Ho capito... meglio ch'i' riprenda risoluto le redini del progetto, già rovinato nell'oblio.
Fornirovvi una grande pagina della classica di sempre al giorno, accostandola ad una rapida dissertazione a riguardo - sempre rispettando i limiti della mia magrissima autorità musicale.
Oggi mi sono divorato un florilegio di Byrd, Tallis e Taverner, quindi sono in Rinascimental-mood, ma è ora di tornare nello Stivale, agl'albori del barocco:
Dario Castello è una grande personalità della storia della musica, benché misconosciuta. E' l'ultimo esponente propriamente detto della venerata scuola veneziana, una compagine di compositori, andata perpetuandosi da metà '500 al 1610/1620, che ha visto affrancandosi il mero barocco dallo stile rinascimentale. Come di prassi a quei tempi, della sua vita non si ha che qualche rigo sbiadito, qualche blando cenno biografico: la data della morte è certo entro il 1658 - anno in cui, in una ristampa d'una sua antologia, il revisore pone come postilla: "fu Dario Castello". Data e luogo di nascita ci sono completamente oscuri.
(Anche) con il suo apporto, la "sonata", articolata e prettamente strumentale, s'impone prepotentemente sulla "canzone", bruto componimento vocale con accompagnamento strumentale.
A bella posta, il suo operato è tutt'al più strumentale: le sue
Sinfonie Concertate vedono una già matura trascesa dalla struttura rinascimentale ripiegando sul celeberrimo basso continuo, asse portante della musica del secolo venturo.
Di seguito, la decima sonata dal primo libro delle
Concertate,
http://www.youtube.com/watch?v=LSIxKn56OkE
interpretata da Fabio Biondi, virtuoso tutto italiano, che dirige l'ensemble Europa Galante.
Non è la migliore incisione ch'io conosca, ma è l'unica che ho trovato.
Provvederò alla peggio a caricare quella del Giardino Armonico, che calca ancora più i bassi - incredibilmente infervoranti... "metal", cazzo o o o o!!!