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HO INIZIATO CHAPIN!!ol?

Una sezione per parlare di esercizi, lezioni, dubbi pratici, consigli di tecnica, insomma tutto cio' che possiamo imparare ed applicare sullo strumento.
Accordatura inclusa.

Messaggioda drumexcellent il lun set 12, 2005 7:28 pm

lo so ke nn ve ne frega un cazzo ma sn troppo contenta!!:D un anno fa nn sapevo manko i nomi dei pezzi della batteria ed oraaa JIMMMM :D scusate scusate.... non sapevo a chi dirlo...!!!!baci! :lol:
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Messaggioda Glassmoon666 il lun set 12, 2005 7:45 pm

Anch'io ho fatto il Chapin ma dopo essermi spaccato la testa su combinazioni impossibili ho "scoperto" che non serve a niente! O meglio... ho conosciuto Carlo Bellotti (un batterista abbastanza famoso, anche se non l'ho mai sentito suonare, suona costantemente in Rai, a Sanremo, ecc...) e parlando cos? mi ha chiesto su che libro studiavo jazz. Quando ho nominato il Jim Chapin ha fatto una faccia inorridita e poi mi ha detto: " Il Chapin non serve a niente, ora ? superato. Se vai a suonare con dei jazzisti e fai quello che hai imparato sul Chapin ti ridono in faccia. Sul Chapin c'ho studiato io da Gandino, ma 20 anni fa!"... Io sono rimasto sconcertato. "La Bibbia del Jazz"! Mel'ha smontata! In effetti ? un po' macchinoso come stile e sembra fatto apposta per complicarti la vita... Boh!
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Messaggioda banana il lun set 12, 2005 8:14 pm

Per me ? una mezza cazzata questa di sto Carlo Bellotti (anche se suona alla RAI)!!!

E' vero, se vai a suonare jazz, non suoni gli esercizi del Chapin. ma per sviluppare l'indipendenza degli arti sullo swing ? e resta eccellente!

Io non sono nessuno per dirlo, ma resta di fatto che la vedo cos?, e secondo me ? un testo molto utile! :!:
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Messaggioda Glassmoon666 il lun set 12, 2005 8:39 pm

C'ho pensato 1 po' su sta cosa e anche io alla fine la penso come te. Magari se vado a suonare jazz non faccio "gli esercizi del Chapin" ma li applico e secondo me, una volta finito quel libro, il jazz te lo mangi!
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Messaggioda Mastro.Geppetto il lun set 12, 2005 9:00 pm

Il Jim Chamin ? ancora uno dei libri migliori per lo swing. E' vero, ce ne sono altri pi? moderni, ma l'essenza, amici, ? quella. Infilare un colpo di rullante in mezzo all'ostinato sul ride non si pu? se non all'interno delle figure ritmiche naturali. Non c'? niente di nuovo da inventare. D'altra parte i libri servono solo a dare l'impostazione di base, la tecnica e le idee. Poi occorre sviluppare il proprio stile in base al proprio gusto.
Se cos? non fosse, suoneremmo tutti allo stesso modo, finendo per essere fotocopia l'uno dell'altro.
Chapin l'ho gi? fatto diverse volte e un paio di volte ho fatto il John Riley. Alla fine non c'? davvero molta differenza tra i due. Ve lo garantisco.
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Messaggioda Mastro.Geppetto il lun set 12, 2005 9:03 pm

drumexcellent ha scritto:lo so ke nn ve ne frega un cazzo ma sn troppo contenta!!:D un anno fa nn sapevo manko i nomi dei pezzi della batteria ed oraaa JIMMMM :D scusate scusate.... non sapevo a chi dirlo...!!!!baci! :lol:

Complimenti e buon divertimento. E' davvero uno studio appassionante, se ti piace il jazz.
Tienici al corrente dei progressi.

