Eccomi, mi era sfuggito il nuovo post.
Allora, da che parte cominciare? Dall'inizio o dalla fine? Per oggi, partiamo dall'inizio.
In Brasile torniamo appena si può. Cioè, una volta l'anno. Per 15 giorni. Pochi, ma densi. Abbiamo già prenotato per partire il 4 Febbraio. La maggior parte del tempo la passeremo a São Paulo tra amici e famiglia. Poi qualche giorno a Fernando de Noronha, paradiso terrestre.
Il Febbraio scorso siamo andati a Florianopolis, altro posto meraviglioso tutto a sud. Noronha è il punto più a Nord. Ci stiamo pian piano girando tutto il Brasile.
15 giorni sono pochi, ma il programma è fittissimo.
Il primo rientro è stato particolare. Sembrava di essere appena andati via. Poi il tempo non bastava mai, troppe cose da fare, troppe persone da vedere. Troppa vita da vivere. Troppe contraddizioni da assaporare. Troppa bellezza e troppa bruttezza da respirare.
I piccolo gesti ti fottono. Riprendere la metro, entrare nella libreria preferita, il ristorante, gli odori della strada. Il sole forte, le nuvole alte, le piogge improvvise e violentissime.
Ho avuto spesso il magone.
Pensate che ho voluto andare di nuovo al mercato di strada per portare un regalino all'uomo delle patate! hahaha che mito, ci siamo messi a fare due chiacchiere. Ovviamente non si aspettava che l'italiano tornasse a portargli uno stemmino della Juve (di cui parlavamo perché c'era Diego a quei tempi).
Quasi piangevo pure lì. I commercianti che urlano, fanno casino, si fanno gli scherzi da una banca all'altra, le bancarelle di sole banane, di soli pomodori, di sola insalata, di sole patate. La "fartura" come dicono loro, l'abbondanza. Straordinaria. Sì, è vero, le pesche fanno cagare, ma mangiate un ananas loro e ne riparliamo
São Paulo non si smuove mica dal mio cuore. Città infame, lo ripeto. Ma non puoi non amarla. Con la sua merda ti allontana, con la sua "fartura" ti richiama alla sua tetta per nutrirti. È un po' una mamma puttana; la da a tutti, ma non manca mai di darti il suo amore.
È una città da cui si rischia di diventare dipendenti, ma la razionalità europea non può abbracciarla completamente. L'ansia opprimente di non uscirne vivo si sente. La differenza con Milano è imbarazzante. A São Paulo hai sempre paura. Ti guardi sempre attorno, solo al chiuso dei centri commerciali o dei negozi ti senti tranquillo.
E vi giuro, dopo un po' stanca. Nascere lì ti fa abituare. Ma appena cambi aria ti rendi conto di aver vissuto nella maniera sbagliata. Certo, c'è chi non se ne accorge nemmeno, ma probabilmente è solo una finzione per difendere la propria "mamma".
Veniamo a Renata, si è abituata alla merda padana?
Sì e tutto credo sia partito dal poter prendere un gelato in pace, passeggiando tra le vie del centro, illuminati dalle luci di Piazza del Duomo. Piccoli gesti che nella grande São Paulo non ti puoi permettere.
Il freddo boia è il più grande ostacolo, ma si sta abituando. In questi giorni ci stupiamo, perché sta iniziando a mettere solo un paio di pantaloni
Per il resto la gente è simile, il cibo pure. Difficile non trovarsi bene.
Il lavoro è arrivato subito per lei, anzi, ne ha pure lasciato uno perché non si trovava con i capi. E ora lavora per una banca americana e le hanno già fatto il contratto a tempo indeterminato. Pronti, via. Siamo due bancari del cazzo

e io prendo un pacco di soldi in meno
Ma vedi, chi l'avrebbe fatto con la nostra mentalità del cazzo? Lasciare un lavoro sicuro per l'ignoto? Fatto e trovato di meglio! Altra testa ragazzi. Noi siamo dei morti che camminano. Degli zombi col golfino sulle spalle in piena estate.
