. Ricomincia con lo sproloquio incomprensibile con voce forzatissima, in più si avvicina a ciascuno di noi a balzi e ci fissa negli occhi intensamente; quando arriva da me da una manata ad un piatto che, per colpa dell’asta fissata male, si inclina di 90° verso l’alto e diventa inutilizzabile per il resto della jam. Cerco disperatamente gli sguardi di G e L. Niente.
Vabbè.
“Se volete vi faccio sentire una cosa registrata con il mio gruppo” allora prende la radio. Sull’altoparlante destro c’è una macchia “Ah, sì, ci ha pisciato sopra un cane!” Ah beh.
Accende la registrazione: si sente la stessa identica cosa che abbiamo suonato non più di un minuto prima. Finito di ascoltare chiede se c’è un bagno per bere, così esce.
Nel frattempo mi consulto con G e L. G non crede a quello che sta succedendo, come me del resto. Continua a ripetere: “Pazzesco… Pazzesco…”. Io gli chiedo: “Perché non mi ricambiavi lo sguardo?” “Perché sarei scoppiato a ridere”.
Vabbè.
La serata continua più o meno in questo modo, improvvisiamo alla boia di un giuda, il cantante inizia ogni volta con una risata, arrivando poi a perle del tipo “labatusabatsciubitabala” ripetuto ad libitum a velocità scandalose, avvicinandosi sempre di più al pavimento, fino a fermarci perché si sforza troppo; ma continua a sostenere che gli sembra ci sia un buon feeling.
Alle 23 deve scappare, ma prima “Vi ho portato delle copie del mio libro. A pochi giorni lo venderanno in farmacia, ahah! (?)” Ah, ecco cos’altro c’era nel sacchetto. Fa pure lo scrittore, ma L lo aveva detto.
Vabbè.
Se ne va, sfogliamo il libro, ognuno legge qualche riga a caso della sua copia (però per questo ci vorrebbe il topic “il libro più assurdo che abbiate mai letto”).
Decidiamo sul da farsi: il cantante non va. L si lamenta: “E come faccio a dirglielo? Lo vedo praticamente ogni giorno!” Ah già.
Una serata allucinante: mi sono distrutto perché non abituato a suonare con tale ignoranza per così tanto e per due ore ho provato un misto di stupore, disappunto, senso del ridicolo e pena.
Non ho più visto il cantante da allora, ma L ha riferito che a tutt’oggi si salutano tranquillamente.
I fatti non sono andati proprio in quest’ordine, ma tutto quello che ho scritto è successo veramente.
Vabbè.