Riuppo.
Lo sto finendo di leggere, è veramente denso di informazioni , ma il motivo per cui scrivo qui è per lamentarmi,riguardo com'è trattata la sezione sul rock e sui rock drummers.
Io non m'intenderò mai di jazz come lo capisce lui,e son sicuro al 100% che tutto quello che dice sul jazz e sui suoi protagonisti è assolutamente vero e lo condivido.
Ma quando parla di rock,su,non giriamoci intorno con tante giri di parole,semplicemente fa trasparire questo messaggio:
Il jazz è figo,il rock è perlopiù m...da. Oppure,detta più elegantemente,quello che è jazz è dolce,quello che è rock è amaro.
Sono rimasto deluso di come liquida in neanche una facciata intera batteristi come John bonham,Ian Paice,senza parlare della loro capacità timbrica,sonora,di accompagnamento,della loro tecnica,dei loro assoli,dell'impronta originale ed imitatissima che hanno lasciato nella storia del rock e dell'imprinting lasciato a generazioni di batteristi a venire.
Solo una cosa condivido di quel che dice di loro: sono batteristi insostituibili all'interno del loro gruppo.
E' molto triste per me,vedere una materia come il rock drumming,venire trattata con evidente disprezzo,in un libro che parla della storia del nostro strumento.
Comunque,ho apprezzato molto la trascrizione di uno dei miei assoli preferiti,quello di Cobham in "one word" quando suonava con la Mahavisnu.