Baci a te. :)
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Messaggioda drumexcellent il lun set 12, 2005 9:27 pm

Grazie!il jazz lo sto apprezzando ora...suonandolo...m accorgo ke ? il genere in cui puoi metterci + groove e fantasia forse! :a:
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Messaggioda catastrophy il lun set 12, 2005 9:32 pm

Mastro.Geppetto ha scritto:Non c'? niente di nuovo da inventare. D'altra parte i libri servono solo a dare l'impostazione di base, la tecnica e le idee.

infatti ? proprio questo il punto... se un insegnante ti (glassmoon666) ha detto che se suoni quello che c'? scritto nel chapin ti ridono dietro, scusami tanto ma allora quello ? un cretino... non perch? non sia vero...certo che ? vero, ma perch? l'idea di suonare gli esercizi di un libro ? stupida e basta... il chapin ti aiuta perch? attraverso quel libro ottieni (se lo studi bene...perch? "io faccio il chapin" lo dicono in molti...i risultati a seconda di chi "lo fa" e come sono molto differenti) un indipendenza di base per lo swing... non ? che questo libro (come tutti gli altri libri al mondo) faccia di te un buon jazzista o che qualche pagina sia direttamente appliccabile...
e proprio per questa cosa il chapin ? e rimane un ottimo libro con un buon sistema.... io preferisco il dante agostini 4 perch? ? pi? moderno (pur non inventando niente di nuovo) e ti da pi? idee applicabili, ma alla fine l'importante ? arrivare ad avere quell'indipendenza...poi stile, suono ecc. non li si trova nei libri...
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Messaggioda Pippo il lun set 12, 2005 10:58 pm

Non ho capito molto bene cosa significa fare il Chapin "diverse volte", e meno che meno il Riley, ma sono d'accordo sul fatto che il Chapin ? un'opera fondamentale e che sia molto attuale. Tra l'altro, molte figurazioni del Chapin (in particolare gli esercizi solo) sono belle e a me capita di suonarle spesso.

Io ho entrambi i libri (immagino tu ti riferisca al primo libro di Riley perch? il secondo ? un altro pianeta) e ci studio da anni (20 per il CHapin) e chiaramente nessuno riesce mai a "finire" un libro del genere: c'? sempre da sperimentare, da curare le dinamiche, da aumentare la velocit? e la precisione...

I batteristi sono spesso troppo "opinionated" e generalizzano i propri gusti e le proprie inclinazioni. Se chiedete a Roberto Gatto consigli sui migliori metodi per la batteria, vi risponder? che ? scritto tutto sul Gene Krupa...

Mastro.Geppetto ha scritto:Chapin l'ho gi? fatto diverse volte e un paio di volte ho fatto il John Riley. Alla fine non c'? davvero molta differenza tra i due. Ve lo garantisco.
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Messaggioda Pippo il lun set 12, 2005 11:10 pm

L'Agostini IV ? un libro del 1977 ed ? un libro che necessita di un maestro (essendo il testo della omonima scuola di batteria parigina)... E' pi? moderno del Chapin ma non tocca neanche di striscio quanto hanno sviluppato Riley in "Beyond Bop Drumming", DeJohnette in "The art of modern jazz drumming" e addirittura Rick Mattingly in "Creative Timekeeping", per non citare l'approccio di Alan Dawson da un lato o quello di Gary Chester dall'altro.

catastrophy ha scritto:io preferisco il dante agostini 4 perch? ? pi? moderno (pur non inventando niente di nuovo) e ti da pi? idee applicabili, ma alla fine l'importante ? arrivare ad avere quell'indipendenza...poi stile, suono ecc. non li si trova nei libri...
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Messaggioda tommylee85 il lun set 12, 2005 11:44 pm

che strano che un batterista affermato ti abbia detto quella cosa!
mi sembra molto superficiale.......
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Messaggioda catastrophy il lun set 12, 2005 11:48 pm

Pippo ha scritto:L'Agostini IV ? un libro del 1977 ed ? un libro che necessita di un maestro (essendo il testo della omonima scuola di batteria parigina)... E' pi? moderno del Chapin ma non tocca neanche di striscio quanto hanno sviluppato Riley in "Beyond Bop Drumming", DeJohnette in "The art of modern jazz drumming" e addirittura Rick Mattingly in "Creative Timekeeping", per non citare l'approccio di Alan Dawson da un lato o quello di Gary Chester dall'altro.

catastrophy ha scritto:io preferisco il dante agostini 4 perch? ? pi? moderno (pur non inventando niente di nuovo) e ti da pi? idee applicabili, ma alla fine l'importante ? arrivare ad avere quell'indipendenza...poi stile, suono ecc. non li si trova nei libri...

