Sulle vecchiette e sui mezzi pubblici
Ho compiuto ricerche e nel tempo ho scoperto che oltre una certa et?, soprattutto per quanto riguarda le donne, comincia a farsi strada nell'anima una profonda repulsione (forse addirittura genetica) per il servizio di mobilit? pubblica.
Al momento ho 21 anni e frequento i tram e i bus in tutti i giorni scolastici da 8 anni. Ho perci? lungamente osservato e concludo qui i miei risultati. Cercher? di analizzare con ordine ogni punto.
La vecchietta decide di uscire.
Le vecchiette non hanno nulla da fare tutto il giorno, un po' perch? sono in pensione e un po' perch? anche se volessero fare delle cose non ci riuscirebbero per limiti fisici. Ma una volta al giorno vanno al mercato. A che ora vanno al mercato? Alle 7, cos? da godere del fresco del mattino e trovare meno gente? Alle 9, cos? da alzarsi un po' pi? tardi e non soffrire il freddo? No. Alle 8, cos? da intasare i pullman gi? strapieni della gente che deve andare a lavorare o a scuola.
Quando torna? All'una, ovviamente, quando i pullman sono strapieni degli scolari e dei lavoratori che tornano a casa.
La vecchietta decide la linea da prendere.
Non ? mai facile prendere la linea giusta, anche perch? non vedono il numero. Mai. Anche quando il bus ? fermo a fare la fermata.
Allora arriva il 55: <<Scusi, ? il 17?>> <<No signora, ? il 55>>. Poi arriva il 62: <<Scusi, ? il 17?>> <<No, ? il 62>> <<Ma quando arriva il 17?>> <<Non lo so signora, mica sono Frate Indovino io!>>. Poi arriva il 17.
<<E' il 17?>> <<S? signora>> ormai incredula, fa: <<Ma ? quello barrato?>> <<Signora, non esiste il 17 barrato>> <<Allora devo prendere questo?>> <<Ecchenneso signora di quello che deve prendere lei!>>. Ancora lievemente risentita della risposta, accenna al primo gradino. <<Lei va in corso Unione, dove c'? il Colicher? Mi dice quando devo scendere?>> (intende il Koelliker, probabilmente ci va per lo stesso motivo che traspare nella storpiatura del nome) <<S? signora>>.
Ora: non ? forse vero che su ogni palina ci sono i percorsi delle linee con i nomi di ogni fermata? Non ? forse vero che la GTT spende periodicamente un mucchio di denaro per arricchire ognuna delle migliaia di fermate della citt? con una grande e dettagliata cartina a colori? Non ? forse vero che su ogni Tuttocitt? ci sono le mappe della rete di trasporto? Non ? forse vero che vendono le mappe di grandi dimensioni in edicola? Lasciamo poi perdere le informazioni su internet perch? sappiamo l'et? delle interessate...
La vecchietta sale sul pullman.
I pullman non sono in ritardo per via del traffico o del conducente. Sono in ritardo perch? una singola vecchietta impiega circa 10-15 secondi d'orologio a salire gl'irti gradoni del mezzo. Immaginiamoci il numero ingente di vecchiette che frequentano i mezzi pubblici...
A causa del suo scarso senso d'equilibrio, tende ad aggrapparsi con inimmaginabile energia e tanta disperazione a tutto quello che le capita a tiro, compresi i giovanotti come me (!). Tanto pi? che il conducente riparte con foga per cercare di recuperare il tempo perduto in fermata, per cui la poveretta viene spinta con grande forza dall'accelerazione del bus (e cade immancabilmente addosso a qualche giovanotto).
La vecchietta oblitera il biglietto di viaggio.
Un merito va riconosciuto alla vecchietta: oblitera sempre il biglietto. Anzi, entrano con sorriso vincente e biglietto in mano ben visibile, dritte decise verso la macchinetta. Il merito per? finisce qui.
Tanta ? la forza che usano nel tenersi ai sostegni quanto poca ? la forza che usano nell'inserire il biglietto nella fessura. Lo spingono dentro di qualche millimetro, timorose, come se la macchinetta potesse pinzar loro le dita, e poi sbottano: <<Eh, ma questo non funziona!>>. Normalmente per? sono dotate di grande determinazione; per cui tentativo dopo tentativo, millimetro dopo millimetro, finalmente raccolgono il coraggio per spingere fino in fondo il biglietto. Intanto sarebbero passate diverse fermate, alla faccia dell'obliterazione entro la prima fermata, ma va bene cos?...
