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La batteria nei Jazz trio

MessaggioInviato: ven feb 24, 2012 10:39 am
da sanmar
Ciao a tutti, da mesi mi sto approcciando a questo tipo di formazione nella concezione classica del termine quindi: piano, basso e batteria.
Sarebbe carino condividere le esperienze e le dritte dei più esperti per cercare di trovare la giusta dimensione e ruolo per il nostro strumento, che qui gode del meritato spazio.
Inizio io con alcuni pareri "autorevoli":
http://www.hamiltonjazz.com/three.html

MessaggioInviato: ven feb 24, 2012 11:11 am
da ricc81
argomento interessante,non sono abbastanza esperto da dare pareri quindi mi limito a postare questo:

http://www.youtube.com/watch?v=3QwiTYBzU68

MessaggioInviato: ven feb 24, 2012 12:30 pm
da sanmar
Bill Evans è uno dei giganti di questo tipo di formazione...classe e stile da vendere. Senza dubbio il mio preferito!
La Faro - Motian una delle sezioni ritmiche meglio riuscite nella storia del jazz.
http://it.wikipedia.org/wiki/Bill_Evans_%28pianista%29

MessaggioInviato: ven feb 24, 2012 2:10 pm
da pietrodrums
il trio secondo me è una cosa favolosa!
il problema, x lo meno dalle mie parti, è il dove suonare
io cmq lo farei al volo!

MessaggioInviato: ven feb 24, 2012 2:28 pm
da sanmar
Secondo me, oltre all'annosa difficoltà di trovare spazio Live, la sfida maggiore è quella di avere un terzo della riuscita del brano sulle proprie spalle...anche a livello di interazione e complementarità con il solista di turno, rimanendo sempre musicali ed adeguati al contesto.

MessaggioInviato: ven feb 24, 2012 4:26 pm
da Pako90
Penso che si è detto tutto.

Io ho da poco formato un trio (piano, basso, batteria) e, come dice Sanmar, la prima cosa che scopri di avere bisogno è un livello alto di Interplay. Cosa che è meno richiesta in altre formazioni (tipo Big Band).

Avete già postato Bill Evans...io aggiungerei un altro grande, come Keith Jarrett : http://www.youtube.com/watch?v=cUIbyMjxpfQ

Anche se per me, pianisticamente, il massimo è lui: http://www.youtube.com/watch?v=-yg7aZpIXRI

Mamma mia...8)

MessaggioInviato: ven feb 24, 2012 7:44 pm
da martino84
il trio jazz è una delle combinazioni in assoluto più difficili in cui suonare... l'interplay deve essere TOTALE, e la sezione ritmica non può limitarsi al solo accompagnare, ma dare una mano al solista.. davvero difficile, e il povero solista deve reggere tutto il sacco... minchia, è praticamente assurdo il trio jazz!!!! per avere un risultato ottimo devi essere un mostro, c'è poco da fare.. pat metheny, bill evans e decine e decine di altre formazioni, la lista è lunghissima.

MessaggioInviato: dom feb 26, 2012 8:51 pm
da sanmar
@Pako90: Anche se il secondo video che hai postato è in quartetto, hai citato un altro grande pianista...lo adoro quando suona con Blakey alla batteria.

@martino84: Non è necessario essere un "mostro" di tecnica, ma avere molto feeling con i compagni di viaggio...vedi P.Motian

MessaggioInviato: dom feb 26, 2012 9:05 pm
da Moz
nel mio piccolo, anche io ho sempre sognato di suonare in trio, ma purtroppo mi rendo sempre più conto di quanto sia davvero difficile e per me davvero molto fuori portata!!
secondo il mio modestissimo parere, è vero che non è la tecnica a farla da padrona, ma serve tanta musicalità, tanto swing, tanto gusto e talento, tutte cose molto più difficili da raggiungere rispetto alla mera tecnica per la quale in fondo basta "solo" tanto esercizio!

