Bon, preparatevi perchè sarà un post lungo e doloroso.
PS: occhio che è DAVVERO lungo...
PPS: no, sul serio... fa spavento...
Alcune premesse generali:
1) Ma che bella voce, Pippo!
2) Non ho votato, ho visto il topic solo tornato dalla montagna e per qualche motivo il volume era assurdamente basso (qualche familiare ha messo le mani sul PC

), oggi son tornato sul topic ma è tardi per votare... Cercherò di partecipare al prossimo sondaggio!
3) Non approvo il metodo con è stato svolto il test, dopo spiegherò perchè e come andrebbe svolto secondo me.
4) Prendete tutto quello che scriverò con le pinze, ma di quelle lunghe per maneggiare le braci nel caminetto. Primo, perchè esprimo semplicemente un mio personale parere. Secondo perchè se tutto va bene a breve aprirò partita iva con descrizione atttività recitante "Fabbricazione di strumenti musicali". Questo fatto da un lato può aumentare la considerazione che si può avere delle opinioni che darò, dall'altro diminuirla per via del fatto che normalmente uno che vuol vendere un prodotto di norma cerca di tirare acqua al suo mulino. Cercherò di scrivere semplicemente ciò che penso, quello a cui sono giunto dopo anni di passione per questo strumento. L'importante è che vi ricordiate sempre di ragionare e valutare con la vostra testa e con le vostre orecchie.
Partiamo da un'idea che mi son fatto e che ritengo importante per l'argomento in esame:
Perchè sia possibile ottenere un suono GRADEVOLE da un tamburo basta che il fusto sia sufficientemente solido e che i bordi siano piani, circolari ed adeguatamente smussati.
La solidità in realtà è necessaria più che altro per la resistenza strutturale del tamburo, il quale con un fusto eccessivamente debole/fragile potrebbe anche emettere un suono gradevole... ma se poi collassa dopo 2 colpi a che serve?
Perchè il suono sia gradevole la pelle deve essere ovviamente ben accordata, e perchè ciò sia possibile è necessario che i bordi siano piani, circolari e ben lavorati. La mancanza di queste caratteristiche può aumentare la difficoltà di accordatura o renderla del tutto impossibile, a seconda dell'entità dell'errore.
Il tamburo è uno strumento che non produce una nota ad altezza definita, quindi non serve che sia accordato ad una particolare frequenza. Comunque se la pelle non è almeno accordata con se stessa si creano facilmente dei "disturbi" nell'oscillazione della pelle che hanno risultati poco gradevoli. Da qui la necessità di caratteristiche strutturali adeguate del fusto.
Sarebbe quindi ininfluente ogni altro fattore? Sì e no. O meglio: dipende.
(D'altronde se così fosse basterebbe un solo formato standard e via!)
Ci sono diversi fattori da considerare:
A) Ognuno ha gusti diversi, una diversa esperienza e un diverso "orecchio", cioè una diversa abilità nel percepire ed apprezzare le sfumature del suono.
L'orecchio di solito si sviluppa con la pratica, con l'esperienza nell'ascolto. Una volta che l'orecchio permette di distinguere una certa sfumatura di suono entra comunque in gioco il gusto, il quale si affina e si modifica anch'esso nel tempo con l'esperienza, ma resta pur sempre personale ed unico.
B) Ognuno di noi ha una diversa abilità nel suonare lo strumento, nello sfruttare le sue caratteristiche e nel sapersi adattare ad esso.
Un batterista che ha una buona tecnica continuerà ad avere una buona tecnica anche su una batteria scadente scordata. Però magari la sua esibizione verrà rovinata da suoni pessimi. Se il batterista è in grado di adattarsi allo strumento modificherà il suo modo di suonare ed il suo stile in modo minimizzare i difetti dei vari pezzi, di esaltarne le qualità, e magari riuscirà anche a sfruttare la cacofonia di certi pezzi per ottenere un effetto particolare. Certo però che questo non è da tutti, è auspicabile che l'esperienza porti in questa direzione ma è evidente che lo studio dello strumento non si possa basare sul concetto che si suoni sempre su uno strumento terribile... In effetti di solito succede l'opposto, cioè si parte da strumenti di bassa qualità per passare a quelli migliori più avanti nella "carriera musicale".
C) Diversi batteristi hanno diverse esigenze dipendenti dal gusto, dallo stile e dai generi suonati.
