Se siete bravi, potete fare tutto, anche stuprare ragazzine
GENOVA: HA INDICATO IL CASSETTO DOVE TENEVA LA FELPA CON CUI HA COMPIUTO MOLTE DELLE AGGRESSIONI IN ASCENSORE
Il maniaco timido e bellissimo: ?Vi do io le prove?
Venticinque ragazze l?hanno riconosciuto
28/9/2006
di Stefania Miretti
L'identikit del pedofilo di Genova
GENOVA. Il bruto ? bello come il sole. Prepara i Martini cocktail pi? buoni della citt?, e nelle sue mani da prestigiatore lo shaker sembra danzare. Aiuta le vicine a portare su la spesa, sospiri delle ragazzine nell?androne del caseggiato.
Lo hanno ammanettato in strada: ?Sai benissimo perch??. Lui ha abbassato gli occhi chiari ?con dolcezza, come un bambino sorpreso con le mani nella marmellata? racconta Claudio Sanfilippo, il capo della squadra mobile genovese che da due anni gli dava la caccia e ha infine arrestato proprio quel ?ragazzo gentile? che s?aspettava, e magari un po? temeva, di trovare. Poi li ha rialzati e ha sussurrato: ?Sono nella merda, eh??.
Si chiama Edgard Bianchi e in questura ha pianto. Ha spiegato agli agenti in quale cassetto avrebbero trovato la felpa che alcune delle sue vittime avevano descritto e il piercing che la scientifica gli aveva disegnato sul sopracciglio tracciandone l?identikit: le prove contro se stesso. Faticava a parlare e a un certo punto hanno capito di dover allontanare l?agente donna che, si pensava, l?avrebbe messo pi? a suo agio. Gli hanno chiesto del bambino che ? stato, e nei suoi occhi Sanfilippo crede di aver scorto un buco nero, ?come un?assenza di emozione?. Gli hanno domandato perch? uno come lui, che potrebbe avere qualunque coetanea - e una ragazza ce l?ha, Daniela, innamorata cotta e bellissima anche lei - aggrediva le tredicenni. Ma non ha saputo spiegare.
Edgard ? il ?mostro? che ha tenuto sotto scacco Genova, il ?maniaco? che aspettava le alunne delle medie inferiori all?uscita di scuola, le seguiva fino a casa, fin sull?ascensore, e l? chiedeva di essere toccato e baciato. Le vedeva passare da dietro il bancone del bar, lui cambiava posto di lavoro e gli inquirenti a cercare di dare un senso a quella strana traiettoria di agguati. Tutte lo hanno riconosciuto, le ragazzine che ieri sono sfilate in questura accompagnate da mamma e pap?; le venticinque vittime che all?indomani della violenza avevano spiegato che s?, loro lo sapevano che a Genova c?era un ragazzo malato che aggrediva in ascensore, ma non pensavano che un ?mostro? fosse fatto cos?, con gli occhi buoni, la faccia carina, le scarpe giuste. Edgard, d?altronde, prima di scappare a volte chiedeva scusa, altre s?informava: ?Va tutto bene??. E spesso lo faceva in portoghese, la lingua materna.
Di quella mamma giovane e vistosa, severa e laureata, ? rimasto il cognome, Nunes, sul citofono scassato del palazzone di via Martiri del Turchino 61 interno 7: Cep di Pra, quartiere dormitorio un tempo malfamato che ha saputo conquistare negli ultimi anni una sua decorosa rispettabilit?. Oltre la porta sbreccata, tre stanze, cucina e due poggioli affacciati su una curva in salita: l? Edgard e suo fratello Axel, adolescenti, sono rimasti a presidiare la famiglia che c?era, il padre che passava a trovarli ogni tanto, la mamma che andava e veniva dal Portogallo, soprattutto andava. Raccontano i vicini che ?i ragazzi si sono dovuti rimboccare le maniche molto presto e da allora hanno sempre lavorato duro?. La bandiera della Sampdoria appesa alla finestra, una tuta da ginnastica blu messa malamente ad asciugare, nessuna pianta sul balcone, un cuoricino trafitto disegnato a matita sul muro accanto al campanello. Axel ora sta chiuso l? dentro, la testa tra le mani. Nell?appartamento accanto le signore Bigeri e Ratta hanno le lacrime agli occhi e domandano alla cronista come fare ?per andare a trovare Edgar?. Anche le signore Marciano e Mongiardini del secondo sono commosse, ?li abbiamo visti crescere i due fratelli, ragazzi educati e sempre disponibili, anche il piccolo?. Edgard, un metro e ottantacinque, lo chiamano cos?.