e qui ne approfitto per chiedervi come migliorare secondo voi queste altre cose, di cui si parla poco ma che in realtà sono fondamentali!!! ringrazio già da ora per le risposte! :D

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 12:22 am
da ricc81
io ho l'impressione(magari sbagliata) che l'unico modo per diventare davvero bravi in contesti del genere sia avere l'opportunità di suonare con gente più "navigata" e fare esperienza improvvisando e cercando di capire in che modo gestire il pezzo(dinamiche etc.. ma anche cercando di dare un "senso" al brano)ovviamente dipende dalle persone con cui si suona,c'è chi tende a starvi più dietro e chi magari detta legge ed allora sta a voi seguire.

poi imho è sicuramente meglio per chi è gli inizi avere un pianista che riempia bene(in modo da non avere un peso eccessivo sul groppone)e un bassista "solido".

purtroppo queste sono impressioni generali,non supportate da grande esperienza sul campo.

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 8:42 am
da sanmar
@Moz: Non ti scoraggiare, sai quante volte la penso come te! Suona con tanti musicisti...e se hai la fortuna di trovare qualcuno con cui suonare stabilmente, tienitelo stretto!

@ricc81: Ci hai preso, pianista virtuoso e bassista solido sono le cose che apprezzo di più anche io...nonostante abbia anche io solo qualche anno di esperienza.

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 11:11 am
da Moz
ehhh purtroppo sanmar il mio problema è anche questo, essendo un ragazzo "giovane" per questo genere (21 anni) non ho ancora trovato un gruppo così! per ora infatti suono solo in gruppi rock e simili, e mi tocca suonare jazz nella mia cantina tutto solo!! :D

sembra una cavolata, ma anche se controlli gli annunci sul mercatino musicale vedrai che un sacco di gente richiede un'età minima di 30 anni, e mi bocciano senza nemmeno suonare insieme perchè pensano che la differenza di età sia problematica... poi boh magari hanno anche ragione, però francamente mi sembra una decisione un pò affrettata da parte loro! :cry:
d'altra parte c'è da dire che non ho esperienza con un vero e proprio trio o gruppo jazz in generale, quindi la gente è scettica nei miei confronti!
vabbè, suonerò nella mia cantina per altri 10 anni così saranno contenti tutti! :D

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 12:01 pm
da martino84
sanmar ha scritto:@martino84: Non è necessario essere un "mostro" di tecnica, ma avere molto feeling con i compagni di viaggio...vedi P.Motian

chi ha mai parlato di "mostro di tecnica"? intendevo proprio essere mostro di feeling ;)

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 4:17 pm
da blackash
Quoto sul discorso dell'interplay totale: nel trio (ma il discorso è applicabile a tutte le formazioni, siamo nel 2012, non ragioniamo come se fossimo nel 1940 :) ) non esiste il ruolo di ritmica e il ruolo di solista, certamente un elemento farà un solo e ci sarà qualcuno che sosterrà armonia e ritmo, ma la cosa è completamente svincolata dalla concezione classica.
Un esempio fantastico è appunto il trio di Jarrett, se ascoltate con attenzione tutti lavorano per contrappunto, il basso non suona quasi mai sottolineando esplicitamente gli accordi ma andrà a costruire delle melodie che percorrono il discorso armonico creando una voce che starebbe in piedi anche autonomamente; stesso discorso vale per la batteria, che suonerà dei fraseggi che vanno ad amalgamarsi alla musica senza però dipenderne.
Il concetto alla base è suonare in modo che quello che fai stia in piedi anche se gli altri strumenti non ci fossero, e non dipendere melodicamente e ritmicamente dagli altri, ma creare insieme qualcosa che apparentemente sia svincolato, ma più in profondità sia un continuo sviluppo del materiale proposto.
Un esempio pratico: il pianista suona qualcosa di marcatamente ritmico, nel 1940 (:)) il batterista avrebbe cercato di riproporre il più prontamente possibile lo stesso ritmo in modo da dimostrare ad ascoltatori e musicisti che era nella musica; questo fenomeno il mio insegnante lo chiama: folla che grida "a morte, a morte!!!" al condannato sul patibolo dopo che è stato incitato dal boia :D
Un modo più moderno di suonare sarebbe ricordarsi il ritmo proposto dal pianista e svilupparlo nel proprio discorso musicale, anche un minuto dopo per esempio, costruendo così un fraseggio autonomo ma inserito nel contesto musicale.
Stesso dicasi per lo stile: nessuno ti obbliga ad accompagnare una ballad con le spazzole per esempio, un classico di dejohnette è quello di usare note lunghe (crash, bell), in modo da creare degli effetti che stiano sospesi in aria, invece di ribadire qualcosa che è già implicito nella musica.
Per il resto ascoltate tanta musica, le prime avvisaglie di questo stile si sentono in "portrait in jazz" del già citato trio Evans-LaFaro-Motian, io consiglio caldamente di ascoltare il leggendario trio Motian-Frisell-Lovano (trio senza basso - l'album "Monk in Motian" è incredibile) e il trio Taylor-Holland-Erskine :tru

