Quello che volevo dimostrare e che ci sono molti fattori da tenere in considerazione,quindi se abbiamo un fusto in betulla che ha ad es. un volume interno di 5 litri suonera' diverso da un fusto in mogano delle stesse misure(magari uno in sol e l'altro in mi) ,secondo fattore:le note non variano tutte allo stesso modo.Tempo fa ho provato a fare un chimes tagliando del tubicino di ottone in pezzi sempre piu' lunghi,ad intervalli di circa 1,5 cm.Alcuni tubicini suonavano intonati ed altri no.
http://www.lucapanetti.com/images/324canne.jpg
Qua' si capisce meglio.Se notate la lunghezza delle canne non aumenta in modo uniforme.
Quindi in linea teorica bisognerebbe applicare la formula sul calcolo delle note e 'tramutarla' in valori volumetrici(almeno inlinea teorica

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da wiki:
http://it.wikipedia.org/wiki/Nota_musicale
In linea di principio, la musica può essere composta da note di frequenza arbitraria. Per ragioni storiche e psicoacustiche, si è consolidato l'uso di dodici note (semitoni) per ottava, specialmente nella musica occidentale (per un'esposizione di tali ragioni vedi la voce temperamento). Queste note a frequenza fissa sono in relazione matematica fra loro, e sono calcolate a partire da una nota fondamentale la cui frequenza è stabilita per convenzione. Recentemente si è stabilito che il La4 (A4), rappresentato in chiave di violino nel secondo spazio del pentagramma, corrisponda a una frequenza acustica di 440 Hz.
Ogni nota è separata dal La4 da un numero intero di semitoni. E ogni 12 semitoni (quindi ogni ottava) si ha un raddoppio di frequenza. Si tratta dunque di una progressione geometrica di ragione 21 / 12, quindi la frequenza di una nota che dista n semitoni dalla fondamentale è data dalla formula:
{frequenza} = 440 \times 2^{n/12} Hz