senza maestro l'agostini 4 ? un libro di cui non si riesce a capire molto, su questo ti do pienamente ragione. d'altra parte da tutti i libri si tira fuori molto di pi? con un buon insegnante che se si prova da soli (soprattutto se si ? agli inizi e manca l'esperienza...ma anche con quella non si va dapertutto)... per? lavorandoci su bene, gli esercizi che ti offre l'agostini 4 ti porta a livelli totalmente diversi (per quanto riguarda l'indipendenza) rispetto al chapin... il riley ? un bellissimo libro soprattutto per le informazioni che ti da... ? tutta un'altra cosa rispetto a puri esercizi di indipendenza e pagine piene di note... se uno non capisce cos'? il comping ed a cosa serve, come si accompagna ecc. allora pu? avere un'indipendenza pazzesca ma non suoner? bene... ciononostante (proprio perch? io parlo di me...non posso sapere cosa sanno/ascoltano/suonano/leggono gli altri) per l'indipendenza jazz l'agostini ? quello che mi ha dato in assoluto di pi?...
? chiaro che dipende dall'approccio, dall'insegnante ecc. come ? chiaro che ognuno indicher? il libro che gli piace di pi? (come lo fai tu) proprio per questi fattori...non ? che si possa dire "questo ? il libro migliore", ma al massimo "questo secondo me ? il pi? utile perch?..."...
senza un insegnante forse il chapim ? quello pi? "semplice" ma come detto "fare il chapin" non significa niente...come e cosa ne fai ? l'importante... e se l'agostini ? un libro che senza insegnante risulta utile solo in parte...beh allora ? altrettanto vero che uno dei pi? grandi ed importanti libri della storia dei libri per batteria come il "ted reed syncopation for the modern drummer" senza insegnanti o cmq qualcuno che ti dia idee ? praticamente un libro inutile... (a proposito di idee anche dawson nel suo (vabb? di ramsey ma il metodo era di dawson) ci lavora molto sulle idee del syncopation...) perci? la necessariet? di un insegnante non la vedrei come fatto negativo...
il dejohnette non lo conosco e nemmeno il mattingly il dawson invece pi? che un libro per la pura indipendenza jazz ? un enciclopedia sulla quale lavorare per 3-4 vite (gran bel libro)...
cmq come detto, per l'indipendenza e per iniziare con lo swing a me ? risultato pi? utile il dante agostini 4...


ps: un libro che veramente non pu? essere studiato senza maestro e che in tre pagine ti arriva a broken swing e robe molto pesanti con vari unisoni ecc. ? il chaffee (sticking patterns cap. 2), per? quello veramente da studiare da solo ? pesante...non tanto per gli esercizi stessi ma per l'utilizzo di essi... proprio per questo non lo trovo indicato per chi ? agli inizi, ma non per questo ? un brutto libro..


edit: a proposito di modern: io con moderno intendevo modernit? dei contenuti non anno di pubblicazione... anche il ted red per me ? moderno...ma ha mille anni..
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Messaggioda Glassmoon666 il mar set 13, 2005 12:05 am

tommylee85 ha scritto:che strano che un batterista affermato ti abbia detto quella cosa!
mi sembra molto superficiale.......


Hai perfettamente ragione. Finch? te le dice il tuo amico, che ne sa pi? o meno quanto te, gli dai credibilit? fino ad un certo punto. Quando comicia a dirtelo uno che suona di professione e ha un curriculum molto ben fornito (http://www.carlobellotti.com/biografia.htm) cominci a pensarci su...
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Messaggioda Pippo il mar set 13, 2005 12:08 am

Chapin e in buona parte anche Agostini essenzialmente sono basati sulle classiche figurazioni di cassa e rullante su piatto ostinato (una vecchia concezione dell'indipendenza, anzi dell'interdipendenza, nata col il bebop).

Non a caso con Agostini c'era il mitico Kenny Clarke, considerato il padre della batteria bebop.

Nessuno dei due libri per? tocca aspetti fondamentali del jazz moderno, come le trasposizioni ritmiche, "implied time" e "rythmic modulation". Inoltre, gli esercizi di indipendenza del "Beyond" si spingono molto al di l?, essendo a 3 o 4 voci.

Resta il fatto che la base di tutto ? saper suonare figurazioni cassa e rullante su ostinato di piatto e charleston.

