Potter, hai ragione purtroppo. Concerto epico quel "Pulse".
2 date a Roma, allungate a 3. Lo seppi il 2° giorno dal Tg a pranzo. Penso: "cavolo, a saperlo prima. Ormai anche la terza data sarà esaurita".
Dopo 10 minuti mi chiama un amico, ha 2 biglietti regalati dalla zia e pensa a me per andarci, dato che ho il motorino. "E chi ti manda?". Ma non so cosa mi attende.
Mi attendono 25 anni di ricerca di sonorità, di studio su ogni apparecchiatura elettronica nuova, di acquisto di attrezzature per realizzare lo spettacolo perfetto, anche dal punto di vista visivo. Criticati per i megawatt consumati, ma un'atmosfera musicale e di giochi di luci che ti abbaglia, ti avvolge, ti rapisce.
Tutti seduti in silenzio, dal genitore fan, coi figli, al ragazzo con la canna in bocca; uno a fianco all'altro, sul nudo asfalto. Noi siamo in fondo, ma non c'è un posto migliore. Da dietro ti godi meglio il gioco di luci, da davanti li vedi in volto. Nessuna ressa, il risultato è lo stesso. Tutti col naso in avanti immobile, come segugi che puntano. Le luci sembrano tagliarti quando ti raggiungono, sembrano solide stagliandosi nel cielo. Solidi che cambiano colore e posizione grazie a innumerevoli fari sincronizzati perfettamente, a volte con le parole, che arricchiscono, dandogli un senso in più per essere percepite: le puoi vedere. La musica ora la senti e la vedi. E ti sembra persino di sentirla addosso e di toccarla.
Il video (sul tubo, consiglio la visione) rende l'idea di quella luce, ma un decimo appena di quanto ti abbagliava, restando, dopo, un attimo sulla retina e spegnendosi pian piano nell'occhio. Magari dopo il boato di un esplosione, con anche le immense fiammate e le scintille. E allora passa un momento prima che quelle 50.000 persone, a sera, tornino in terra, su quell'asfalto. Solo dopo quel momento, palpabile, di silenzio, scoppia il boato della loro gioia, del loro entusiasmo, dei loro applausi.
Potevi anche non averli ascoltati mai molto, conoscere solo qualche canzone famosa e nulla più, non conoscere affatto i testi ed il loro significato. Ma ti eri già integrato. Eri già parte di quel corpo unico, il loro pubblico estasiato.
Noi li ringraziamo.
Io ringrazio anche il caso (e, spesso, il mio amico), che mi fa dire con immenso orgoglio:
IO C'ERO, CAZZO SE C'ERO! 
E me lo ricordo come fosse ieri.
E non sono il solo ad avere quelle sensazioni ancora dentro, dopo oltre 15 anni:
http://www.zioforum.it/viewtopic.php?f= ... caad2b1b38 (tanto per esempio)
La frase "io c'ero" genera a volte, in chi la sente e non l'ha vissuta, un certo fastidio. "Il solito "nonno" che celebra i suoi tempi andati come qualcosa di speciale che non potrà mai ripetersi" penso a volte anch'io, nel profondo, in tutta onestà. Io non c'ero a Woodstock. Ma qui si.
E auguro a tutti quelli che non c'erano, i più giovani, di poter vivere qualcosa di altrettanto grandioso. Magari diverso, ma altrettanto grandioso, nella loro vita.
Scusate per la lunghezza, come al solito, ma i concerti possono essere qualcosa di stupendo, che ci resta dentro. Come quello del mio Ligabue, sotto la pioggia a cantare a squarciagola. Meritano. E meritano gli artisti che ci fanno star così bene. Quindi meritano i batteristi professionisti che sono lì sul palco davanti a 100-1000-100.000 persone come me. E approfitto per ringraziarli. Tra questi rientrate tutti voi del foro che suonate live. Vi abbraccio.