Nonostante sia sicuramente possibile adattare (quasi) qualsiasi batteria a (quasi) qualsiasi genere, agendo sull'accordatura, sulla scelta delle pelli, sulla sordinatura e sul proprio stile, è pur vero che adattarsi non è di norma necessario. L'esperienza ci rende capaci di adattare un set ad un genere che magari non è "il suo", ma ci rende anche in grado di valutare quale set possa essere più adatto al proprio stile, più aderente ai propri gusti. Saranno poi le condizioni di "contorno" (le varie esigenze economiche, di trasportabilità, di affidabilità, ecc...) a farci trovare, se serve, il giusto compromesso.
Per spiegare i precedenti punti porterò il mio esempio.
Ho suonato per 12-13 anni la batteria, prendendo se non sbaglio 7 anni di lezioni, con 4 insegnanti diversi. Inoltre da 6 anni circa studio canto con il "Metodo Funzionale" della voce, che è diventato qualche anno fa il corso di "Fisiologia Vocale Applicata".
Inutile dire che nel tempo sono cambiate moltissimo le mie capacità nel suonare e nell'accordare la batteria, il mio gusto musicale ed estetico ed il mio orecchio, anche grazie allo studio del canto con quel particolare metodo (che ad esempio secondo me mi ha aiutato tantissimo nel trovare l'impugnatura delle bacchette più adatta a me e nel migliorare la tecnica in generale).
Sebbene il genere suonato non sia cambiato radicalmente nel tempo, le mie esigenze sono cambiate sostanzialmente col passare degli anni, a volte venendo completamente stravolte. Tenendo conto che il genere suonato è rimasto sempre principalmente il Rock, sono passato dal cercare il massimo volume per avere più "botta" al concludere che la "botta", o "tiro" non sta tanto nel volume o nella mano, quanto nell'intenzione. Ho cercato gli estremi in entrambe le direzioni, trovando prima dei limiti nella resistenza di pelli e bacchette e nella tenuta dell'accordatura, poi nella resa timbrica dei tamburi suonati a bassissimo volume. Ovviamente ho sempre cercato di adattarmi, tuttora suono con una batteria a doghe costruita da me, ma che già al momento della costruzione sapevo essere quasi all'opposto rispetto a quello che penso aver stabilito come ideale per la parte "strutturale" della batteria (tutto ciò che non sono le pelli, diciamo). Ho seguito la mia voglia di costruire lo strumento adattandomi alle possibilità che avevo, conscio del fatto che l'esperienza mi avrebbe permesso di sfruttare comunque lo strumento creato.
[NdR: dopo una pausa a suon di tortelli al cioccolato flambet

- grazie a G.Rana per l'invenzione

- continua la stesura...

]
Data questa premessa veniamo al sodo: influisce il l'essenza del legno sul suono del tamburo? Sì, non c'è ombra di dubbio.
I punti da valutare sono: Quanto influisce tonalmente? Quanto sono in grado di percepire la differenza? Quanta importanza ha questa differenza per me?
Quanto influisce tonalmente?
Stabilire questo potrebbe essere un interessante esperimento di rilevazione acustica, ma dubito che sia possibile (o che abbia senso...) stabilire una percentuale o una qualche misura differenziale di qualche utilità tra i suoni prodotti da due tamburi la cui unica differenza è il tipo di legno. Sarebbe comunque solo una constatazione delle caratteristiche acustiche dell'oggetto, che in realtà ha poco a che vedere con la percezione del suono emesso.
Ad esempio potremmo registrare uno Stradivari e un altro violino e studiarne le differenza, anzi è sicuramente già stato fatto più e più volte. Ma anche una volta che sappiamo QUANTO cambia il suono, magari una cosa minima anche per una attrezzatura sofisticata, resta il fatto che lo Stradivari suona meglio (o almeno finora il parere diffuso sembra quello...) e che quella differenza rilevata, grande o piccola che sia, non ti permette di capirlo prima di sentire il suono. Al massimo può aiutare ad ipotizzare a posteriori quali sono i motivi per cui l'orecchio umano apprezza di più quel suono rispetto all'altro. Oppure no, perchè magari un altro violino, sempre peggiore dello Stradivari, smentirà la tesi...
Insomma stabilire strumentalmente quanto cambi il suono mi sembra poco utile.
Però cambia. Tanto o poco, è fisicamente necessario. Quindi dobbiamo stabilire...
Quanto riesco a percepire la differenza?