Quanto al Reed poi (che io uso moltissimo), io sono del parere che lo stesso Reed non aveva la pi? pallida idea del fatto che il suo libro sarebbe diventato un classico, tant'? che gli eservizi sono tutti disegnati per rullante ed ostinato di cassa. L'interpretazione del Reed ? venuta dopo, e non a caso lui stesso ha pubblicato l'inutile secondo volume di Syncopation.
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Messaggioda Mastro.Geppetto il mar set 13, 2005 12:21 am

Non ho capito molto bene cosa significa fare il Chapin "diverse volte", e meno che meno il Riley, ma sono d'accordo sul fatto che il Chapin ? un'opera fondamentale e che sia molto attuale. Tra l'altro, molte figurazioni del Chapin (in particolare gli esercizi solo) sono belle e a me capita di suonarle spesso.

Io ho entrambi i libri (immagino tu ti riferisca al primo libro di Riley perch? il secondo ? un altro pianeta) e ci studio da anni (20 per il CHapin) e chiaramente nessuno riesce mai a "finire" un libro del genere: c'? sempre da sperimentare, da curare le dinamiche, da aumentare la velocit? e la precisione...


Voglio chiarire, o meglio, spiegare cosa significa "ho fatto il Chapin diverse volte". :)

Io parto dal presupposto che un libro di esercizi, non ovviamente una partitura, pu? essere studiato, e pu? rappresentare lo spunto, per farti imparare, ma anche migliorare. La mia idea ? che sarebbe fantastico imparare ad eseguire qualunque figurazione che non si ? in grado di fare. Magari non ti servir? durante l'esecuzione di un brano e non la metterai mai in pratica, ma rester? comunque un bagaglio che ti appartiene e che ti torner? utile quando studi cose via via pi? difficili.

Ecco perch? la prima volta sul Chapin ho studiato rullante e ride con il charlie sul 2 e sul 4. E' il modo canonico, quello standard. Poi mi sono divertito a rifarlo utilizzando il charlie in ottavi. Successivamente con una base di samba, di baiao e di tumbao.
Magari pi? avanti mi verr? in mente qualcos'altro e torner? a rifarlo.

Il Riley, s?. Ovviamente il primo libro. Il secondo ? proprio tosto :cry:

:)
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Messaggioda catastrophy il mar set 13, 2005 12:47 am

Pippo ha scritto:Nessuno dei due libri per? tocca aspetti fondamentali del jazz moderno, come le trasposizioni ritmiche, "implied time" e "rythmic modulation". Inoltre, gli esercizi di indipendenza del "Beyond" si spingono molto al di l?, essendo a 3 o 4 voci.

Resta il fatto che la base di tutto ? saper suonare figurazioni cassa e rullante su ostinato di piatto e charleston.

su questo ti do pienamente ragione... e proprio per questo condivido in pieno ci? che racconta steve smith nel suo primo video (vol. 1) ed ? anche il motivo principale per il quale lui poi ha fatto la history of the us beat...
quando lui inizi? a studiare a boston, andava pazzescamente di moda per esempio suonare lo swing il pi? "broken" possibile e inserirci le coe pi? incredibili... ma dato che lui ebbe dei grandi problemi all'inizio proprio con queste cose (? ci? che dice lui...anche se ? difficile credere che lui abbia avuto problemi con qualcosa :wink: ) e perci? inizi? a tornare indietro nel tempo ed a vedere da dove i grandi che cercava di imitare (tony williams all'epoca...eh grazie...bella scelta, molto semplice da imitare :mrgreen: ), avevano preso il loro stile...cio? da dove fossero partiti... e cos? ha preso andando sempre indietro... ed infondo come dici tu...la base di tutto ? lo swing standard sul ride, il charly 2+4 e l'interdependence rispetto a questo ostinato del rullante e della cassa... se questa base non ? pi? che ferrea non si va da nessuna parte...
e mi sembra che molti invece tendano ad andare avanti troppo in fretta... li senti suonare per un minuto e ti sembra che siano delle bestie... poi li ascolti per 5-10 minuti e senti che in gran parte sono figure complicate studiate a memoria che si ripetono... (non sto parlando in generale ma sembra una moda...) mentre per me l'importante ? proprio il contrario... ottenere via via una libert? sempre maggiore...ma partendo sempre da solide basi...
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Messaggioda Pippo il mar set 13, 2005 1:38 am