Non volendo comprare casa, i soldi non ci mancano. Anzi, siamo piuttosto a posto per una vita più che normale. Da baciarsi i gomiti. Ma dovendo comprare casa, siamo punto e a capo.
I prezzi a Milano sono imbarazzanti, non c'è via di scampo. Io qui non voglio rimanere a vivere. Non ha senso pagare 5 mila € al metro quadro in posti del cazzo. Vergognoso.
Probabilmente, si resta qui sino al 2013. Poi via. Dove? Io punto agli USA, mia moglie preferisce l'Europa. Londra, in particolare. Io punto alla California.
Come?
Dovete sapere che la mia mente da ape operaia non si ferma mai. A volte è stancante, perché sempre opera alle mie spalle, contro la mia volontà. Credo sia una forma di follia. Ma sana. Non voglio fermarmi, penso, escogito, sfascio, sogno. 24 ore al giorno. Sette giorni su sette. Non riesco a combinare mai un cazzo, perché continuo ad escogitare cose nuove. Devo riuscire a fermare questo flusso insopportabile di idee.
La mia ultima frontiera si chiama MBA. Niente di nuovo, lo fanno in tanti. Ma non così in tanti. In realtà è un fenomeno abbastanza ristretto. Solo perché è caro, dannatamente caro. Robe da capogiro.
Ma nulla in confronto ad una casa a Milano. Ed è da qui che partono i miei conti.
Mettere i risparmi più debiti al servizio di un investimento sulla mia persona e non per quattro muri del cazzo che si trasformano nel mausoleo moderno che ci annulla e appiattisce le nostre vite.
Non è il matrimonio, è il mutuo la tomba della vita. Fatto il mutuo sei in prigione. Le case non servono più a nulla. Dovrebbero essere dei servizi gratuiti. Ora, invece, a Milano sono la meta ultima, l'unica cosa per cui vale la pena spendere dei soldi. Dopo la macchina. Follia.
Io dico, fare l'MBA in una delle top 10 scuole al mondo. 2 anni senza stipendio (mio) più retta esorbitante. Poi?
Sto facendo varie ricerche in merito. Si parla, ad esempio, a Londra di stipendi a partire da 70 mila sterline annui. Circa 80 mila euro. Quasi tre volte quello che prendo adesso. Mi ci vorrebbero almeno 10-15 anni lavorativi per avvicinarmi a tali cifre. NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI, talmente migliore che è irrealizzabile. E occhio che Londra non costa di più che Milano.
La soluzione Londra è comoda perché Renata potrebbe farsi trasferire dal suo datore di lavoro. Quindi, avremmo pure un reddito fisso. Mi sono informato e le banche, tra l'altro, fanno prestiti senza troppi problemi a chi fa gli MBA, perché sanno che il ritorno è quasi garantito. Non siamo mica in Italia.
Gli USA? beh, è il sogno della vita; le scuole costano pure meno, ma la paura è quella di non trovare chi ti sponsorizza per rimanere; e allora la caduta sarebbe troppo dolorosa. due anni in paradiso e poi di nuovo all'inferno? però, cazzo... mi vengono i brividi al sol pensiero di rimanere in California. Magari in una Google di turno. O che ne so, conosco la gente giusta e riesco a concretizzare il mio Project Babel (di cui spero di parlarvi al più presto) e diventare il nuovo volto sulla copertina del TIME dedicata all'uomo dell'anno

maaaaagaaaari
No, la casa non la compro. Fottetevi tutti. A marcire qui non voglio rimanere. Siamo troppo nella merda e il peggio deve ancora venire. Son tornato con un solo obiettivo: prendere esperienza per poi ripartire. E così farò. Diciamo che è stata una ritirata strategica. Ho perso una battaglia, ma non la guerra. E ripartirò, ve lo prometto. Qui, davanti a tutti. Che venissi fulminato all'istante se questo non è il mio desiderio.
