andreaxdrum ha scritto:Poi, al di la delle prese in giro che uno ci scherza sopra, andate per logica, quali sono gli elementi fondamentali per far produrre un suono al tamburo? In ordine di importanza
1) la pelle battente, senza di questa non otterremmo alcun suono
2) cosa è che fa vibrare la pelle battente? Sono 3 cose che lavorano insieme: le bacchette che la perquotono, il cerchio e la corretta costruzione del bordo che la tengono in tensione, la pelle risonente. E tra queste non è possibile dire quale sia più importante. Se suono con le mani ho un suono, se suono con i rod ne ho un'altro, etc... Se ho un cerchio die cast il suono è più definito perchè limita la vibrazione della pelle, il contrario con cerchi più leggeri. Se il bordo del fusto non è ben costruito la pelle non può essere accordata in maniera omogenea.
Il problema è che stai considerando il "bordo" del fusto come una componente slegata dal fusto stesso. Il bordo è vero che ha importanza tanto quanto i cerchi, ma sono proprio le proprietà fisiche del bordo (che variano a seconda del materiale che lo compone, del tipo di taglio [45°, rounded, ...], del tipo di costruzione, dello spessore, ...) che determinano il modo in cui il bordo interagisce con la pelle e con le variazioni di tensione che si presentano ad ogni colpo e durante l'oscillazione della pelle stessa.
Se il cerchio ha un'influenza sul suono (cosa che in base alle prove e agli esperimenti fatti mi sento di dare per assodata), come può il componente a lui speculare (come posizione rispetto alla pelle, e che subisce in modo analogo le forze in gioco) non contare nulla?
Giusto per la cronaca, hai mai provato a svitare un tirante di un rullante già accordato (quindi in tensione) e a riavvitarlo con un avvitatore? Il modo in cui il fusto si deforma sotto la tensione è impressionante... Normalmente viene da pensare che sia tanto rigido da resistere senza variazioni sostanziali sotto la tensione della pelle, mentre la realtà è che è molto elastico e che subisce in modo visibile la tensione applicata.
andreaxdrum ha scritto:Questi sono gli elementi fondamentali, il fusto può anche non esistere ma il suono verrà prodotto lo stesso (vedi Rotodrum, che il buon martinazza sta cosa l'ha capita prima di tutti)
Purtroppo non è la prima volta che vedo utilizzato l'esempio delle RotodruM in modo inappropriato...
Ho avuto il piacere di sentire le Roto con diversi tipi di fusto ed è bastato passare da fusti in acero/pioppo/acero a fusti interamente in acero per apprezzare una differenza nel timbro dello strumento. E non solo a detta mia...
andreaxdrum ha scritto:Quando il fusto c'è invece che funzione ha? La funzione è di mantere più a lungo l'aria spostata in movimento tra le due pelli. E quindi da un punto di vista ingegneristico vibrando a sua volta aggiunge movimento ad altro movimento, ovvero maggior soustain. Dunque da un punto di vista fisico è vero che il fusto incide in una certa percentuale, quindi un fusto MMX dovrebbe consentire maggior soustain rispento ad un reference.
Non proprio, anzi il fusto a seconda dei casi può incidere su diverse caratteristiche: può influenzare il volume, la sensibilità, la proiezione, complessità, calore, ecc...
Il concetto di "aggiungere movimento a movimento" è solo parzialmente corretto: il moto oscillatorio della pelle viene influenzato sia dal vincolo col bordo che dalla propagazione delle onde nella colonna d'aria determinata dal fusto. Il bordo agisce direttamente sulla pelle, cedendo elasticamente alle differenze di tensione provocate dal moto oscillatorio della pelle, e restituendo questa tensione in maniera difforme rispetto ai modi di vibrazione ideali di una membrana circolare. La colonna d'aria funge da veicolo per la propagazione delle onde acustiche e proprio per questo qualunque "disturbo" che introduce agisce direttamente sul moto oscillatorio, visto che sono proprio quelle onde che trasmettono il moto alla pelle risonante e lo riflettono poi di nuovo alla battente. Anche tralasciando la vibrazione del fusto, basta una superficie più o meno irregolare per modificare il modo in cui le onde si riflettono impattando sul fusto.