D'accordo con entrambi.
Sapete quali sono le vere irediddio quanto a interdipendenza jazz? Ce ne sono molti, ma su tutti citerei, dopo DeJohnette, anche Jeff "Tain" Watts e Bill Stewart, due mostri assoluti, tra l'altro con un'impostazione tecnica che farebbe rabbrividire i puristi...
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Messaggioda Mastro.Geppetto il mar set 13, 2005 2:20 am

La tecnica aiuta e questo ? indubbio. Impari anche la tecnica di giornalista, se fai la scuola. Ma se non hai niente da dire, non lo dici comunque.
Watts e Stewart hanno un'impostazione per molti aspetti discutibile, ma cazzo se suonano!! Stewart tra l'altro ? uno che osservo tantissimo (l'ho visto suonare live due volte e quello che riesce a fare con il piede sul charlie ? a dir poco strabiliante) e, al di l? di come si muove in mezzo al set ha un "linguaggio" particolarissimo, con fraseggi quasi surreali che iniziano e finiscono dentro lo schema delle dodici misure con modalit? assolutamente geniali. Credo che per molte cose sia da considerarsi un innovatore.
Ma ? sicuramente uno che ha sputato l'anima sui libri e sui dischi.
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Messaggioda catastrophy il mar set 13, 2005 3:48 am

Pippo ha scritto:D'accordo con entrambi.
Sapete quali sono le vere irediddio quanto a interdipendenza jazz? Ce ne sono molti, ma su tutti citerei, dopo DeJohnette, anche Jeff "Tain" Watts e Bill Stewart, due mostri assoluti, tra l'altro con un'impostazione tecnica che farebbe rabbrividire i puristi...

? tutta gente che non si discute anche se dejohnette non ? tra i miei preferiti...forse non riesco a capirlo...cmq ? geniale...
a parte il punto di vista dell'interdipendenza cmq i miei preferiti rimangono stewart, erskine, williams e blakey...poi ce ne sono troppi di jazzisti in gamba per citarli...
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Messaggioda tommylee85 il mar set 13, 2005 7:56 am

Pippo ha scritto:D'accordo con entrambi.
Sapete quali sono le vere irediddio quanto a interdipendenza jazz? Ce ne sono molti, ma su tutti citerei, dopo DeJohnette, anche Jeff "Tain" Watts e Bill Stewart, due mostri assoluti, tra l'altro con un'impostazione tecnica che farebbe rabbrividire i puristi...


mi sento piccolo piccolo, in mezzo a questa discussione di voi grandi, ma mi intrufolo un attimo per confermare quanto dice Pippo: ho visto suonare Jeff Watts (con Michael Brecker, tra l'altro un concerto pallosissimo....) ed era veramente forte!ha una naturalezza ed una scioltezza pazzesca!
? anche bello vederlo in Mo Better Blues di Spike Lee!

Bill Stewart l'ho sentito e visto in qualche cosa presa su internet, e mi ha lasciato veramente di sasso!? fantastico, ? nella canzone come pochi altri; ? scioltissimo, naturale, spontaneo, ed ? uno dei batteristi pi? musicali!
ha uno stile che mi ricorda tantissimo Peter Erskine!probabilmente ho detto una boiata, ma mi trasmette le stesse emozioni!

ah, mi consigliereste qualche album da comprarmi, dove posso sentire bene Bill Stewart?

un'altro che mi ha veramente stupito ? Lewis Nash.....paura!! :o


scusate il disturbo grandi capi!e continuate a fare discorsi simili, io vi leggo sempre con estrema ammirazione! :wink:
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Messaggioda Mastro.Geppetto il mar set 13, 2005 8:26 am

ah, mi consigliereste qualche album da comprarmi, dove posso sentire bene Bill Stewart?


Ce ne sono tanti. Uno su tutti ? "I can see your house from here", insieme con Scofield e Metheny. E' un album vecchio ma che io amo particolarmente. Il groove ? spaziale!!

Lo consiglio fortemente.