La vecchietta viaggia.
Se il bus comincia a riempirsi e le sedie vuote diminuiscono, allora mi alzo per lasciar posto (io spero in una bella fanciulla, ma se arriva una vecchietta non importa). Arriva la vecchietta. Guarda raggiante il posto libero e ostentando stanchezza ci sbatte tutti i sacchetti del mercato. E basta. Cio?, lei sta in piedi e i sedani si siedono. Ma porco Giuda, per far sedere le melanzane allora mi siedo io, dannazione!
Spesso per? le pi? vitali ignorano i posti vuoti e si appiccicano al vetro della cabina del conducente, arrivando entro pochi secondi a parlare non si sa come del risotto senza cipolle che fa sua nuora, mentre lei ne mette in abbondanza. Il conducente, con una freddezza e una pazienza affinate da anni e anni in mezzo al traffico pi? mortifero, sopporta con qualche monosillabo: <<Eeeh... gi?>> <<Si s?>> <<Ah guardi...>>.
La vecchietta scende.
Sappiamo bene che il pulsantino rosso per prenotare la fermata ? tenace e non troppo morbido e sensibile. Con la stessa forza che impiega per il biglietto, la vecchietta spinge il bottone. Ovviamente, poich? non spinge abbastanza, non prenota un bel nulla. Ma non se ne cura, perch? prenotato o non prenotato lei in ogni caso non sente il campanello. Rimane comunque convinta di aver prenotato.
Il conducente non trova persone alla fermata cos?, finalmente, pu? per una volta sgasare e farsi la tirata fino alla prossima. Dopo un considerevole numero di metri dalla fermata (ovvero il tempo di realizzare che: 1- bisognava scendere a questa; 2- siamo un po' troppo veloci; 3- il bus non si ? fermato), lancia un preoccupatissimo grido: <<La fermataaa! Non si ferma alla fermataaa?>> <<Signora, non era prenotata>> <<Ma dovevo scendere qui!>> <<Ho capito ma non sono Frate Indovino, doveva prenotare!>>. A questo punto pu? comportarsi in due modi: aprirsi a quello che le viene detto e riconoscere che effettivamente non ha prenotato, oppure chiudersi sulle proprie idee e rivendicare ragione oltre l'evidenza. Inutile chiedersi cosa faccia una persona che ? al mondo da pi? di 70 anni: si blinda nella sua necessit? di scendere e nella sua convinzione di aver ragione. Intanto, naturalmente, tutte le altre vecchiette del pullman prendono a mormorare fra loro lo sdegno nei confronti del conducente e la solidariet? nei confronti della coetanea: tutto ci? sebbene non abbiano seguito nulla della vicenda, n? si curano di guardare se il segnalino rosso della fermata ? acceso o se nella loro memoria riescono a trovare il ricordo del campanello che suona.
Sui bus arancioni, in barba al regolamento, pretende di scendere davanti perch? ha la sciatica. <<Si avvicini bene al marciapiede, che faccio fatica a scendere>>. Naturalmente la fermata pullula di macchine (ma pi? volentieri interi furgoni) parcheggiati: il bus dunque tutto pu? fare fuorch? avvicinarsi al marciapiede. Borbottando disappunto, la vecchietta scende come se fosse l'ultima, proibitiva e stanca azione della sua vita.
Mi ? poi capitata una scena ai limiti del comico.
Vecchietta che sale sul 17 e rimane l? vicino alla porta anteriore. Poco prima del 17 c'? il 62. Il 17 e il 62 hanno una parte di percorso in comune. Vecchietta in totale silenzio. Alla fermata di via Guido Reni, il 62 prosegue avanti mentre il 17 rimane dietro a fare la sosta. Scendendo, fa con ironia: <<La ringrazio per essersi impegnato a farmelo perdere>> (riferendosi al 62 davanti).
Ma che cosa vuole? Ma voleva prendere il 62? Poteva dirlo al conducente, che avrebbe cercato di permetterlo con un colpo di clacson o altro! Ma che siamo tutti Frate Indovino? Ma che dobbiamo prendere tutti il 62 come lei? Fossi stato alla guida l'avrei asfaltata subito dopo averla fatta scendere: il conducente invece, che riflette pi? di me, avr? sicuramente pensato alle beghe giudiziarie conseguenti, e si ? limitato a odiarla senza dire nulla.