Sia per il bordo che per la camera di risonanza determinata dal sistema fusto/pelli, il modo in cui l'oscillazione viene influenzata non è solo "additivo", come fa intendere l'espressione "aggiungere movimento a movimento": il modo in cui (ad esempio) il bordo riceve e restituisce le variazioni di tensione da e alla pelle contribuirà a smorzare alcune frequenze, oltre che a favorirne alcune e lasciare pressochè invariate altre. Quali influenzerà, quanto e in che modo dipende dalle caratteristiche fisiche del bordo.
andreaxdrum ha scritto:Qui però c'è la magagna per il seguente motivo: quando suoniamo, da soli, in modo più evitente in gruppo, in modo ancora più evidentee quando sentiamo la registrazione di un cd, ciò che avvertiamo prevalentemente è l'attacco, il resto si perde. E il fusto dovrebbe andare a migliorare proprio quel resto che va perso. Mettiamo che io costruisca la cuffia più avanzata del mondo, capace di riprodurre suoni compresi tra 0,1 Hz e 10000000000000 MHz. Nessuno potrebbe apprezzarne le qualità, neanche un cane perchè il nostro orecchio non è in grado di percepire frequenze fuori da un certo range (che tra l'altro si restringe con l'età e con l'esposizione a forte sollecitazioni).
Infine, e con questo concludo, vi spiego in due parole semplici come funziona il meccanismo dell'orecchio. Il suono provoca un vibrazione di una membrana, il timpano. Questa vibrando mette in funzione i 3 ossicini famosi (staffa incudine martello) che trasformano la vibrazione del timpano in movimento dei liquidi presenti nell'orecchio interno. A questo punto ci sono nell'orecchio interno altre membrane con delle cellule sensoriali (presenti in numero limitato) ognuno delle quali è in grado di percepere solo una certa gamma di frequenza. Ora il punto: quando ci sono forti sollecitazioni, per evitare danneggiamenti al sistema entrano in gioco dei muscoli che limitano il movimento del timpano e quello dei 3 ossicini. In pratica grazie a questi muscoli riusciamo ad abituarci a volumi più alti (come quello di una batteria o più in generale di un concerto rock), perdendo però temporaneamente la capacità di sentire suoni a "volume" più basso. Proprio quelle sfumature che il fusto dovrebbe dare, diverse dall'impatto sonoro prodotto da pelli & co.
Anche tralasciando le obiezioni che ho espresso prima, queste tue considerazioni lasciano intendere che tu abbia svolto uno studio scientifico sul range di frequenze influenzate da determinate caratteristiche fisiche del fusto, oltre al volume di queste frequenze specifiche nel suono prodotto dal tamburo, e le abbia rapportate alle capacità dell'orecchio umano.
Avendo provato sperimentalmente che in base che ci sono differenze apprezzabili al cambiare delle caratteristiche del fusto mi sento di dubitare che quanto riportato sopra sia più di un'ipotesi...
andreaxdrum ha scritto:Poi credete quello che volete, qua vi spiego che la mia tesi è supportata scientificamente, voi che avete per dimostrare la vostra? Eccetto le supposizioni ovviamente
La passione che ho per lo studio del "funzionamento" dei tamburi risale a ben prima che iniziassi a costruire tamburi per professione, anche se proprio il fatto di aver iniziato a costruirli mi ha dato la possibilità di sperimentare in modo molto più approfondito di quanto potessi fare prima. Questa possibilità unita ad uno studio sulla fisica nella musica mi ha permesso di farmi un'idea che reputo di attendibilità accettabile sull'argomento.
Riguardo alla pratica, giusto in questo momento ho proprio qui in questa stanza una buona varietà di fusti (keller, CVL, mapex e tempo, oltre a fusti a doghe e piegati a vapore costruiti da me), ed avendoli potuti provare tutti e comparare posso dire senza tema di smentita che il fusto influenza il suono, a parità di altre caratteristiche.
Possiamo discutere su quando e quanto questa differenza è rilevante, cosa che è prettamente soggettiva, ma non sul fatto che ci sia... D'altra parte è una semplice questione di fisica.
Di certo questo è un argomento di complessità notevole, più lo approfondisco e più mi convinco che è estremamente difficile riuscire a ragionare su un modello fisico veramente completo, mentre è molto facile finire per basarsi su un modello fisico parziale che non tiene conto di fattori che possono rendere vani i ragionamenti su ogni determinato fattore specifico.
L'importante è associare le disquisizioni scientifiche alla sperimentazione pratica, e ricordare sempre che si sta parlando di un campo in cui la percezione soggettiva è determinante. Un conto è capire come funziona e perché, un altro è associare questi dati alla capacità percettiva soggettiva di ogni ascoltatore.








