Io la vedo così, provarle tutto finchè il paziente vuole e non arrendersi mai, poi libero di scegliere se farsi accompagnare alla morte per eutanasia in caso non si riuscisse a risolvere, questo per gli uomini.
Per gli animali uguale, anche se và detto che non potendo interagire a parole è più difficile capire quando smettere con l' accanimento terapeutico, sò che ad un certo punto prendi atto che lo stai facendo soffrire inutilmente lo capisci bene, e che non ce la fà a riprendersi, per cui anche in questo caso poi una morte dolce è la soluzione migliore.
Morire nel dolore è un concetto che non esiste più, è roba da cilicio per autoflagellarsi, nel senso che è una punizione che ci diamo, come per espiare prima del trapasso, è un concetto ormai superato culturarmente, e qui la dico grossa, pure da moltissimi esponenti della chiesa in via non ufficiale.
D'altro canto la terapia del dolore ha fatto e continua a fare passi da gigante per fortuna di tutte quelle povere anime che soffrono.

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Membro della Somma Alleanza della Sweet Old Pheega "Batterista non pipparolo", Senatore de labatteria.it
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