Il fenomeno dei "writer" ? una cosa abbastanza controversa e sicuramente una realt? che si rif? ad una subcultura metropolitana non nostra, non europea, quindi ? arrivata a noi come una tendenza, una moda.
Quello che vediamo dalle nostre italiche parti non ? altro che volont? d'emulazione, e, per quel che mi riguarda, ci pu? stare. L'arte, o almeno una sua parte, concepisce e accetta l'imitazione, la contaminazione culturale, l'ascendenza di una tendenza creativa/espressiva su una larga scala. Tuttavia non posso far a meno di notare come questo fenomeno in Europa sia stato dapprima sterilizzato della sua vera natura (vi siete mai chiesti il perch? della "tag"? di com'? nata? di chi siano stati i primi "writer" e di quali fossero le loro esigenze, di cosa li abbia spinti a prendere uno strumento come la bomboletta di acrilico spray?) e poi accettato per quello che ? da noi: un fenomeno di costume.
Come tutti i fenomeni di costume dedotti da una corrente originale e trapiantati in un'altra cultura non propria questo fenomeno viene decontestualizzato, destrutturato (muri "graffitabili", riconoscimento come "arte" ecc. tutte cose che non venivano concepite nell'intenzione primordiale del fenomeno) e, in buona sostanza edulcorato del suo significato principale.
Onestamente, io sono per l' "a ciascuno il suo" e sono concorde sul fatto che a chiunque debba essere data la libert? di esprimersi artisticamente. Mi chiedo solo se chi imbraccia uno strumento d'espressione oggi nel 2007 conosce o si pone minimamente il problema di conoscere la storia che c'? dietro.
Questo non per scassare le pile a nessuno, ma perch? sempre pi? vedo vuotezza e moda cieca spacciata come espressione di se stessi, e spero che voi ggggiovini (4 "g" volute per aumentare il gap d'et?

) vi possiate fare quelle 2 fatidiche domandine in pi? quando state per fare qualcosa che vi cratterizza e vi identifica.
Buon graffitaggio. A chi piace e a chi lo fa.