




grafstudio ha scritto:Sono un appassionato Pearl, da sempre… è stata la mia prima batteria, abbastanza casualmente o forse per fortuna, non so. Ma da quel momento, dal 1984 per la precisione, non ho mai smesso di suonare queste fantastiche batterie che oggi, a ragione, sono diventate un punto di riferimento per tantissimi batteristi in tutto il mondo.
Ultimamente mi sono imbattuto in diversi annunci che riguardavano alcune Pearl vintage con uno spazio temporale di 35-25 anni fa.
Le cercavo appunto perchè, avendole avute da ragazzo apprezzate ma non troppo a causa di una "giovane" e normale inesperienza, tentavo di riaverne una col vantaggio che, oltre ad avere le caratteristiche che erano già ben impresse nella mia mente, ci fossero in più 30 anni sul groppone (sul legno, in questo caso) che, tradotti in termini più concreti, equivalgono ad un legno ottimo e stagionato, che non incorre più in ulteriori movimenti (il legno come certamente sapete continua a muoversi anche una volta trasformato in nobili fusti, è il motivo per il quale molte case americane inserivano all'interno dei loro meravigliosi tamburi degli strati in pioppo italiano -si, proprio pioppo- per fare da ammortizzatore tra i vari strati e prevenire eventuali "movimenti" degli stessi in direzioni diverse).
Nella fattispecie, il modello che cercavo era la “World Series”, che ho scoperto essere confusa simpaticamente perfino da google search con le cugine “DLX e DX “ (a catalogo Pearl, in quegli anni, la sigla DLX stava per “Lacquered”, laccata, mentre DX era “Laminata”, ovvero ricoperta o, come si dice oggi “wrappata”).
A parte google search, mi era già capitato in più circostanze di leggere che queste due batterie fossero considerate la stessa cosa, uguali nei legni e nelle dotazioni, praticamente identiche in tutto e per tutto.. e anche se in cuor mio veniva voglia di obiettare qualcosa in merito, magari imbarcandomi in quelle discussioni esilaranti sui vari forum, ho sempre lasciato perdere perchè, in fin dei conti, la maggior parte dei batteristi che associava i due set non aveva quel vissuto speciale -per ovvi motivi di età- che ne potesse svelare differenze e caratteristiche: con ogni probabilità aveva semplicemente ”ereditato" i set in questione, magari da genitori, zii, amici o lontani parenti, e non ne sapevano abbastanza di cosa realmente avessero tra le mani, dando così per scontato che le informazioni reperibili in rete (in genere quelle più sbrigative) fossero esatte, confusi da racconti leggendari e storielle che nel corso degli anni hanno "accomunato" le due serie che nel cuore dei "Pearlisti" più radicali hanno invece un posto ben preciso, enfatizzato recentemente dal fatto che la Pearl ha riprodotto alcuni campioni scaricabili gratuitamente (per la sua Pearl e-pro) con il suono della "storica Pearl Wordl Series".
..ma per l’appunto, pensiamoci un attimo: la Pearl tira fuori i campioni della World e non della Dlx che dovrebbe essere la “prima” di tutte le sorelle??.. come mai?? è strano, la DLX era la serie professionale più diffusa, un pilastro del catalogo Pearl, la WLX fu solo una sua continuazione... cosa c’è che non quadra? o forse non era esattamente così?
Facciamo luce.
La DLX nasceva come un prodotto di fascia professionale appena sotto alle linee top della Pearl (in quel periodo GLX. MLX e BLX, in acero le prime due e betulla la seconda; la prima aveva anche un sistema innovativo di sgancio dei blocchetti).
Usata da Phil Collins, all'epoca orgoglioso endorser Pearl, era il set dal prezzo più abbordabile tra quelli professionali, ed unico multistrato in casa Pearl.
In sostanza era l’ultimo dei set professionali, il catalogo Pearl aveva un ordine discendente dei set (venduti in configurazioni diverse per numero dei tom e per hardware, che all’epoca faceva parte del pack… bei tempi!!).
Era una professionale a tutti gli effetti con tanto di riporto sul badge, “professional drum”, e come tale “made in Japan”, il che voleva dire scelta di legni pregiati e particolarmente attenta nella selezione dei fogli da impiegare, mano d'opera più precisa e affidabilità elevatissima. Su tutti i tamburi c’erano i cerchi "power hoop" che erano i famosi 2,3 mm di prima produzione, quelli con il profilo un pò più “antico.
Ma, soprattutto, i legni: la DLX era in Betulla e Mogano, più un non meglio specificato “super lamin”.
Due fogli di betulla esterni, 3 fogli di mogano interni, e 2 super lamin per un totale di 7 strati.
Un suono particolarissimo e caldo come nessun altro set, attacco e precisione della betulla controllati da calore e basse frequenze del mogano.. ottime in qualsiasi situazione (studio o live) con una presenza ben diversa dall'acero o dalla betulla... insomma, un suono del tutto personale.
Fu un successo planetario, le finiture erano bellissime e nella versione laccata primeggiavano le Walnut Lacquer (Noce scuro laccato) che ancora oggi sono richieste e ricercatissime; nella versione laminata la più gettonata era il “Ferrari Red”.
La World Series fu invece un deciso cambiamento strategico e produttivo della Pearl: la linea di produzione fu spostata a Taiwan, e per scelte strategiche sconosciute, i legni furono cambiati nel numero degli strati e nella tipologia; le meccaniche cambiarono, portando via i cerchi power in favore dei più leggeri tripla flangia da 1,6... la stranezza era che il set probabilmente più venduto al momento dalla Pearl non aveva bisogno di maquillage, nessuno l’avrebbe toccato perchè viaggiava da sè, si vendeva da solo e non dava segni di cedimento (e un pò questa cosa ricorda quello che è successo recentemente con le MMX, che sono state inspiegabilmente messe fuori produzione nel loro momento di massimo splendore sul mercato)… vista così, è facile pensare che ci fosse la volontà di creare un set professionale a prezzi ancora più bassi e allargare la fascia di mercato PRO per estendere la possibilità di avere un set di buon livello a più musicisti; o forse c’era già la ricerca e la sperimentazione che 20 anni più tardi porteranno alla realizzazione di batterie innovative e all’avanguardia come le Reference… non si è mai capito; certo è che crearono un esemplare unico, un pò come nei film di fantascienza gli scienziati impazziti creavano mostri senza volerlo.. in senso buono, ovviamente.
I fusti di questa prima serie World furono creati con 1 foglio di betulla esterno, 5 fogli di mogano intermedi e 2 di Tiglio interni (chiamato Linden, ma è Tiglio).
Si passava quindi ad 8 strati, ma si aggiungeva un legno che fino ad allora (sulle Dlx) non c'era.
C'è da dire che ci furono due produzioni diverse; la prima identica per look e blocchetti alla DLX, la seconda, con blocchetti più vicini a quelli della Yamaha 5000, con misure più "power" e rullante senza sordina.
Nella prima i tom da 10" erano più sottili (con due strati in meno di mogano) e suonavano molto.
E di questa serie una versione famosissima in finitura “Natural” era la Jazzette con cassa da 20” o 18” e rullante in legno… uno spettacolo per occhi e orecchie.
Il Linden come strato interno (quindi come principale influenza sul suono) generava un timbro caldissimo che andava ben oltre la la solita e ben nota "presenza" delle DLX; in più aveva maggior controllo, che esaltava la nota centrale ricca di frequenze basse: la batteria suonava come se fosse già su un disco, senza bisogno di eccessive sordinature (nonostante i cerchi più leggeri), con un “voce” ricca di volume e calore.
Un set stratosferico a poco più di 1.500.000 lire.
Ma come sempre accade, specie negli anni '80, si tendeva a sottovalutare quello che si aveva a portata di mano pensando che sui dischi suonassero chissà quali mitiche ed inarrivabili batterie (magari in parte era anche vero, se pensiamo alle Gretsch e alle Rogers), fatto sta che questi kit meravigliosi, traditi da un prezzo tutto sommato basso, vennero scambiati per economici e dimenticati in fretta.
Fino ad essere riscoperti oggi, grazie anche ai forum sparsi qua e là che ne decantano le doti (famosissime sono le grancasse da 22X16) e la conseguente "caccia" che si riapre a suon di offerte strepitose (o anche no) di collezionisti o batteristi pentiti.
Per chi volesse ascoltare, i campioni generati dalla Pearl e messi sul sito REDBOX sono qui:
http://www.redboxsoundshop.com/featured ... s/pws.html
altri link utili (video):
https://www.youtube.com/watch?v=Uvbw2DC9QaE
https://www.youtube.com/watch?v=psa2rBYnVmo
https://www.youtube.com/watch?v=N4_jCeQuqqM
https://www.youtube.com/watch?v=JxFLx1sYPRU