PS. Non c'? niente da ammirare... :cry: Quando ascolto questi grandi musicisti ho la medesima sensazione che provo quando mi sdraio sulla sabbia in una notte d'agosto e guardo le stelle... Mi sento una piccola merda al confronto con la vastit? del cosmo. :(
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Messaggioda 3ngel il mar set 13, 2005 9:22 am

Vorrei dire un attimo la mia sui "libri da studio". Sicuramente ? importante studiare dai libri, come lo Chapin e altri, ma la mia concezione (condivisa dal mio maestro) ? che se studi troppo sui libri sei "inquinato" dai pattern dei libri e ti viene poi naturale farli in automatico, risultando quindi "fotocopia" di tanti altri.
Sostanzialmente i libri uccidono la creativit? e la fantasia. I libri vanno bene in fasi iniziali (molto iniziali), quando ci si vuole sgranchire mani e piedi con esercizi vari, ma dopo un certo livello vanno quanto pi? evitati, o perlomeno studiati ma con molta distanza cercando di ricavare al massimo idee e non cercando di fare i pattern pari pari in modo perfetto e a velocit? stratosferica.
Ecco quindi che io ho studiato per lo pi? un libro "neutro" che contiene cio? pattern complicati ma non facilmente adattabili a soli o configurazioni praticabili, e quindi non ti "influenza".
Il libro ? "4 Way Coordination" l'autore non me lo ricordo :)
Alcuni esercizi di questo libro sono veramente complicati come indipendenza e fanno venire mal di testa :)
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Messaggioda Mastro.Geppetto il mar set 13, 2005 9:48 am

Il libro ? "4 Way Coordination" l'autore non me lo ricordo


Non sono molto d'accordo. Fermo restando che il 4 way ? un ottimo libro per l'indipendenza e per l'equilibrio, non ti d? per? n? groove, n? tecnica. Quel tipo di studio deve essere integrato con qualcosa di specifico. Anche patterns e perch? no? Non li farai mai uguali a nessun altro. Considera che lo swing ? swing. Il ride dovrebbe quindi sempre suonare allo stesso modo, come una quintina, per dirla alla Erskine, in cui suoni il primo, il quarto e il quinto colpo: in pratica il famoso ciiin-tit?n. Di fatto, per?, il modo che i grandi batteristi hanno di portare questo ostinato ? personalissimo e mai uguale a nessun altro.
Figuriamoci i patterns e i fills.
Il bounce ? una tecnica assolutamente individuale, inimitabile, un po' come la calligrafia. Quindi, dal mio punto di vista, anche se si studia sui libri tradizionali, finisci con l'avere uno stile assolutamente personale. Basta studiare con intelligenza. :wink:
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Messaggioda 3ngel il mar set 13, 2005 9:59 am

Fermo restando che il 4 way ? un ottimo libro per l'indipendenza e per l'equilibrio, non ti d? per? n? groove, n? tecnica

Esatto, ? proprio questo il punto. Il groove non te lo deve dare nessun libro, ma deve essere una cosa che nasce da te, spontaneamente con il tempo.
Per la tecnica, invece, sottintendevo ovviamente che prima di 4 way ho studiato anche altri libri riguardanti rudimenti, ma non li ho studiati in modo da fare le combinazioni scritte alla velocit? della luce.
I rudimenti puri invece (rulli,paradiddle,flams,flamdiddle etc..) quelli li ho studiati alla mania in tutte le combinazioni possibili di polsi e dita e cercando di farli alla velocit? della luce ;)
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Messaggioda Mastro.Geppetto il mar set 13, 2005 10:08 am

E ci riesci? Alla velocit? della luce, intendo... Io proprio no! :wink:
Certo sono migliorato molto con il passare degli anni, ma c'? cos? tanto da studiare e cos? poco tempo per farlo... :(

Tornando al groove, ? vero certamente che non ci sono libri in grado di insegnarlo. Ma certamente ti aiutano a svilupparlo e a personalizzarlo. Coin l'aiuto e la guida di un buon maestro. :)
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Messaggioda 3ngel il mar set 13, 2005 10:27 am

In realt? io credo che le cose essenziali da studiare veramente, sono fondamentalmente poche e sono appunto i rudimenti che sono alla fine 5 o 6. Tutto il resto ? avere pazienza e gusto musicale. Senza il gusto musicale puoi studiare tutti gli anni che ti pare, ma sarai sempre un batterista che non vale niente :), e il gusto non te lo d? nessun libro e nessun maestro.
Per la velocit? della luce, se cominci a fare ad es. rulli a 2, 3 ore al giorno alla fine vedi come vai alla velocit? della luce ;)
Per il tempo certo si fa quel che si pu?, ma se anche fai mezz'ora di rudimenti per scaldarti prima di suonare ? sempre buono :)
E per quanto riguarda il groove, io continuo a dire che nessun libro ti potr? insegnare a "groovare" alla Peter Erskine :)
Diverso il discorso del maestro che con il suo "suonare" ti pu? comunicare qualcosa. Insomma una cosa ? leggere un libro, una cosa ? guardare qualcuno che ti spiega :)
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Messaggioda catastrophy il mar set 13, 2005 1:00 pm