E gi? un altro degli innumerevoli rospi da ingoiare per garantire il servizio al cliente ma soprattutto per garantirgli di credere di avere sempre ragione.
Al momento ho 21 anni e frequento i tram e i bus in tutti i giorni scolastici da 8 anni. Ho perci? lungamente osservato e concludo qui i miei risultati. Cercher? di analizzare con ordine ogni punto.
La vecchietta decide di uscire.
Le vecchiette non hanno nulla da fare tutto il giorno, un po' perch? sono in pensione e un po' perch? anche se volessero fare delle cose non ci riuscirebbero per limiti fisici. Ma una volta al giorno vanno al mercato. A che ora vanno al mercato? Alle 7, cos? da godere del fresco del mattino e trovare meno gente? Alle 9, cos? da alzarsi un po' pi? tardi e non soffrire il freddo? No. Alle 8, cos? da intasare i pullman gi? strapieni della gente che deve andare a lavorare o a scuola.
Quando torna? All'una, ovviamente, quando i pullman sono strapieni degli scolari e dei lavoratori che tornano a casa.
La vecchietta decide la linea da prendere.
Non ? mai facile prendere la linea giusta, anche perch? non vedono il numero. Mai. Anche quando il bus ? fermo a fare la fermata.
Allora arriva il 55: <<Scusi, ? il 17?>> <<No signora, ? il 55>>. Poi arriva il 62: <<Scusi, ? il 17?>> <<No, ? il 62>> <<Ma quando arriva il 17?>> <<Non lo so signora, mica sono Frate Indovino io!>>. Poi arriva il 17.
<<E' il 17?>> <<S? signora>> ormai incredula, fa: <<Ma ? quello barrato?>> <<Signora, non esiste il 17 barrato>> <<Allora devo prendere questo?>> <<Ecchenneso signora di quello che deve prendere lei!>>. Ancora lievemente risentita della risposta, accenna al primo gradino. <<Lei va in corso Unione, dove c'? il Colicher? Mi dice quando devo scendere?>> (intende il Koelliker, probabilmente ci va per lo stesso motivo che traspare nella storpiatura del nome) <<S? signora>>.
Ora: non ? forse vero che su ogni palina ci sono i percorsi delle linee con i nomi di ogni fermata? Non ? forse vero che la GTT spende periodicamente un mucchio di denaro per arricchire ognuna delle migliaia di fermate della citt? con una grande e dettagliata cartina a colori? Non ? forse vero che su ogni Tuttocitt? ci sono le mappe della rete di trasporto? Non ? forse vero che vendono le mappe di grandi dimensioni in edicola? Lasciamo poi perdere le informazioni su internet perch? sappiamo l'et? delle interessate...
La vecchietta sale sul pullman.
I pullman non sono in ritardo per via del traffico o del conducente. Sono in ritardo perch? una singola vecchietta impiega circa 10-15 secondi d'orologio a salire gl'irti gradoni del mezzo. Immaginiamoci il numero ingente di vecchiette che frequentano i mezzi pubblici...
A causa del suo scarso senso d'equilibrio, tende ad aggrapparsi con inimmaginabile energia e tanta disperazione a tutto quello che le capita a tiro, compresi i giovanotti come me (!). Tanto pi? che il conducente riparte con foga per cercare di recuperare il tempo perduto in fermata, per cui la poveretta viene spinta con grande forza dall'accelerazione del bus (e cade immancabilmente addosso a qualche giovanotto).
La vecchietta oblitera il biglietto di viaggio.
Un merito va riconosciuto alla vecchietta: oblitera sempre il biglietto. Anzi, entrano con sorriso vincente e biglietto in mano ben visibile, dritte decise verso la macchinetta. Il merito per? finisce qui.
Tanta ? la forza che usano nel tenersi ai sostegni quanto poca ? la forza che usano nell'inserire il biglietto nella fessura. Lo spingono dentro di qualche millimetro, timorose, come se la macchinetta potesse pinzar loro le dita, e poi sbottano: <<Eh, ma questo non funziona!>>. Normalmente per? sono dotate di grande determinazione; per cui tentativo dopo tentativo, millimetro dopo millimetro, finalmente raccolgono il coraggio per spingere fino in fondo il biglietto. Intanto sarebbero passate diverse fermate, alla faccia dell'obliterazione entro la prima fermata, ma va bene cos?...
La vecchietta viaggia.
