da sergio978 il mar dic 20, 2011 3:55 pm
Io sinceramente vivo la cosa un po' all'opposto, e cioè a prove può capitare che sono un po' scazzato, mentre invece in live la carica della gente mi da tantissima energia e mi fa suonare spesso molto meglio. Ma questo è un atteggiamento che viviamo un po' tutti come band, nel senso che in situazioni di locale semivuoto o pubblico capra noi per primi risultiamo un po' scazzati, mentre quando invece la gente salta (anch'io faccio discodance d'annata) parte la carica e si suona a 1000.
Per quanto riguarda gli errori, sta a te avere la padronanza e la dimestichezza per fare in modo che non dico non si sentano, ma che non pregiudichino mai il groove, e che tu ti sappia riprendere brillantemente e senza pensieri. A noi quando capita a qualcuno della band, ci si fa tutti una sonora risata suonando, e questo contribuisce tanto ad allentare la tensione, quanto a incoraggiare a continuare compatti.
Con un gruppo con il quale suonavo mi son trovato a passare da percussionista\batterista a clarinettista\sassofonista, per cui praticamente sbattuto a fare il "front man" insieme ad un altro collega più grande e smaliziato di me, da cui ho imparato tantissimo.
Le prime date, a star li in cima al palco, quando ero sempre abituato ad avere qualcuno davanti a me, a sentirmi come "protetto" dagli altri musicisti, sono state obiettivamente difficili. Poi inizi a capire che dipende da te, che sta in te dire ed esprimere quello che vuoi, e prendere coscienza che hai i mezzi e le possibilità per farlo. Allora a quel punto scatta un qualcosa, e attraverso il tuo strumento, qualsiasi esso sia, inizi a dialogare coi tuoi colleghi e con la gente, e li inizi a volare!
Va da se che devi conoscere a menadito i pezzi naturalmente, sapere perfettamente quello che vuoi fare e come farlo. Se sai suonare per 100, esibisci sempre 90. La volta che farai 95, sarà una figata. E non rischi mai di superare i tuoi limiti, che ti devono essere sempre ben chiari, e secondo quelli ti gestisci. Fai sempre solo quello che sai di poter fare. Non forzare. Meglio un bel groove semplice, dritto ma solido, che millemila fill fatti circa o alla cazzo di cane che son brutti per te e per gli altri. Devi fare un obbligato? Deve diventare perfetto, provarlo, studiarlo, scomporlo, semplificarlo se senti di non esserne alla portata, piuttosto che volerlo fare a tutti i costi e trovarti col cagotto che "oddio chissà se mi esce". Il concetto dev'essere sempre quello di avere ben chiaro che ciò che stai per eseguire ce l'hai nelle mani e lo puoi fare sempre e bene.
A proposito della conoscenza dei brani, per dirti io l'ultima registrazione che ho fatto in un progetto hard rock, visti gli scarsi mezzi tecnici a disposizione, mi son registrato tutte le batterie da solo con il solo click in cuffia e canticchiandomi i pezzi, dal momento che non avevo modo di avere tracce guida. Ho tirato su 19 brani in meno di 3 giorni considerato anche il tempo di portare, montare, settare, microfonare la batteria e fare i suoni.
Sugli errori, qualcuno di famoso, non ricordo chi, diceva (parliamo di fiati, ma è il concetto che è importante):
Se mentre fraseggi sbagli una nota, vai fuori scala o stoni, sei un coglione. Se lo stesso errore lo riproponi poi altre 2 o 3 volte nel solo in maniera consapevole, e lo sottolinei per bene, sei un figo e hai delle grandi idee.
"Io me ne strabatto il cazzo" (cit.)
Yamaha RC9000 (1997) BD 20x16;TT 8x8, 10x9, 12x11, 14x12
Tamburo Opera (1999) BD 18x16, TT 8x7, 10x8; FT 13x13, 14x14
Pearl Export (1991) BD 22x16; TT 8x8, 10x9, 12x11, 13x12; FT 16x16
Pearl World Series BD 22x16; BD 22x16, TT 10x10; TT 12x11; TT 13x12; TT 14x12; FT 16x16; FT 18x16
Membro della Artigianalissima congrega dei rullatori Treno Drums