grafstudio ha scritto:Come batterie sono ottime, se il mondo batteraio fosse meno incline alle tendenze e meno modaiolo, su questi prodotti (anche di altre case costruttrici, se penso a Yamaha anni 90 e a Tama) si possono fare un sacco di ottimi affari, c'è stato uno standard qualitativo a livello di produzione che oggi, purtroppo, non c'è più a tutto vantaggio del marketing e dell'immagine con poca sostanza..






lorenzo ha scritto:magnifica, mrx?
Adesso in vendita c'è a 700 euro una mmx primo modello sul mercatino, 22-10-12-14-16; ricordo che tra le mmx che ho avuto, il primo modello (iss e tripla flangia) suonava da paura, roba che ancora adesso ci penso; era 20-10-12-14 morbida risonante una goduria







edmondo ha scritto:Su questo non metto lingua: assolutamente d'accordo con te !!!! Di solito, quelle che suonano meglio i Distributori le fanno prendere agli Endorser in primis........Poi, magari al primo miglior negozio che ne vende parecchie.......poi tutto il resto. E su 10 Master che arrivavano (parole del mio amico G.Battistini.....) 3 suonavano della madonna.....3 benissimo....e 4 bene/meno bene...........
L'ho costatato personalmente con delle Sonor Delite......: quelle nel grosso Store che avevano lì (in n. di 6 !! ) suonavano una benino e le altre 5 malino.........(o ero io che non capivo un tubo, certo)..........




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