Se il bus comincia a riempirsi e le sedie vuote diminuiscono, allora mi alzo per lasciar posto (io spero in una bella fanciulla, ma se arriva una vecchietta non importa). Arriva la vecchietta. Guarda raggiante il posto libero e ostentando stanchezza ci sbatte tutti i sacchetti del mercato. E basta. Cio?, lei sta in piedi e i sedani si siedono. Ma porco Giuda, per far sedere le melanzane allora mi siedo io, dannazione!
Spesso per? le pi? vitali ignorano i posti vuoti e si appiccicano al vetro della cabina del conducente, arrivando entro pochi secondi a parlare non si sa come del risotto senza cipolle che fa sua nuora, mentre lei ne mette in abbondanza. Il conducente, con una freddezza e una pazienza affinate da anni e anni in mezzo al traffico pi? mortifero, sopporta con qualche monosillabo: <<Eeeh... gi?>> <<Si s?>> <<Ah guardi...>>.
La vecchietta scende.
Sappiamo bene che il pulsantino rosso per prenotare la fermata ? tenace e non troppo morbido e sensibile. Con la stessa forza che impiega per il biglietto, la vecchietta spinge il bottone. Ovviamente, poich? non spinge abbastanza, non prenota un bel nulla. Ma non se ne cura, perch? prenotato o non prenotato lei in ogni caso non sente il campanello. Rimane comunque convinta di aver prenotato.
Il conducente non trova persone alla fermata cos?, finalmente, pu? per una volta sgasare e farsi la tirata fino alla prossima. Dopo un considerevole numero di metri dalla fermata (ovvero il tempo di realizzare che: 1- bisognava scendere a questa; 2- siamo un po' troppo veloci; 3- il bus non si ? fermato), lancia un preoccupatissimo grido: <<La fermataaa! Non si ferma alla fermataaa?>> <<Signora, non era prenotata>> <<Ma dovevo scendere qui!>> <<Ho capito ma non sono Frate Indovino, doveva prenotare!>>. A questo punto pu? comportarsi in due modi: aprirsi a quello che le viene detto e riconoscere che effettivamente non ha prenotato, oppure chiudersi sulle proprie idee e rivendicare ragione oltre l'evidenza. Inutile chiedersi cosa faccia una persona che ? al mondo da pi? di 70 anni: si blinda nella sua necessit? di scendere e nella sua convinzione di aver ragione. Intanto, naturalmente, tutte le altre vecchiette del pullman prendono a mormorare fra loro lo sdegno nei confronti del conducente e la solidariet? nei confronti della coetanea: tutto ci? sebbene non abbiano seguito nulla della vicenda, n? si curano di guardare se il segnalino rosso della fermata ? acceso o se nella loro memoria riescono a trovare il ricordo del campanello che suona.
Sui bus arancioni, in barba al regolamento, pretende di scendere davanti perch? ha la sciatica. <<Si avvicini bene al marciapiede, che faccio fatica a scendere>>. Naturalmente la fermata pullula di macchine (ma pi? volentieri interi furgoni) parcheggiati: il bus dunque tutto pu? fare fuorch? avvicinarsi al marciapiede. Borbottando disappunto, la vecchietta scende come se fosse l'ultima, proibitiva e stanca azione della sua vita.
Mi ? poi capitata una scena ai limiti del comico.
Vecchietta che sale sul 17 e rimane l? vicino alla porta anteriore. Poco prima del 17 c'? il 62. Il 17 e il 62 hanno una parte di percorso in comune. Vecchietta in totale silenzio. Alla fermata di via Guido Reni, il 62 prosegue avanti mentre il 17 rimane dietro a fare la sosta. Scendendo, fa con ironia: <<La ringrazio per essersi impegnato a farmelo perdere>> (riferendosi al 62 davanti).
Ma che cosa vuole? Ma voleva prendere il 62? Poteva dirlo al conducente, che avrebbe cercato di permetterlo con un colpo di clacson o altro! Ma che siamo tutti Frate Indovino? Ma che dobbiamo prendere tutti il 62 come lei? Fossi stato alla guida l'avrei asfaltata subito dopo averla fatta scendere: il conducente invece, che riflette pi? di me, avr? sicuramente pensato alle beghe giudiziarie conseguenti, e si ? limitato a odiarla senza dire nulla.
E gi? un altro degli innumerevoli rospi da ingoiare per garantire il servizio al cliente ma soprattutto per garantirgli di credere di avere sempre ragione.