da Giovanni Gamberini il dom ott 23, 2011 6:48 pm
Io ho quarant'anni, non seguo i motori, ma oggi sono devastato. Stamattina non sapevo niente e non ho potuto prepararmi per gradi; la cosa mi è arrivata tutta assieme al tg2 delle 13, la notizia secca, e subito le immagini dell'incidente violentissimo. Quel ragazzo con la faccia in giù contro l'asfalto, una cosa insopportabile, ho pianto. Stavo andando a tavola, era tutto apparecchiato, pronto, appena preparato: una specie di festa, stroncata in modo terribile. Non sono riuscito a mangiare niente, sono rimasto seduto, la sedia scostata dalla tavola. Il resto del telegiornale mi è scorso sotto gli occhi, le altre notizie, poi altri telegiornali, altre notizie, e in mezzo di nuovo quella notizia, che mi toglieva dal torpore e mi ci ributtava.
E' vero che i piloti sono morti in tanti, da sempre, ma non ero mai stato colpito in questo modo. Quando morì Senna ero abbastanza giovane, se ne parlò moltissimo sui giornali e dappertutto, fu una cosa enorme, ma non mi toccò a livello personale, profondo. Forse fu peggio anni prima, quando morì Villeneuve, perché anche lì si videro immagini terrificanti. Ma comunque ero piccolo, quelle erano "le corse", quindi forse erano più cose che non persone. E comunque, credo, quelli erano i grandi (gli adulti) mentre io ero piccolo, e magari è più "normale" che muoiano i grandi (gli adulti). Ed un bambino, un ragazzo, cosa volete che percepisca quando muore un estraneo, adulto, di un mondo estraneo e di cui ti raccontano altri adulti tramite mezzi freddi e con il loro linguaggio.
Già è stato diverso quando morì - è un fatto molto recente, invece - un altro pilota di moto, un ragazzo giapponese. Di certo alcuni di voi ricorderanno il nome, io non lo ricordo, ma già all'epoca avevo avuto un groppo in gola. Mio fratello è appassionato di moto, ne avevo sentito parlare da lui, e quando morì mi ricordo che mio fratello era scosso. Quello era il suo ambiente, seguiva le vicende di tutti i piloti, sicuramente c'era il rammarico per una persona che si stava rivelando speciale - cosa che io non sapevo se non dalle sue poche parole - e soprattutto troppo giovane - cosa che invece era immediatamente comprensibile anche per me.
E secondo me questa è stata la ragione della mia reazione questa volta. Come dicevo all'inizio, io ho quarant'anni; fino ad ora i piloti morti erano gli adulti, professionisti, inseriti in un contesto che "prevede anche la morte" etc etc; stavolta invece il morto è quel ragazzo con la faccia in giù contro l'asfalto.
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