Qui tutte hanno figlie e nipoti dell?et? delle vittime del maniaco dell?ascensore, bambine entrate con lui mille volte nella cabina cigolante dalle pareti graffiate (gran falli, iniziali, ancora cuori, le solite cose), magari un po? invidiose del via vai di ragazze su al penultimo piano. ?Sono sempre stati due don Giovanni i fratelli Bianchi? racconta Marcella dell?ammezzato, una figlia di undici anni, ?ma le nostre ragazzine lui non le ha mai molestate. A Edgard voglio bene. Mica lo porteranno in carcere??.
Ieri sera il gip Daniela Faraggi ha convalidato l'arresto. A tradire l?artista dei cocktail sono stati un bicchiere e una cicca di sigaretta. Gli investigatori li hanno prelevati sabato sera nel bar del centro, a pochi passi dalla questura, dove il giovane faceva volteggiare il suo shaker. Il dna dice che Edgard ? proprio nella merda, responsabile di almeno tre delle venticinque aggressioni. Daniela non ci crede e Axel non trova parole, ma rester? accanto a suo fratello. Loro due soli affacciati su una curva in salita, come sempre.
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Non provo amarezza perch? ormai ho digerito da molto tempo che il popolo ha i suoi appetiti ed ? pronto a perdonare e amare il pi? crudere e sanguinario boia del mondo.
Leggete, davvero, leggete e perdete ancora un po' di fiducia nel senso critico delle persone.
Dov'? la Lega? Lo castriamo allora?
Il maniaco timido e bellissimo: ?Vi do io le prove?
Venticinque ragazze l?hanno riconosciuto
28/9/2006
di Stefania Miretti
L'identikit del pedofilo di Genova
GENOVA. Il bruto ? bello come il sole. Prepara i Martini cocktail pi? buoni della citt?, e nelle sue mani da prestigiatore lo shaker sembra danzare. Aiuta le vicine a portare su la spesa, sospiri delle ragazzine nell?androne del caseggiato.
Lo hanno ammanettato in strada: ?Sai benissimo perch??. Lui ha abbassato gli occhi chiari ?con dolcezza, come un bambino sorpreso con le mani nella marmellata? racconta Claudio Sanfilippo, il capo della squadra mobile genovese che da due anni gli dava la caccia e ha infine arrestato proprio quel ?ragazzo gentile? che s?aspettava, e magari un po? temeva, di trovare. Poi li ha rialzati e ha sussurrato: ?Sono nella merda, eh??.
Si chiama Edgard Bianchi e in questura ha pianto. Ha spiegato agli agenti in quale cassetto avrebbero trovato la felpa che alcune delle sue vittime avevano descritto e il piercing che la scientifica gli aveva disegnato sul sopracciglio tracciandone l?identikit: le prove contro se stesso. Faticava a parlare e a un certo punto hanno capito di dover allontanare l?agente donna che, si pensava, l?avrebbe messo pi? a suo agio. Gli hanno chiesto del bambino che ? stato, e nei suoi occhi Sanfilippo crede di aver scorto un buco nero, ?come un?assenza di emozione?. Gli hanno domandato perch? uno come lui, che potrebbe avere qualunque coetanea - e una ragazza ce l?ha, Daniela, innamorata cotta e bellissima anche lei - aggrediva le tredicenni. Ma non ha saputo spiegare.
