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Idea VS Pragma || Politica&GIovani, cosa ne pensate?

MessaggioInviato: ven feb 10, 2006 10:52 pm
da choffan
Ho risposto ora ad un signore che mi aveva scritto dopo aver letto una mia vecchia lettera pubblicata su repubblica. Siccome penso di avergli detto cose opinabili, mi piacerebbe confrontarmi con voi su questo tema, perch? lo trovo molto interessante.
Questa ? la mia risposta:

E' un piacere tornarti a sentire dopo tanto tempo.
A quanto pare due accadimenti interessanti si sono intersecati dando vita ad una coincidenza. Ti invito a leggere Repubblica di oggi, perch? c'? una lettera singolare. Ho letto con piacere la tua lunga risposta e mi fa piacere che abbia citato le mie parole ad Augias (a proposito, di quale lettera gli hai parlato, per curiosit??).
Rispondo frettoloso perch? ora come ora ho poco tempo ma spero di poter approfondire in un futuro immediato alcuni interessanti punti.
Riguardo la speranza: diciamo che cado in un controsenso, perch? non avrebbe senso continuare a vivere se neppure le pi? piccole azioni non fossero sorrette da un'aspettativa, da una fiducia nei confronti della conseguenza che queste azioni porteranno. Esempio banale ma abbastanza chiarificante: non spenderei venti dei miei minuti a cercare di risaldare i contatti bruciati delle mie cuffie stereo, se non portassi nella mia azione la speranza di poter aggiustare le cuffie.
Se allarghiamo questa dimensione di azione-conseguenza domestica all'intera realt? ed assistiamo ad un necessario scontro tragico tra singolo ed universale, che vede frustrato il proprio ideale\obbiettivo (vuoi la Libert?, la Pace, o qualunque altro ideale generale) perch? oggettivamente irrealizzabile nella sua essenza pi? pura, ma costretto in una miriade di compromessi e catene.
Io compio un'azione in vista di un fine universale rappresentanto nel mio ideale, ma ? conseguenza scontata la fallimentariet? della mia azione, in quanto nessuna azione pu? dirsi realizzatrice di un'Idea...
Questo ? un modo di pensare fallimentare e pericoloso che conduce attraverso la via della frustrazione al circolo vizioso della depressione.
Ma vi ? anche chi vede l'Ideale come un'essenza declinata e scomposta in un'infinit? di atomi, di azioni, di comportamenti praticabili nella vita di tutti i giorni, attraverso i quali ? possibile Sentire in s? il realizzarsi del grande ideale. Un puzzle che si ricompone pezzo a pezzo, tangibile, appagante.
Lo sforzo necessario a passare da una visione all'altra ? inumano ma necessario a salvare se stessi e a passare dal semplice piangersi addosso e logorarsi a fare qualcosa di concreto per gli altri. Questa visione di un'azione concreta che va a formare l'ideale spesso, da chi vede solo il Tutto e il Niente, ? associata al timore dell'ottusit? e dalla perdita di una certa sensibilit?.
Concentrandomi sul mondo reale, impegnando il mio pensiero sul pragmatico e sullo spendibile corro il rischio di dimenticare quella visione generale del cosmo e del suo funzionamento. E' una visione inutile, distruttiva per chi non riesce a staccarsene, pericolosa per gli altri in quanto pu? portare l'osservatore a stati di devianza inconciliabili con la nostra essenza sociale(pensare il mondo come un'infinito in cui l'uomo non ? che una minima parte di esso, pu? spingermi a considerare l'uomo tanto spregevole da non considerarlo che come semplice atomo, atomo che io posso sottoporre alle pi? atroci sofferenze, perch? privo di qualsiasi specificit? o peculiarit?). Ma ? anche una visione in cui l'animo si rifugia in uno stato di profonda melanconia, sentendo fino in fondo la potenza della propria interiorit?, accompagnando questo sentimento ad un malato senso di orgoglio, l'orgoglio di colui che unico fra tanti riesce a permettersi una visione cos? inumana e distaccata.
L'impegno in politica ? possibile esclusivamente scollegando la propria visione da questa osservazione dell'universale, abbandonando il concetto universale dell'Ideale.
Altrimenti si cade nel bagno di sangue e nel processo all'intenzione, come ? possibile vedere in ogni guerra di Fede, nei regimi totalitari (dove morale e politica coincidono) e nel Terrore francese.

E' vero: il Berlusca ? l'unico in grado di accalappiarsi il consenso di una nutrita fetta di giovani, giovani che per il solo fatto di esistere meriterebbero di sprofondare nelle viscere della terra; ma ? anche innegabile che un numero non indifferente di miei coetanei si interessi attivamente al mondo che lo circonda, cercando una realt? non filtrata dalla retorica del politico di turno.
Sono per? eccezioni, ed eccezioni vengono considerate dall'opinione pubblica, a ben pensarci. Lo stesso fatto che la mia lettera fosse stata pubblicata ne ? un sintomo eccellente: se l'opinione pubblica considerasse normale ci? che ho scritto, mai avrei visto pubblicata quella lettera, e, soprattutto, mai avrei ricevuto tante e tante risposte da chi l'aveva letta "sbalordito".
Non vi ? niente di eccezionale in quelle parole, ma, secondo la pubblica opinione, ? eccezionale che io, "reietto diciassettenne" le abbia potute pensare. Questo ? sufficiente, a mio avviso, a dimostrare l'intrinseca sfiducia dell'uomo acculturato razionale moderno nei confronti dei propri simili e, in particolare, nelle aspettative sulla propria prole.