da GiuseppeCaruso il gio gen 12, 2006 5:11 pm
Esperienza fatta al triennio ? 2005/06
Fin dall?inizio dell?estate, spesso mi sono assorto ad immaginare come sarebbe stato questo terzo anno, qua all?industriale. Beh? Pensieroso come sono, in qualunque momento della giornata mi poteva capitare di pensarci su, che fossi in piazza con gli amici, sulle onde del mare o a casa a leggere John Dewey. Ne pensai di tutti i colori, provai a immaginare tutte le possibili soluzioni, nuovi professori, nuove materie, nuovi compagni: niente sembrava spaventarmi o intimorirmi?
Il risultato? Un animo cos? preparato da sentirsi tale da poter affrontare tutto, in pace e serenit?.
Certo. Ma ovviamente c?? sempre qualcosa che non si pu? prevedere o immaginare: e chi poteva mai pensare che quell?addormentato del Prof. De Caro mi metteva nel corso elettronico invece dell?informatico? Alla fine solo piccole inezie che possono capitare. Tutto risolto...
Il primo giorno, l?impatto principale fu dato dall?eccessiva, direi, quantit? numerica degli alunni.
Accidenti!!! Trenta ragazzi!!! <<Ma io voglio proprio vedere com?? che dobbiamo lavorare>> ho pensato di botto? Per essere la prima idea suscitata dalla classe, non era certamente una delle migliori e non era neanche molto promettente. Una consolazione a proposito fu la vista di quattro belle donzelle, in mezzo ai quei grezzi alunni maschi. Esse avrebbero sicuramente aperto a molti di noi un confronto sociale molto pi? ampio? Fin dai tempi dello scientifico desideravo confrontarmi con qualcuno di sesso femminile, che solitamente, si rivela pi? infallibile nello studio, ma anche se in questo caso non lo fosse stato, si trattava sempre un qualcosa che nei due anni precedenti non ho potuto provare.
Ho iniziato in modo ottimistico. Ero pronto a fare di tutto, carico dalla voglia di fare, tanto era che aspettavo di sedermi in quella sedia, accanto al mio ?casuale? compagno di banco Antony.
Parliamo appunto, dei compagni. Con il passar dei giorni ho potuto percepire di che pasta era fatta la classe. Sincero: con quella pasta non c?avrei fatto n? il semolino n? i maccheroni o qualsiasi altro intruglio veramente decente. Bene hanno fatto Angela e Vittoria ad andarsene. Brave davvero. Angela in particolare sarebbe stata sprecata in mezzo a quei? ehm.. grezzi.
Ero veramente scettico e pessimista di quel che era la classe. Una classe veramente rumorosa, ragazzi che si atteggiano in modo non molto gradevole, ?persi? di tutte le razze: il bullo, il fumatore di spazzatura, il tira ?cozzate?, quelli che fanno tutto tranne che scuola, chi sputa palline di carta, chi urla senza motivo, chi non mi fa sentire che cavolo dice la prof. Zappal?, poi il fantacalcio, i labirinti inestricabili di banchi, partite a carte, telefonini che suonano, poi i pi? innocenti, i ?caliatori? d?inizio anno?
Accidenti, in fondo sono cose normali per una classe? Ma stiamo parlando di TRENTA ragazzi!!! Al terzo, oltretutto? Arrivai a pensare due cose un po? contrastanti: la prima, ovviamente, che si non si poteva di certo lavorare in quella classe, date le sue condizioni, la seconda, che forse ero l?unico cretino in mezzo a trenta ragazzi che voleva lavorare?
Ma il tempo, cambia le cose. Ebbi una parziale rivalutazione. Mi accorsi che in mezzo a quei piccoli uomini, c?erano grandi uomini. Non che andassero proprio benino a scuola, ma non aveva importanza: ragazzi simpatici, giusti, onesti. Quelli erano la classe. La classe che avrei voluto che fosse? Deturpata da ragazzi non peggiori, solo un po? troppo vivaci, presi ancora dall?euforia della giovinezza. Non che io sia un vecchio, ma per un motivo o l?altro, sono cose che ho gi? fatto e ora non ho pi? voglia di farle. Possiamo dire che le ho ?sorpassate?. Ma ognuno le sorpassa a suo tempo. Ogni tanto anche a me piace fare un po? di rumore in classe, combinare qualcosa, fare uno scherzo, ma non tutti i momenti sono adatti per farlo.
Un?altra novit? quest?anno, sono le nuove fiammanti materie: statistica, sistemi, informatica, elettronica. Fin dal primo approccio non ho incontrato grandi difficolt?, forse un po? in elettronica non tanto per la sua difficolt? oggettiva, ma per la superficialit? con cui ne ho preso cura.
Non tanto maggiore la cura con cui ho preso le altre materie. Studiando poco, in questi mesi ho ottenuto tanto rispetto ai miei ?colleghi?. Niente di eccezionale, anzi diverse volte mi son proprio perso in un bicchiere d?acqua. Per non riperdermi, ultimamente ho deciso di darmi una regolata, anche se la classe non ? molto di aiuto a tale riguardo. Certe volte passa anche la voglia.
Ma nonostante tutto, le mie aspettative restano alquanto positive e nutro abbastanza sicurezza per la mia promozione. Ma non voglio aggiungere altro. Sarebbe egoistico. Perch? in verit? ci sarebbe da preoccuparsi di pi? della situazione dei miei compagni, gi? molti di essi confermati amici.
Appunto io dico che mi dispiace per loro, ma anche per altri, l? in mezzo hai trenta, abili, che possono riuscire molto bene e non riescono a causa della caoticit? della classe, e non hanno chi li capisce, chi li comprende o chi li aiuta. Hanno invece chi li opprime, chi li prende in giro, chi gli scherza troppo pesantemente? E come aiutarli tutti? Sono troppi!
Questo ? il triennio dove mi trovo, insieme all?esperienza che ne sto nutrendo. Al vecchio biennio ci penso ancora, ormai alle spalle, che per? alla fine, non sembra tanto diverso dal suo fratellone ?triennio?. Le differenze sono pi? legate ad altro che alla difficolt? dello studio, anzi certe volte ho la sensazione che sia pi? facile? Non ci sono professori particolarmente severi, e devo proprio dire che tutti si vogliono guadagnare lo stipendio: spiegano veramente bene!
Tutto sommato, quel che pensavo durante gli svaghi estivi non mi ha portato lontano da quel che poteva essere la mia cara terza classe? Dopotutto, che mai doveva esserci in questa terza? Per compagni canguri australiani e per professori alieni senza scrupoli?
Per fortuna no, solo persone come me, ragazzi e ragazze, che ognuno a suo modo, affronta questa piccola grande tappa chiamata ?terzo anno?.
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GiuseppeCaruso il ven gen 13, 2006 3:40 pm, modificato 1 volta in totale.
La chiave della felicità è scoprire cosa è adatto a fare un uomo e dargli la possibilità di farlo.