una volta un mio prof di economia aveva fatto una modellizzazione di un problema simile molto interessante.
aveva rappresentato tutto il genere umano su un grafico, i cui assi erano "quantita' di benefici ottenuti per se' con le proprie azioni" e "quantita' di benefici che gli altri ottengono dalle nostre azioni". naturalmente entrambi questi parametri potevano avere valori negativi. cosi' in pratica ha diviso il genere umano in 4 categorie:
- chi fa bene per se' e gli altri: intelligenti (5% della popolazione

)
- chi fa bene a se' procurando danno agli altri: "furbi" (30%)
- chi fa danni a se' e bene agli altri: coglioni (30%) (naturalmente se dal beneficio agli altri si arrivera' in futuro a un beneficio per se' si dovrebbe ricadere nel primo caso ... piu' o meno)
- chi fa danni a se e agli altri: peggio che coglioni :/ (35%)
quindi per rispondere un po' al tuo post ... imho le casistiche non sono abbastanza dettagliate per dare una risposta precisa
"L'amico che si scopa l'amica del suo amico."
se voleva fare un torto all'amico e' furbo, se invece ci teneva e lo perde e' coglione ... (ma se e' solo un'amica potrebbe anche darsi che all'amico non interessi per nulla! quindi furbo)
"Il coraggioso che muore per salvare uno sconosciuto."
rientra nella categoria di chi fa danno a se' per far bene agli altri: certo se fosse sopravvissuto sarebbe stato eroico, se il rischio era quantificabile all'inizio e sapeva di non essere in grado e' stato coglione!
"Il buono che si fa calpestare piuttosto che venire meno ai suoi principi."
Gandhi e' un ottimo esempio di questo... se alla fine ha ottenuto qualcosa e' stato intelligente, ergo se i principi sono validi allora va bene!
insomma, il coglione come "persona incapace di produrre beneficio per se'" non mi disgusta come definizione. certo come ogni parola del linguaggio familiare-gergale non ha un significato cosi' netto e definito, imho