Edgard ? il ?mostro? che ha tenuto sotto scacco Genova, il ?maniaco? che aspettava le alunne delle medie inferiori all?uscita di scuola, le seguiva fino a casa, fin sull?ascensore, e l? chiedeva di essere toccato e baciato. Le vedeva passare da dietro il bancone del bar, lui cambiava posto di lavoro e gli inquirenti a cercare di dare un senso a quella strana traiettoria di agguati. Tutte lo hanno riconosciuto, le ragazzine che ieri sono sfilate in questura accompagnate da mamma e pap?; le venticinque vittime che all?indomani della violenza avevano spiegato che s?, loro lo sapevano che a Genova c?era un ragazzo malato che aggrediva in ascensore, ma non pensavano che un ?mostro? fosse fatto cos?, con gli occhi buoni, la faccia carina, le scarpe giuste. Edgard, d?altronde, prima di scappare a volte chiedeva scusa, altre s?informava: ?Va tutto bene??. E spesso lo faceva in portoghese, la lingua materna.
Di quella mamma giovane e vistosa, severa e laureata, ? rimasto il cognome, Nunes, sul citofono scassato del palazzone di via Martiri del Turchino 61 interno 7: Cep di Pra, quartiere dormitorio un tempo malfamato che ha saputo conquistare negli ultimi anni una sua decorosa rispettabilit?. Oltre la porta sbreccata, tre stanze, cucina e due poggioli affacciati su una curva in salita: l? Edgard e suo fratello Axel, adolescenti, sono rimasti a presidiare la famiglia che c?era, il padre che passava a trovarli ogni tanto, la mamma che andava e veniva dal Portogallo, soprattutto andava. Raccontano i vicini che ?i ragazzi si sono dovuti rimboccare le maniche molto presto e da allora hanno sempre lavorato duro?. La bandiera della Sampdoria appesa alla finestra, una tuta da ginnastica blu messa malamente ad asciugare, nessuna pianta sul balcone, un cuoricino trafitto disegnato a matita sul muro accanto al campanello. Axel ora sta chiuso l? dentro, la testa tra le mani. Nell?appartamento accanto le signore Bigeri e Ratta hanno le lacrime agli occhi e domandano alla cronista come fare ?per andare a trovare Edgar?. Anche le signore Marciano e Mongiardini del secondo sono commosse, ?li abbiamo visti crescere i due fratelli, ragazzi educati e sempre disponibili, anche il piccolo?. Edgard, un metro e ottantacinque, lo chiamano cos?.
Qui tutte hanno figlie e nipoti dell?et? delle vittime del maniaco dell?ascensore, bambine entrate con lui mille volte nella cabina cigolante dalle pareti graffiate (gran falli, iniziali, ancora cuori, le solite cose), magari un po? invidiose del via vai di ragazze su al penultimo piano. ?Sono sempre stati due don Giovanni i fratelli Bianchi? racconta Marcella dell?ammezzato, una figlia di undici anni, ?ma le nostre ragazzine lui non le ha mai molestate. A Edgard voglio bene. Mica lo porteranno in carcere??.
Ieri sera il gip Daniela Faraggi ha convalidato l'arresto. A tradire l?artista dei cocktail sono stati un bicchiere e una cicca di sigaretta. Gli investigatori li hanno prelevati sabato sera nel bar del centro, a pochi passi dalla questura, dove il giovane faceva volteggiare il suo shaker. Il dna dice che Edgard ? proprio nella merda, responsabile di almeno tre delle venticinque aggressioni. Daniela non ci crede e Axel non trova parole, ma rester? accanto a suo fratello. Loro due soli affacciati su una curva in salita, come sempre.
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Non provo amarezza perch? ormai ho digerito da molto tempo che il popolo ha i suoi appetiti ed ? pronto a perdonare e amare il pi? crudere e sanguinario boia del mondo.
Leggete, davvero, leggete e perdete ancora un po' di fiducia nel senso critico delle persone.
Dov'? la Lega? Lo castriamo allora?

