Vedi, la morte fa paura, ed è giustissimo che sia così, per questo si dovrebbe rispettare in maniera nobile un accadimento del genere.
Non mi ergo a maestro di nessuno, ci mancherebbe, ma solo quando imparai ad accettare la morte, dopo averla conosciuta, purtroppo, da vicino, ho capito quanto sia importante accettarla, conoscerla, e non mitizzarla.
Mi spiego meglio, quando scompare una persona, via, tutti al capezzale, pianti, abbracci, commozione, elevate la cosa in maniera esponenziale se muore una persona famosa.
Ma questo non è rispettare la morte, rispettare la morte è sapere che chi era vivo ora vivo non lo è più, ci saranno ricordi, ma solo quelli, mitizzare chi è scomparso non fa bene a nessuno, fa solo male a chi rimane.
Di questo argomento ne parlò molto bene Pirsig, uno scenziato, poi scrittore, famoso per LO ZEN E L'ARTE DELLA MANUTENZIONE DELLA MOTOCICLETTA, quando descrive come si sentiva dopo la morte del figlio.
Io in due anni, no molto tempo fa, persi mio padre e poi un figlio, smisi di barcollare quando accettai la cosa per quello che effettivamente era, continuare a vivere di ricordi e basta, mitizzare, non serviva a nulla, se non ad alimentare la fiamma del dolore.
E' giusto ricordare chi non c'è più, ci mancherebbe, ma sovrastrutture, anche inutili, violente e becere allo stesso tempo, come tante cose che si vedono in questi casi, servono solo ad alimentare la macchina fangosa dell'inutilità.
E' altrettanto vero, che una cosa immensa come la morte, a me non lascia che un profondo senso di vuoto ed incapacità a commentarla, semplicemente.
A me la morte fa paura, la accetto, e la temo, sono spaventato dal pensiero che non potrei più rivedere certe persone, sento certe notizie coeme questa della Winehouse, e mi immedesimo nei suoi cari, e rimango di sasso.
Per sopravvivere applico questa cosa del rispettare ciò che è accadduto, accetto a capo chino, altrimenti, ne sono certo, vivacchi, sopravvivi, zoppicando.
Forse sono uscito dal seminato, e me ne scuso, e ripeto, non voglio insegnare niente a nessuno, il fatto di aver sofferto molto, non significa di aver conosciuto molto, anzi, forse è l'esatto opposto.
