«Il tempo è scaduto, è arrivato il momento di unirci»
Copenaghen, al via il vertice sul clima
Onu: tempo scaduto, è l'ora di unirci
Frattini: serve accordo politico vincolante
Partecipano 103 leader mondiali
COPENAGHEN (7 dicembre) - Si apre oggi la 15/a conferenza internazionale sui cambiamenti climatici a Copenhagen. Sono attesi 103 leader mondiali e 15.000 delegati. Riuniti per due settimane nella
capitale danese avranno la responsabilità di arrivare, il 18 dicembre prossimo, a un accordo per fermare la febbre del Pianeta.
«Il tempo è scaduto, è arrivato il momento di unirci», ha detto il capo negoziatore per l'Onu, il segretario generale della Convenzione sui cambiamenti climatici Yvo de Boer alla cerimonia di apertura. «Abbiamo 6 giorni per definire l'accordo prima che arrivino i ministri e poi solo una manciata di ore prima dell'arrivo dei capi di stato. Il tempo è finito. È ora di essere uniti, di trasformare gli accordi in azioni reali e pensare ai milioni di bambini nel mondo».
Il premier danese Lars Loekke Rasmussen ha detto che «possiamo cambiare e dobbiamo cambiare» chiamando tutti a contribuire, a essere realistici e flessibili. In ballo qui a Copenaghen, ci sono «le speranze dell'umanità».
I paesi Ue si propongono di avere un ruolo centrale alla conferenza: il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha detto che «ormai tutti sappiamo che si lavora su una decisione politica vincolante che poi sarà sviluppata nel 2010 in un trattato vero e proprio». Dopo l'esortazione del Papa sulla necessità di uno «sviluppo solidale», cinquantasei giornali di tutto il mondo pubblicano oggi lo stesso editoriale per chiedere ai leader del mondo di decidere misure efficaci contro il riscaldamento climatico.
Il Bella Center, sede del vertice è preso d'assalto dai delegati: quindicimila la capienza massima del centro conferenze ma le richieste sono state più del doppio, circa 34mila, e 15mila delegati sono rimasti fuori. Usa, India e Cina insieme a Brasile e Sudafrica saranno i protagonisti di queste due settimane. Arriverà anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha annunciato la sua partecipazione alla chiusura dei lavori, quando si prenderanno le decisioni finali.
Accordo India, Cina e Brasile. India, Cina e Brasile hanno raggiunto un accordo di massima per operare insieme nel negoziato sui tagli alle emissioni di CO2 durante il Vertice. Lo ha rivelato a New Delhi il ministro per l'Ambiente indiano, Jairam Ramesh. Intervenendo in un dibattito parlamentare alla Rajya Sabha (Camera alta).
Dal canto suo il Sudafrica ha dichiarato la disponibilità a rallentare del 34% entro il 2020 e del 42% entro il 2025 la crescita delle emissioni dei gas serra, a patto che ciò avvenga nel quadro di un accordo internazionale e di aiuti finanziari e tecnologici da parte dei paesi più sviluppati.
Non screditare lavoro scienziati Ipcc. Da parte sua premio nobel Rajendra Pachauri, presidente del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), ha respinto i tentativi di screditare il lavoro degli scienziati Ipcc sul clima intervenendo in merito al cosiddetto "climagate" sulle mail rubate in base alle quali gli scienziati avrebbero "corretto" in peggio i dati sul cambiamento climatico. Pachauri ha parlato di un tentativo di screditare un lavoro «trasparente e obiettivo» svolto su più di 21 anni con dati provenienti da tutto il pianeta e registrati da tantissimi organismi scientifici indipendenti. Pachauri ha quindi richiamato all' azione targando il vertice come «storico» e ha ricordato la responsabilità della comunità globale.
Frattini: serve accordo politico vincolante. «L'Italia vuole un accordo politico vincolante»: è questo il messaggio per la conferenza di Copenaghen sul clima trasmesso dal ministro degli esteri, Franco Frattini. «Non possiamo accettare accordi che siano vincolanti per qualcuno e un optional per altri», ha detto Frattini parlando con i giornalisti a Bruxelles. L'Italia è favorevole ad aumentare l'obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra dal meno 20% al meno 30% entro il 2020, solo se c'è l'accordo di tutti i partner mondiali. «Se c'è un accordo globale si può passare al 30%, altrimenti no».
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