Dipende dall'orecchio che ciascuno ha. Dopo anni di ascolto di uno strumento si affina la percezione e si distinguono meglio le sfumature. Tanto più se tale strumento lo si suona, cosa che obbliga a fare attenzione al suono prodotto per migliorare il risultato finale.
Inizialmente si riuscirà a percepire l'altezza del suono, il volume, quanta coda ha... difficilmente si sentirà distintamente la differenza tra un tamburo accordato e uno un po' scordato. Poi pian piano si inizierà a capire quando un tamburo è accordato, ad apprezzare magari un sustain bilanciato, un suono corposo, secco, caldo, si imparerà a farlo rendere al meglio e ad adattarlo per quanto possibile al proprio gusto anche solo colpendolo diversamente.
Ad ogni livello ci saranno cose che si percepiscono e cose che non si sentono, che magari sono palesi per altri ma per il nostro gusto o il nostro orecchio sono ininfluenti.
Diventerà possibile magari riconoscere una certa qualità del suono, ma tra due strumenti di pari qualità sonora resterà sempre il gusto a stabilire qual è il migliore. E tra due strumenti che valutiamo di diversa qualità, resteranno pur sempre le condizioni di "contorno" ad influire sulla scelta.
Quindi,
Quanta importanza ha questa differenza per me?
OPLÁ! Eccoci di nuovo al gusto personale.
Vuol dire che alla fin fine non conta nulla? No, se no che lo facevo a fare questo discorso?
Quello che voglio dire è che quando si parla di "finezze" nel suono di uno strumento ognuno avrà una sua percezione che abbinata al suo gusto produrrà un giudizio. A seconda di quanto è sensibile la percezione si potranno apprezzare di più le piccole differenze, ma poi sarà il gusto sviluppato con l'esperienza personale a decidere quanto considerare importante questa differenza.
Porto come esempio una vicenda che ho già raccontato in precedenza. Un paio d'anni fa volevo cambiare i piatti e sono andato all'Essemusic. Tra la marea di piatti che ho provato mi aveva particolarmente stupito un crash Ufip Firm@ da 18". Visto il costo non esiguo (praticamente il doppio rispetto agli altri) mi son riservato di pensarci un po' su. La volta successiva torno portando il mio cantante, tra l'altro anche lui studiava con lo stesso metodo di canto. Non gli dico quale mi piace, lui non è esperto di chitarra ma studiava canto da più tempo di me e si era fatto un bell'orecchio. Gli faccio sentire 4-5 piatti dello stesso diametro con caratteristiche simili. Senza indugi mi indica il Firm@ e mi fa "questo mi pare meglio"... Beh almeno non me lo sono sognato... Ci penso ancora.
Dopo qualche tempo Acustica ha fatto un offerta ed ho pensato di approfittarne per prendere un Firm@ a prezzo non eccessivo. Una volta arrivato lo provo e... ammazza che schifezza! Per carità, non è che suonasse male in assoluto, era semplicemente troppo "duro" per i miei gusti, totalmente diverso da quello provato in precedenza. Al che lo mando indietro e provo un altro piatto che non c'era all'Essemusic, ma anche questo si rivela un flop. Provo a farmelo piacere ma niente da fare. Morale, dopo un po' vendo il piatto nuovo, vado all'Essemusic, fortunatamente trovo il piatto ancora invenduto (non mi stupisce visto cosa costa...) e me lo prendo ignorando gli insulti copiosi provenienti dal portafogli.
Il problema è che poi è venuto il momento di comprare il ride. Solito negozio, solita marea di piatti, li provo tutti... Che cavolo, indovinate quale spicca?
Stavolta poche storie, tanto sapevo come sarebbe andata a finire: potevo pensarci, prendere un Original che era simile, suonarlo per un po'... bello ma manca qualcosa... Dopo un po' mi avrebbe preso la scimmia e sarei tornato a cercare il Firm@. Quindi acchiappo il Firm@ 22", lascio giù il rene e me ne torno a casa.
Come ultimo crash dopo un po' mi sono cuccato un K dark da 16" usato che mi da molto gusto, pur non essendo al livello degli altri fa il suo porco lavoro. Tanto nessuno apprezzerà la differenza in live, anche c'avessi messo dei Natural o dei Rough, ma quando suono almeno me li godo...
