da DIRTY SNARE il gio dic 17, 2009 10:18 am
o.t. Beh, cercherò di essere breve, visto che avete parlato degli anni del fascismo, vi racconto questa. La famiglia di mio nonno era sotto torchio perchè socialista e di veduta antifasciste, i fratelli fuggirono all'estero e l'unico a rimanere fu mio nonno. Non volle mai separarsi dalla sua fucina, era fabbro e viveva per il suo lavoro. Mio nonno era un colosso, mani come badili ed una forza tremenda. Una sera all'osteria, come accadeva spesso, entrano le camice nere e fanno uscire tutti. " andate a casa, ora l'osteria è solo per noi!" tuonò il capo della squadra di camice nere, tutti al volo escono tranne mio nonno, che adorava leggersi il giornale bevendosì il caffè dopo cena. Le sue giornate erano tutte uguali, lavoro, pranzo-cena, caffè con giornale e poi a letto presto, gran lavoratore. Tutti i clienti spaventati escono ma lui rimane li, allora il fascista si avvicina e gli dice " dammi il giornale, tu non lo leggi più!", mio nonno si gira, e di fianco a lui c'era la signora che lavava per terra, mio nonno inzuppa il giornale nell'acqua e lo scaglia a tutta forza contro la faccia del camicia nera ad un metro da lui.
Lo sfortunato camicia nera plana sul pavimento con il manganello* che fa il paradiddle sulle mattonelle (*licenza narrativa, questo me lo sono inventato), e li si scatena una super rissa, distrussero il locale e dovettero chiamare il capo delle camice nere della zona per bloccare mio nonno che stava per fare un macello. Uno contro dieci. Il capo delle camice nere era amico d'infanzia di mio nonno, e la vicenda me la raccontò lui, mio nonno morì che avevo due anni. Quando arrivò chiese a mio nonno perchè tutto sto casino, e mio nonno rispose: " voi entrate in un locale, manganellate tutti, ragionate così? Allora ragioniamo così ".
Morale, c'erano dieci uomini a terra e mio nonno manco un graffio, due di loro volarono letteralmente fuori dalle finestre. Misero tutto a taciere per la vecchia amicizia che c'era tra i due rivali, ma mio nonno rischiò di brutto. Uscendo dal bar, mi disse il capo delle camice, nere, mio nonno andò dal proprietario e gli chiese il conto dei danni, pagò tutto e uscì.
Si ricordano ancora di questa vicenda, mio nonno si salvò, forse perchè era un toro e conosceva bene questo capo dei fascisti, ma nel mio paese 6 persone in quegli anni non tornarono a casa, e forse anche loro erano in un bar a leggere il giornale.
Mio nonno ora non c'è più, ma da sempre è il mio eroe.