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 4:27 pm
da martino84
grandissimo blackash! grazie per il tuo intervento :)

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 4:46 pm
da Pako90
Moz ha scritto:
sembra una cavolata, ma anche se controlli gli annunci sul mercatino musicale vedrai che un sacco di gente richiede un'età minima di 30 anni, e mi bocciano senza nemmeno suonare insieme perchè pensano che la differenza di età sia problematica...


Ecco...questo è proprio l'ANTI-JAZZ !!!!!

Ma se suonavano musicisti che erano di colore insieme a quelli bianchi, in un'America che distingueva nettamente bianchi e neri...che conta l'età?

Cose da pazzi....


Quoto anche io Blackcash, e aggiungo che il jazz si debba suonare solo d'orecchio...senza nessun bagaglio alle spalle....così che il gusto non sia contaminato dalla tecnica...solo orecchio.

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 5:17 pm
da matteo t
non credo conti l'età...ma la maturità musicale...

Credo che non sian tantissimi quelli che, a 19 anni come Tony Williams (classe 1945), possano dirsi degni (e capaci) di suonare con Eric Dolpy, in un disco come Out To Lunch....1964...anche se questo era un quintetto...amndate a sentirvi cosa faceva a 19 anni e come lo faceva...

ok l'età non è fondamentale....ma ripeto...credo sia difficile che un adolescente sia capace di avere quella maturità e quella MUSICALITà.


ma pasquale scusa...come fai a dire che il jazz va suonato SOLO a orecchio e senza bagaglio...??

la tua personalità musicale è fatta ANCHE del tuo bagaglio, che è anche ciò che sei!

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 7:58 pm
da Moz
blackash ha scritto:Un modo più moderno di suonare sarebbe ricordarsi il ritmo proposto dal pianista e svilupparlo nel proprio discorso musicale, anche un minuto dopo per esempio, costruendo così un fraseggio autonomo ma inserito nel contesto musicale.

questa proprio non la sapevo e nemmeno me la immaginavo!!!
grazie per l'intervento!!

@matteo t: forse ho scritto un pò male, ma io non ho intenzione assolutamente di paragonarmi ne a tony williams ne ad altri di quello spessore, sono ben consapevole di essere su un livello ben più basso!! per questo non ho fatto richiesta a gruppi già avviati da tempo o gruppi di professionisti, semplicemente gruppi "in erba" che stavano per iniziare a entrare nel genere!
anche perchè non davo assolutamente per scontato di essere preso, era giusto per andare e vedere quello che sapevo fare prima di tutto, e magari sapere perche non andavo bene e cosa mi mancava in particolare, fermo restando che ogni cosa col tempo si può migliorare! d'altra parte da qualche parte si dovrà pure iniziare, uno può anche passare una vita a studiare da solo ma poi suonare in gruppo non è la stessa cosa!
questo "misurarsi" con altri musicisti lo vedo come parte del percorso di crescita di un batterista!