3ngel ha scritto:In realt? io credo che le cose essenziali da studiare veramente, sono fondamentalmente poche e sono appunto i rudimenti che sono alla fine 5 o 6.

premetto che non sono per nulla d'accordo con te. inoltre i rudimenti base sono 26 (ce ne sono di pi?, ma questi sono quelli che sono stati fissati come standard) e non 5 o 6. poi se parli di influenza, sicuramente un insegnante influenza di pi? il tuo stile rispetto ad un libro, perci? se la vedi cos? con i libri, ? meglio se non ascolti musica e non vai a lezione, perch? potresti farti influenzare e a leggere ci? che scrivi sembra che a farsi influenzare siano solo i batteristi che non valgono niente.
il problema ? che ogni batterista ha bisogno di ci? che usano chiamare "pocket" cio? dei groove di base per gli stili che suoni e pi? vasta ? questa base (pi? hai nel tuo pocket) e pi? libero e variabile sarai...
e poi l'indipendenza swing... scusa, ma uno come pu? ottenere l'indipendenza rispetto allo swingpattern del ride ed al piede sul charly, se non fa proprio esercizi di comping su libri come l'agostini, il chapin, i riley ecc.? il dahlgreen ? come l'extreme interdipendence un bel libro ma non ti da l'indipendenza swing..quella arriva dopo mesi e mesi di esercizio (e cmq migliora solo con gli anni)... se non fai esercizi proprio su questi pattern su cosa li fai? non puoi piazzare rullante e cassa dove vuoi da subito...se non hai il pocket (che ottieni solo attraverso esercizi del genere) non vai da nessuna parte...
e se il tuo insegnante trova che i libri siano una brutta cosa... beh auguri...


ps: non fraintendermi: io non dico che bisogna studiare ci? che c'? nei libri a memoria e suonarlo cos? quando si suona con altri.... ma bisogna imparare le basi... se tu studi solo paradiddle suonerai solo paradiddle e variazioni di essi... ? una questione di automatismi... si suona ci? che viene spontaneo suonare... e non viene spontaneo a nessuno inventare groove mentre si suona con altri che non gli sono mai passati per la testa prima... potrai fare i paradiddle alla velocit? alla luce, ma se ti tocca suonare bebop e tu suoni paradiddle alla velocit? della luce in qualsiasi permutazione... ti prenderanno a calci...e magari anche il tuo maestro :mrgreen:
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Messaggioda 3ngel il mar set 13, 2005 1:52 pm

No, non fraintendermi tu, per 5 o 6 rudimenti intendevo solo quelli base concettuali e non le varie variazioni. Poi non stavo assolutamente criticando il fatto di studiare dai libri, che cmq ? una buona cosa, ma troppi batteristi ho visto, che nel suonare fanno pari pari gli esercizi dei libri, li potresti elencare pagina per pagina, suonando senza "sentimento" e fantasia proprio perch? hanno la testa troppo piena di combinazioni che hanno studiato per ore e ore e ore, e alla fine quello che fanno ? anche "antimusicale".
Personalmente (e ora parlo per me), tutto quello che so al di l? della pura tecnica di base (rudimenti e indipendenza), l'ho imparato ascoltando e guardando la gente suonare, contestualizzando ci? che suonavano e assimilandoli al mio stile, cosa che non potr? mai essere con un libro pieno di patterns.
Ah ora che rileggo il tuo mex, forse non hai letto nel mio precedente che avevo detto che avevo gi? studiato da altri libri le varie combin, insomma il mio discorso si riferiva ad uno stadio di apprendimento non proprio iniziale.
E poi, per finire, se permetti parla per te, a me vengono eccome inventare groove che non mi sono mai passati per la testa prima :)
E per quanto riguarda il prendere a calci, stai esattamente dicendo quello che ho detto io all'inizio del mio precedente messaggio : se fai solo tecnica sei un batterista che non vale niente.
Magari rileggi meglio, prima di scaldarti e di rispondere ;)