Io amo l'Italia, non fraintendetemi. Io so di essere "fortunato" e di essere "ricco". Ma non mi basta, qui, si rischia grosso e si vive una volta sola. Voglio di più. Con tutti i rischi annessi di rimanere con un pugno di mosche in mano. Sembro pazzo, arrogante e strafottente. Ma non è così. Sono una persona insospettabile. Tranquillo, timido. Ma ho quelle voci in testa che mi dicono che non sono dove voglio essere. Che posso fare di meglio e che c'è di meglio da vivere. E lo so, l'ho visto, l'ho respirato.
Facile? hahaha assolutamente no. Vivere all'estero può essere un inferno. Bisogna essere veramente di pasta dura. Altrimenti si torna indietro con la coda tra le gambe. L'essere straniero non è un di più, è un di meno. Ti devi sbattere 4 volte per essere notato. Ma credo ne valga la pena. Giocare in casa è troppo facile. Se poi la casa sta andando giù, non ha nemmeno molto senso.
Io vedo i miei colleghi e ... sono spenti. Gente che fa un lavoro che altrove è strapagato mettersi ad elemosinare col capo le ore di straordinario. Inconcepibile. 10 anni e diventare quadro solo perché minacci le dimissioni. Non ha senso. Solo che hanno il mutuo sulla testa, fatto con la nostra banca a tassi agevolati, e non riesci manco a cambiare lavoro. Perché qui si paga poco e i mutui sono giganti. Dove vai? Resti nella tua vita in bilico. Muovi miliardi di euro all'anno (!!!!!!!!) e non ti danno 100€ di straordinario. Non arrivi a metà dello stipendio di un neo MBA di una top school. Non ha senso, è follia. È ingiusto. Le responsabilità sulle nostre teste sono enormi. Non è che se sbagli non succede nulla... anzi... ci sono anche rischi penali in ballo. Oltre alle paccate di soldi che muovi e puoi sbagliare... gli orari sono tutt'altro che da bancari. E non ti vogliono pagare gli straordinari. Oh son stato più volte sino alle 22 in ufficio e non mi vuoi pagare due lire in più? Col cazzo. Io litigo col capo e me li segna. Gli altri no, hanno paura. Non so di cosa, visto che sei illicenziabile. Ma credo che sapere che nel 2013 sarò via, mi aiuta parecchio.
Però, a Milano, il gelato te lo puoi mangiare per strada in pace.
Il gelato, non è da sottovalutare. Non è uno scherzo. Non è scontato come possa sembrare. E questa è la nostra fortuna, per ora. La tranquillità e la sicurezza. Perché puoi dire quello che vuoi, ma rispetto a molti posti siamo in una botte di ferro. E questo ti frena un po'. Cambi, guadagni di più e poi vivi nel terrore?
Per questo il Brasile è stato scartato. Di andare a fare il pescatore nel nord est non è voglia, non mi interessa ora. Da vecchi, non preoccupatevi, non esiteremo un secondo. Morirò vicino al mare. Vi prometto anche questo. L'idea di rimanere al freddo tutta la vita, brrrrrr.
Ce ne andremo al caldo. I figli si arrangeranno per venire a trovarci in Brasile
Io sono un tipo da città. Mi piacciono le luci, la possibilità infinita di scelte, la vita cittadina. E in città rimarrò. Quale? Questo è da vedersi, ma deve essere abbastanza sicura da potermi mangiare un fottuto gelato per strada, di sera, in pace
E in Brasile non si può.
Che peccato.
P.S.:
Sharp, rifletti su dettaglio sicurezza. Inoltre, posso suggerirti che se vuoi andare devi andarci ora. Poi sei vecchio per il mercato lavorativo brasiliano (delle grandi città, intendo). è stato il mio problema; fossi andato prima avrei trovato senza problemi un lavoro. l'ho sfiorato quando ero lì, ma c'era sempre qualcuno più giovane disponibile. lì finiscono prima gli studi e lavorano subito. non a caso verso i 30-35 sono manager e con famiglia e da noi sei considerato ancora un bambino. Che tristezza qui.
E occhio alle amicizie brasiliane. Loro sono fantastici, ma sono piuttosto dei cazzoni. Direi che non ti puoi fidare più di tanto; promettono sempre grandi cose, ma poi tendono ad incularti

ma lo stesso si può dire di noi italiani
Valuta bene.