da choffan il dom ott 15, 2006 9:19 pm
Cos?:
ho pensato a una donna sfibrata negl'anni, insegnante di piano per mestiere, che si ostina ogni giorno a salire le scale di qualche casa pi? bella della sua e a fare presentazione con giovani vanagloriosi forzati da genitori che sognano di ritagliarsi un proprio cantuccio di gloria, se non come artisti, come genitori di artisti confenzionati. Falliti nell'immediato, speranzosi nel domani.
Se poi lei avesse lo spirito di comprendere appieno le melodie che va insegnando e la forza potente che domin? chi le scrisse, squarcerebbe la confusione che domina il funesto sentore di una vita... eh si... gettata alle ortiche.
Ma non ? semplice, ed ogni sforzo si dipana tra le mille scale che deve percorrere, gradino su gradino, stanca, e costretta ad un sorriso che ormai neppure avverte.
Se le capitasse un giorno, al culmine dell'Amhaaro, di vincere tante inibizioni e gettarsi ai piedi dello sconosciuto che le aprir?, ancora una volta, l'uscio di casa, accettando ci? che solo intuisce tra le nebbie del tran tran quotidiano... ebbene, chiamerebbe quell'essere umano fratello, e cercherebbe, infine, di alzarsi. Non pi? fragile e confusamente afflitta, pura e solida.
Ma non credo capiter? oggi, ne domani.
In fondo l'umana miseria attanaglia tante persone.. imbastite di sogni che lentamente appassiscono e cadono a terra, rivelando un'orribile ed insopportabile nudit?.
Finch? ci saranno gradini, e fatica obnubilante, difficilmente potr? guardare le povere condizioni del suo corpo sfibrato e girare su se stessa, e vedere a terra, una dopo l'altra, le ambizioni che la sorressero e la convinsero di essere bella per tutta una vita intera