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la mia tesina sulla storia del jazz

MessaggioInviato: dom mag 30, 2010 9:28 pm
da GDP
allora non posso affrontare il mondo, anke xk il jazz è un argomento sul quale si puo parlare per ore, ma io ho solo 3 4 minuti!!
ditemi se è pertinente se è giusta se ci sono vaccate e che ne pensate!!!

LA STORIA DEL JAZZ

Prima di parlare del jazz vorrei provare a farvi pensare ai luoghi in cui questa cultura ha preso piede e si è sviluppata.
L'America infatti è un luogo dove le culture non erano divise nettamente per il territorio dove erano stanziate, ma un luogo dove diverse culture provenienti da tutto il mondo si sono mescolate durante le grandi migrazioni. Il termine Jazz, significa che entusiasmo, vivacità con sfondi anche sessuali, è praticamente un termine che per la sua complessità e grandezza potrebbe venir paragonato all'Italia e i dialetti potrebbero significare i diversi rami che si sono poi sviluppati da questo genere.

Un grande autore da ricordare per le sue sperimentazioni e innovazioni nel genere è Miles Davis. Grandissimo trombettista di St.Louise, artista che ha iniziato nei palchi della cinquantaduesima di NY con diverse big band. Una spalla molto nota nel periodo del be-bop, fino a diventare un esploratore ai limiti della comprensione umana.

Si pensa che il jazz sia un derivato del ragtime, un genere musicale derivato dalla marcia militare ma con interpreti non più bianchi ma neri. Genere caratterizzato dalla grande presenza di sincopi e ritmi veloci differisce dal jazz soprattutto per una caratteristica che in quest'ultimo è fondamentale: l'improvvisazione.

Il jazz può comunque esser ricondotto sotto un profilo melodico al genere blues. Infatti il blues cantato dai negros era un genere molto triste e straziante, quindi necessitava di una tonalità diversa che rappresentasse la situazione degli schiavi americani. Questa tonalità era data soprattutto dalle blue note, un abbassamento di un semitono della terza e la settima nota, modulazione che il jazz fa sua, facendo di questa tonalità una sua forza portante.

Intorno al 45 ci fu una crisi per le orchestre e per tutto il mondo musicale, infatti in piena guerra la vendita di dischi era scesa terribilmente costringendo i musicisti a un cambiamento di repertorio, una musica più ballabile e con ritmo regolare.
Si affermano dunque le Big Bands Swing, gruppi formati da una ventina di elementi come trombe, sassofoni, tromboni, contrabbasso, pianoforte e batteria. Queste seguivano una determinata base sulla quale si esibiva un solista sottolineando delle note che venivan suonate da tutti. Si è ormai giunti anche a una svolta culturale, un punto dove la musica abbatte i contrasti tra le razze e le fa convivere all'interno della musica. Certi neri vengono pure riconosciuti finalmente anche nella comunità bianca come dei geni, per esempio Duke Hellington e Louis Armstrong.

A NY, come ho detto, durante la guerra grazie a grandi musicisti come Monk, Dizzy Gillespie, Charlie Parker e altri nasce il Be-bop. Genere piuttosto sconosciuto per l'impossibilità degli artisti di produrre dischi durante la guerra. Alla fine del contrasto il genere usci allo scoperto e il pubblico subì una scissione, conservatori e modernisti. Il jazz è comunque arrivato alla sua maturazione e ai suoi futuri sviluppi. Ramo successivo del jazz del dopo guerra è il cool jazz. Si sviluppa soprattutto tra il 48 e il 53, è un jazz calmo e fresco che si contrappone alla vivacità e all'aggressività del be-bop.

L' arrivo della beat generation sposta l'orientamento giovanile verso il rock, e l'artista che oltre ad accorgersi di questo cambiamento di fronte è ancora una volta Miles Davis che con l' album "bitches brew" modernizza il jazz con un opera straordinaria, questa volta però con un impronta elettrica.

La musica jazz è così stata grazie ai suoi grandi interpreti una rottura con gli standard classici orchestrali e di nicchia del 1800, dando il via a tutte le correnti musicali che ora fanno parte della nostra cultura. Ha dato un contributo una scossa a tutti gli schemi, distruggendoli e ricomponendoli come gli artisti credevano consono.

Re: la mia tesina sulla storia del jazz

MessaggioInviato: lun mag 31, 2010 1:15 pm
da GDP
GDP ha scritto:allora non posso affrontare il mondo, anke xk il jazz è un argomento sul quale si puo parlare per ore, ma io ho solo 3 4 minuti!!
ditemi se è pertinente se è giusta se ci sono vaccate e che ne pensate!!!