Altra storia, stavolta all'opposto. Avevo una Mapex Orion, molto bella, comprata nuova e tenuta alla perfezione. Dopo diversi anni mi rendo conto che non è più l'ideale per me, per diversi motivi. Mi aveva preso la passione per la costruzione ormai da troppo tempo e dovevo farmene una io. La vendo, col ricavato ci prendo alcuni elettroutensili e macchinari. Mi ci vuole un bel po' però per acquisire le conoscenze necessarie, quindi intanto prendo una Tempo da 200€ netti meccaniche icluse... Una volta arrivata constato che vale effettivamente quella somma (cioè MOLTO poco, difficilmente utilizzabile per qualcosa di serio). La prendo e la monto sul tornio, rifaccio i bordi (in quei fusti c'è più colla che legno, senza contare le ovalizzazioni...), li levigo e li olio, rimonto tutto e qualcosa di accettabile salta anche fuori. Al primo concerto la monto e mentre l'accordo gli altri del gruppo si mettono a ridere, abituati al suono dell'altra... Sistemo un po' l'accordatura e una volta che abbiamo iniziato a suonare tutto sommato se l'è cavata decentemente. Certo però che è come per un appassionato di moto andare in giro con un Ciao... Per andare va... ma non è esattamente lo stesso...
Visti i mezzi che avevo decido di costruire una batteria a doghe, pur sapendo che non sarebbe stata l'ideale per il mio stile. Ci metto un mese e alla fine il risultato estetico è molto gradevole, il suono è buono e come mi aspettavo. Non sarà la mia ultima batteria ma per ora me la faccio andare bene, è pur sempre un bel pezzo di batteria oltre che farina del mio sacco...
Insomma, che si possa o meno distinguere certe sfumature del suono, ci sono tanti fattori che portano a scegliere una batteria. Il problema è trovare il giusto compromesso.
Quindi? Ho detto tutto? No... magari...

Qui facciamo notte...
Però spiegare bene il mio punto di vista su questo argomento è tutt'altro che semplice, ci sono così tante cose da considerare per esporre chiaramente il concetto che senza dire tutto non potrei mai essere chiaro.
Dunque si continua.
Veniamo al metodo che Pippo ha usato per il sondaggio. Di base potrebbe anche essere considerato valido, nel senso che è stata ricreata una situazione comune: una scelta tra due tamburi simili.
Il punto è che messa così non ha molto significato: i suoni sono stati universalmente riconosciuti come DIVERSI. Tanto? Poco? Pochissimo? Non cambia, sempre diversi sono.
Il problema è: hai preso tamburi con lo stesso diametro ma con pelli diverse, profondità diverse, fusti diversi (nello spessore e nei rinforzi), blocchetti diversi, supporti diversi, ma soprattutto accordatura diversa (se pur fatta dalla stessa persona...). Il tutto non ascoltato di persona ma registrato e riprodotto ognuno con il proprio mezzo più o meno fedele e la propria equalizzazione.
Il suono è risultato, come prevedibile, diverso tra i due. Ma quanta di questa differenza è dovuta al legno e quanta agli altri fattori? E questa differenza viene aumentata o diminuita dal fatto che il tutto passa attraverso ad un sistema di registrazione e riproduzione che necessariamente distorce, taglia frequenze, comprime ed equalizza modificando il suono?
Ci chiedi quindi di riconoscere l'essenza del legno.
Beh, dubito che qualcuno possa sostenere che l'essenza è facilmente individuabile indipendentemente da tutto. Magari ci sarà anche chi ha tanta esperienza da poterla riconoscere, chissà. Ma anche se fosse?
In realtà sentendo semplicemente il suono di un tamburo, fuori dal contesto e non dal vivo, dubito che ci sarebbe qualcuno che può dire con assoluta certezza la profondità del fusto, il diametro dello stesso, il tipo di pelli o il loro spessore. Si può far suonare un 14" profondo e con su delle emperor più acuto di un 12" poco profondo e con su delle diplomat. Vogliamo quindi dire che anche profondità e tipo di pelle non contano nulla?
Tanto varrebbe allora usare delle batterie flat senza fusti con tutti i pezzi della stessa dimensione accordati diversamente... Sarebbe anche oscenamente più comodo da trasportare di come facciamo ora! Eppure non è una moda che prende piede...
In realtà ogni caratteristica di un tamburo ha un suo valore, ma la percezione cambia a seconda di chi ascolta il tamburo. Magari acusticamente, magari per altri motivi (come la risposta delle bacchette o del battente della cassa). Ad esempio a me non disturba eccessivamente montare della emperor al posto delle diplomat, so che avrò suono un poco diverso ma che avrò bisogno di più potenza per far suonare bene il tamburo e che ne risulterà quindi un volume maggiore. Il timbro però è grosso modo lo stesso. Magari per altri la differenza è invece abissale, perchè accordano con criteri diversi o perchè sono più sensibili alla risposta della bacchetta o altro.