EDIT: e magari la prossima non insultare gente che non c'entrano
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Messaggioda catastrophy il mar set 13, 2005 2:12 pm

3ngel ha scritto:Sostanzialmente i libri uccidono la creativit? e la fantasia. I libri vanno bene in fasi iniziali (molto iniziali), quando ci si vuole sgranchire mani e piedi con esercizi vari, ma dopo un certo livello vanno quanto pi? evitati

io ho letto...infatti ? per queste frasi che ho risposto...

, o perlomeno studiati ma con molta distanza cercando di ricavare al massimo idee e non cercando di fare i pattern pari pari in modo perfetto e a velocit? stratosferica.

questo invece ? vero...ma se io dico "studiare da un libro" intendo questo...se poi uno non sa studiare dai libri ma impara tutto a memoria...beh...ci? non ? colpa dei libri..

poi..
E poi, per finire, se permetti parla per te, a me vengono eccome inventare groove che non mi sono mai passati per la testa prima

tu intendi variazioni, tipo spostare la cassa di un sedicesimo, piazzare una ghost qui ed una l?, ma questi non sono groove nuovi... il nostro cervello ? in grado di farlo, mettendo asssieme pezzi diversi come se costruisci qualcosa con il lego... ma le cose veramente nuove e diverse se non le hai mai provate non ti vengono automatiche... se tu hai sempre suonato e ascoltato pezzi in cui i fill sono in ottavi o sedicesimi ? improbabile che ti venga automatico suonare un fill terzinato oppure un fill in cinque... certo se ci pensi su prima potrebbe venirti... ma proprio nei fill si nota tantissimo il pocket...perch? sono cose che vengono automatiche e gli automatisimi non vengono dal nulla... e se ci si sforza, allora gli altri sentono la differenza rispetto a qualcosa che ti viene naturale... questo solo come esempio semplicissimo...

in fondo qui potremmo discutere a lungo...ma dato che credo che una discussione del genere non possa portare a molto voglio farti una semplice domanda (la mia risposta a proposito ? NO... perch? non puoi acquisire l'indipendenza e la naturalezza neccessaria...nemmeno se ascolti swing per 2 vite... se non ti eserciti su pattern base non avrai mai la libert? di spostare ride e cassa come vuoi e dove vuoi):

tu credi che si possa riuscire a suonare uno swing decente con altri, senza avere studiato per un bel po' su pattern preesistenti (come quelli che trovi in libri)?
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Messaggioda 3ngel il mar set 13, 2005 2:31 pm

Allora, rispondo contemporaneamente al tuo commento e alla tua domanda.
Io ascolto costantemente tanta di quella musica, praticamente qualsiasi genere esistente nessuno escluso, dal trash-metal piu' estremo al cool jazz pi? Davisiano, passando per tutti gli infiniti stili di centro, commerciale, rock, pop, etnico e tutto quello che ti passa in mente. La mia scuola ? fondamentalmente tutta la musica, e quindi forse ? per questo che quando suono mi viene naturale fare cose anche "nuove", perch? giustamente tu hai detto che il nostro cervello rielabora cose gi? sentite. Nel mio caso quindi forse poich? ascolto tante di quelle cose, i pattern e i fill mi vengono naturali senza andarli a leggere da nessun libro. E nel caso della tua domanda, s? ascoltando tanto (ma solo ascoltando tanto), si pu? suonare con altri pur non avendo mai letto o studiato un libro di patterns.
Ovviamente io parto dal pressupposto che ci sia gi? indipendenza e tecnica impostata correttamente.
Per finire ti faccio il mio esempio, io ho suonato per un anno con una big band di 30 elementi e facevano i classici di Ellington, Porter, Miller, e prima di allora non avevo mai letto uno spartito di swing n? studiato "patterns dedicati", ma conoscevo a memoria tutti gli standards avendoli ascoltati in tutte le varianti sia in studio che live (e ovviamente avendoli provati da sola qui e l?). Con poche variazioni (dovute allo spartito che mi si trovava davanti), ci siamo integrati tutti molto bene e il risultato ? stato qualcosa di molto bello.
Credo di aver risposto alla tua domanda :)
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