LA STORIA DEL JAZZ

Prima di parlare del jazz vorrei provare a farvi pensare ai luoghi in cui questa cultura ha preso piede e si è sviluppata.
L'America infatti è un luogo dove le culture non erano divise nettamente per il territorio dove erano stanziate, ma un luogo dove diverse culture provenienti da tutto il mondo si sono mescolate durante le grandi migrazioni. Il termine Jazz, significa che entusiasmo, vivacità con sfondi anche sessuali, è praticamente un termine che per la sua complessità e grandezza potrebbe venir paragonato all'Italia e i dialetti potrebbero significare i diversi rami che si sono poi sviluppati da questo genere.

Un grande autore da ricordare per le sue sperimentazioni e innovazioni nel genere è Miles Davis. Grandissimo trombettista di St.Louise, artista che ha iniziato nei palchi della cinquantaduesima di NY con diverse big band. Una spalla molto nota nel periodo del be-bop, fino a diventare un esploratore ai limiti della comprensione umana.

Si pensa che il jazz sia un derivato del ragtime, un genere musicale derivato dalla marcia militare ma con interpreti non più bianchi ma neri. Genere caratterizzato dalla grande presenza di sincopi e ritmi veloci differisce dal jazz soprattutto per una caratteristica che in quest'ultimo è fondamentale: l'improvvisazione.

Il jazz può comunque esser ricondotto sotto un profilo melodico al genere blues. Infatti il blues cantato dai negros era un genere molto triste e straziante, quindi necessitava di una tonalità diversa che rappresentasse la situazione degli schiavi americani. Questa tonalità era data soprattutto dalle blue note, un abbassamento di un semitono della terza e la settima nota, modulazione che il jazz fa sua, facendo di questa tonalità una sua forza portante.

Intorno al 45 ci fu una crisi per le orchestre e per tutto il mondo musicale, infatti in piena guerra la vendita di dischi era scesa terribilmente costringendo i musicisti a un cambiamento di repertorio, una musica più ballabile e con ritmo regolare.
Si affermano dunque le Big Bands Swing, gruppi formati da una ventina di elementi come trombe, sassofoni, tromboni, contrabbasso, pianoforte e batteria. Queste seguivano una determinata base sulla quale si esibiva un solista sottolineando delle note che venivan suonate da tutti. Si è ormai giunti anche a una svolta culturale, un punto dove la musica abbatte i contrasti tra le razze e le fa convivere all'interno della musica. Certi neri vengono pure riconosciuti finalmente anche nella comunità bianca come dei geni, per esempio Duke Hellington e Louis Armstrong.

A NY, come ho detto, durante la guerra grazie a grandi musicisti come Monk, Dizzy Gillespie, Charlie Parker e altri nasce il Be-bop. Genere piuttosto sconosciuto per l'impossibilità degli artisti di produrre dischi durante la guerra. Alla fine del contrasto il genere usci allo scoperto e il pubblico subì una scissione, conservatori e modernisti. Il jazz è comunque arrivato alla sua maturazione e ai suoi futuri sviluppi. Ramo successivo del jazz del dopo guerra è il cool jazz. Si sviluppa soprattutto tra il 48 e il 53, è un jazz calmo e fresco che si contrappone alla vivacità e all'aggressività del be-bop.

L' arrivo della beat generation sposta l'orientamento giovanile verso il rock, e l'artista che oltre ad accorgersi di questo cambiamento di fronte è ancora una volta Miles Davis che con l' album "bitches brew" modernizza il jazz con un opera straordinaria, questa volta però con un impronta elettrica.

La musica jazz è così stata grazie ai suoi grandi interpreti una rottura con gli standard classici orchestrali e di nicchia del 1800, dando il via a tutte le correnti musicali che ora fanno parte della nostra cultura. Ha dato un contributo una scossa a tutti gli schemi, distruggendoli e ricomponendoli come gli artisti credevano consono.

MessaggioInviato: lun mag 31, 2010 4:13 pm
da blackash
Ti consiglio di leggere "il popolo del blues" di LeRoi Jones, io sostituirei il secondo paragrafo su miles davis con un accenno alla schiavitù e parlerei di charlie parker più che di miles, parker è stato colui che ha trasformato il jazz da musica di intrattenimento a musica colta, scusa se è poco!
anche il fatto di ricondurre il jazz a blues da un punto di vista melodico è proprio riduttivo, io parlerei piuttosto del mantenimento della cultura e della tradizione africana divenuta poi effettivamente cultura afroamericana.
meriterebbe un paragrafo anche il discorso riguardante la discriminazione razziale e della società americana che hanno spinto alla nascita dei vari movimenti specie negli anni 60.
Spero di esserti stato di aiuto (sto preparando un esame su storia ed estetica della cultura afroamericana :D )!

MessaggioInviato: lun mag 31, 2010 5:29 pm
da BPMreiP
leggi la storia del jazz di polilllo arrigo.. una bella lettura che passa per tutti i punti fondamentali della storia del genere che ha citato blackash..

MessaggioInviato: mar giu 08, 2010 1:43 pm
da GDP
grazie vecio.. ho preso un po di spunto da quello che mi hai detto...=) e devo dire che funziona anche megliO!=)