L'essenza modifica il suono, questo è ovvio, ma che questa differenza sia o meno sensibile, e soprattutto che sia o meno importante è una cosa necessariamente soggettiva. Daltronde praticamente tutti i parametri lo sono, c'è chi suona hard rock con una cassa da 28" e chi lo suona con una da 18", ovviamente l'una con profondità, spessore e accordature una diverse dal'altra. Vuol dire che uno vale l'altro? No.
Qual è allora il metodo adatto per sperimentare se la differenza tra due essenze è sensibile o meno? L'unica è utilizzare due tamburi IDENTICI tranne che per l'essenza. Stesso diametro, profondità, pelli, accordatura, spessore del fusto, tipo di costruzione, blocchetti, cerchi e perfino finitura. Si registrano uno alla volta posizionandoli alternativamente sullo stesso stand.
Altrimenti si prova soltanto a sentire quanto diversamente suonano due tamburi DIVERSI registrati diversamente.
Stesso discorso andrebbe fatto per saggiare le differenze tra tamburi con diversi spessori, cerchi di rinforzo, angoli dei bordi, insomma tutte le cose che per alcuni sono onanismo mentale mentre per altri no.
E' complicato? Sicuramente. E' utile? Non saprei, sicuramente è una prova che prima o poi dovrò fare, e che voglio fare.
Fino ad ora l'unica cosa che posso dire è che ogni minima differenza tra due tamburi ha necessariamente una qualche influenza sul suono. Ma se questa differenza sia apprezzabile o meno non si può stabilire univocamente.
Va anche considerato che certe differenze magari singolarmente poco influenti potrebbero associate ad altre influire in maniera più sensibile.
Ad esempio per molti nella categoria "cose di poco conto" rientrano alcune caratteristiche del tamburo come: essenza, tipo di lugs, spessore di fusto e cerchi (di categoria simile).
Ma se prendessimo due tamburi con diametro, profondità, pelli e accordatura identiche, ma uno con fusto di mogano africano spesso 5 mm con blocchetti leggeri che pesano X grammi e cerchi tripla flangia da 1.6mm, e l'altro con fusto da 10 mm in acero canadese con blocchetti pesanti da 3X grammi e cerchi tripla flangia power hoop da 2.5mm, siamo sicuri che i due sarebbero ancora indistinguibili?
Mettiamoci dentro i diversi tipi di costruzione e il discorso si complica ulteriormente.
Il discorso alla fine è piuttosto semplice nella sua complessità: ognuno ha i suoi gusti, la sua esperienza, il suo orecchio e le sue esigenze. In base a questi può effettuare la sua scelta, valutando i parametri che ritiene importanti e tralasciando gli altri.
C'è chi guarda prima alle misure, chi al colore, chi alle meccaniche, chi alla marca (per fissazione, simpatia, affidabilità o anche solo per rivendibilità). Chi magari guarda cose che magari un neofita non sa neanche che ci sono in un tamburo. Chi valuta un tamburo anche in base ai dettagli più insignificanti. Chi prova cose diverse per cercare un suono preciso che ha in testa. C'è chi apprezza determinate finezze estetiche o costruttive. Chi apprezza la robustezza e la durabilità. E anche chi prende e suona quel che gli capita sotto mano e basta.
Entro certi limiti, non c'è il modo giusto e il modo sbagliato. E' come per le bacchette e per l'impugnatura, siamo tutti fatti in modo diverso, è questo il bello. La tecnica che a lui fa andare a millemila BPM a me magari fa venire la tendinite, mentre quella che lui fa male a me permette di esprimermi meglio. O magari a me va meglio un mix delle due.
Le uniche cose necessarie da usare sempre sono la testa e l'orecchio. E se si può a volte anche il "cuore", o lo "stomaco" se vogliamo.
Che alla fine è con quelli che si suona!
Ecco, avevo detto che avrei fatto notte...

Tenendo conto che ho iniziato dopo pranzo...
Vi prego, la prossima volta che si parla di cose del genere, ricordatemi che ho scritto già 'sto papiro... Ogni volta che intervengo scrivo di più, se va avanti così i miei messaggi cresceranno esponenzialmente di lunghezza... altri 3 o 4 e sarà la fine del forum!!!

E poi io che leggo?
