Scrivo queste considerazioni sulla base d'esperienze. Si tratta di mie considerazioni personali che ho piacere di condividere, e vi dico subito che si può essere ottimi insegnanti e pessimi maestri, e forse anche viceversa.
Un buon insegnante segue un programma, deve saper esporre correttamente e con una buona progressione, deve insegnarti le cose in modo standard, e per come si prevede che vadano insegnate. Buono per insegnare a gruppi di persone.
Un buon maestro invece deve avere capacità empatiche e maieutiche notevoli. Ideale per insegnare ad un allievo alla volta.
Empatiche, ovvero deve sapersi mettere nei panni dell'allievo.
Maieutiche, cioè deve saper “tirare fuori” dall'allievo, sia quello che l'allievo non scorge di sé ma il maestro si, sia quello che l'allievo nutre in sé, che è unico e particolare.
Chi frequenta un buon insegnante non potrà mai superarlo per merito dell'insegnante stesso ma unicamente per proprie capacità personali, peraltro non sottolineate dall'insegnante.
Chi frequenta un buon maestro, può superarlo (seppur in modo parziale) grazie al maestro stesso, perchè questo alimenta ed accresce la particolarità dell'allievo.
Mi è spontaneo accostare il maestro alla figura genitoriale (anche se il maestro fosse più giovane dell'allievo). Infatti, un maestro non si preoccupa affatto di essere superato, anzi, ne è contento.
È interessato a far camminare l'allievo con le proprie gambe.
L'opera del maestro si espande per l'universo, come un'ereditarietà. Passerà ai posteri l'intenzione.
L'opera di un insegnante aumenta le conoscenze che diventano cosa più comune nel mondo, ma non lascia l'eredità dell'intenzione di accrescersi nella propria individualità, e, come risultato, aumenta la massificazione, la standardizzazione dell'argomento, non la sua evoluzione.