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 8:09 pm
da matteo t
non mi riferivo a te moz!! :wink: :wink: :wink:

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 9:30 pm
da sanmar
Questa cosa della selezione per età o per giro di amicizie capita anche dalle mie parti...è difficile riuscire a procurarsi un'audizione, anche da gente mediocre.

Il jazz presuppone un "minimo sindacale" di tecnica abbastanza elevato...poi ci vuole linguaggio (molti ascolti) e musicalità (innata o frutto di studi), oltre alla conoscenza dei compagni di viaggio.

P.S. Conosco dei 17enni che spettinano anche 40enni che se la tirano parecchio :o

MessaggioInviato: lun feb 27, 2012 9:52 pm
da tommylee85
blackash ha scritto:Quoto sul discorso dell'interplay totale: nel trio (ma il discorso è applicabile a tutte le formazioni, siamo nel 2012, non ragioniamo come se fossimo nel 1940 :)


premetto che di Jazz conosco e ci capisco poco, però non vedo una "superiorità" nel modo di suonare moderno, rispetto a quello del passato.
anzi, a dirla tutta a volte è il contrario; di questi tempi molti musicisti sembrano un po' troppo a briglie sciolte, molto concentrati su se stessi e poco sul risultato finale.

credo che, come sempre, la verità stia nel mezzo. il jazz si evolve, ma il sentimento che ti porta a suonarlo, così come l'urgenza e la voglia di fare musica, devono essere sempre le stesse.
ed essendo una musica che ha radici molto forti, e una storia importante, è bene - ed è bello - miscelare le cose "vecchie" (solo dal punto di vista temporale), con quelle più moderne.
cosa che del resto viene naturale, a quelli bravi e "puri" (d'animo, s'intende).

insomma, dev'esserci sempre il blues. che tu stia facendo qualcosa di avanguardia, o suonando il jazz dei primordi, il blues dev'esserci, e se non c'è, lo si sente a miglia di distanza, indipendentemente dai gusti personali.

MessaggioInviato: mar feb 28, 2012 9:59 am
da ricc81
ovviamente chi da piccolo ha avuto la fortuna di crescere in ambiente jazzofilo parte avvantaggiato....alla fine è come una lingua,c'è gente che il jazz lo sente da quand'era in fasce e logicamente si trova più a suo agio al momento di suonarlo,chi lo scopre tardi(come me che l'ho sempre snobbato fino a qualche anno fa) spesso deve sudare per avere quell'approcio fluido e naturale....certo il blues è un ottima base,che permette di individuare subito le strutture e il feeling di molto jazz(specie hard bop e affini)

quindi più che di età credo sia un problema di tempo di esposizione e familiarità.

MessaggioInviato: lun gen 28, 2013 2:43 pm
da sanmar
Riuppo il topic per condividere con voi l'eperienza meravigliosa di aver trovato dei musicisti stabili con cui intraprendere l'avventurosa strada del jazz trio....è stata dura cercare ma alla fine ne è valsa davvero la pena.
Ci vediamo da un mesetto ed abbiamo già avuto un LIVE che ci ha dato buone sensazioni, sia come riscontro dal pubblico sia per il nostro interplay.
Per adesso, essendo agli inizi stiamo ancora suonando "vecchio stile" cercando di dialogare col metodo classico di botta e risposta...magari copiandoci le frasi, anche se in qualche pezzo modale abbiamo provato a destrutturare e ad improvvisare "open".
Ho suonato e suono altri generi in cui si "accompagna" semplicemente, ma la sensazione di essere percepito come un musicista al pari degli altri solisti non l'avevo mai provata...e si sente anche nelle registrazioni, suono delle cose molto belle che in fase di studio non mi erano mai venute...nonostante il tanto ascolto alle spalle. :a:
Forse tutto questo studiare, ascoltare e cercare alle jam è servito a farmi maturare davvero, a prescindere dall'età anagrafica 8)