E andiamo allora a recensire nel dettaglio l'ultima uscita dei Riverside, questo strepitoso gruppo polacco che gi? nel disco d'esordio Out of my Self mi aveva letteralmente sorpreso con una proposta fresca, suonata con saggezza, e con un cantante (il bassista Mariusz Duda) dalla voce affascinante e molto calda.
Questa nuova uscita si intitola Second Life Syndrome, ed ? una svolta sperimentale ma non troppo rispetto al primo album. Troviamo infatti pi? spazio riservato all'aggressivit? mentre la melodia, mai in secondo piano, ? comunque meno presente che nel precedente lavoro.
Ma andiamo con ordine: si apre con After, pezzo di grande atmosfera, dove una voce disperata e sostenuta da cori tribali ci introduce al primo vero brano di SLS, Volte-Face.
Ed ? un brano che fa capire subito di che pasta siano fatti i Riverside, ritmica sostenuta, riff orecchiabile, numerose sezioni strumentali, chitarra sempre presente, voce come sempre ispirata, e una capacit? impressionante di saltare da un'atmosfera all'altra senza perdere nulla nella sostanza del brano. C'? spazio anche per un momento pi? raffinato e delicato nella parte centrale della traccia, col piano di Lapaj a farla da padrone. Un perfetto concentrato di ci? che i Riverside sono.
Conceiving You ? sostanzialmente un pezzo dall'incedere malinconico che offre a Duda la possibilit? di far capire a tutti quanto la sua voce sia sofferente e ispirata allo stesso tempo, ampio spazio alla melodia senza mai annoiare l'ascoltatore, un altro brano azzeccatissimo.
Appena il tempo di canticchiare ancora nella nostra mente il ritornello di Conceiving You e siamo gi? immersi nell'intro pink-floydiana della title-track: Second Life Syndrome ? il masterpiece dell'intero album. Da brividi l'introduzione, con una chitarra che va a ricamare l'ottimo lavoro ritmico della coppia Duda-Kozieradzki. Break improvviso e basso in primo piano (caratteristica tipica di molti brani dei Riverside), e parte la strofa, sorretta all'unisono dall'ottimo lavoro musicale della band. Il chorus enfatizza il tutto. Ancora una volta spazio al lato pi? oscuro della band polacca, con una parte centrale melodica giocata come sempre sulla splendida interpretazione di Duda; ancora echi Pink-floydiani per entrare nella parte finale di questo lunghissimo brano (15 minuti e 40 secondi!), parte interamente strumentale chiamata Vicious Ritual, bellissima e curatissima ma mai eccessivamente intricata. Ed ? questa la forza dei Riverside: musica tecnica al servizio della melodia, per una delle canzoni pi? belle di sempre nel panorama progmetal(voglio sbilanciarmi).
Neanche il tempo di riprendersi dall'atmosfera creata dalla title-track che Artificial Smile ci spiazza con una ritmica essenziale e un'idea molto rock spezzata dalla coppia voce-tastiera che dona al cantato un effetto onirico inconsueto e piacevole. La traccia apre decisamente poi verso il prog per fare ritorno alla sofferenza iniziale (non a caso il brano ? incentrato sulla ipocrisia e la falsit? della gente).
I turned you down ? il pezzo triste dell'album per eccellenza, il tema dell'abbandono da parte della donna amata, e la tonalit? di Duda si sposa alla perfezione con questo genere di atmosfera. Brano riuscito ma forse un p? troppo easy listening per certi versi.
Arriviamo cos? alla strumentale Reality Dream III (terzo capitolo appunto della storia sonora cominciata nell'album d'esordio): se Reality Dream II ? uno dei pezzi pi? belli scritti dai Riverside, questa parte III riesce ad eguagliarne la bellezza, pur perdendo qualcosa in ispirazione. Il pezzo stavolta alterna parti di pura cattiveria e tessiture di tastiera smaccatamente prog, a creare un contrasto efficacissimo; quando poi il solito incedere di Kozieradzki ci porta verso il solo di Grudzinski, si arriva dritti nel clou dell'intero brano. Chiusura stravagante affidata al piano Lapaj sul quale entrano all'unisono tutti gli altri strumenti, distorsione pesante e accordi dispari per un eccellente momento musicale.
Siamo quasi alla fine del viaggio proposto dai Riverside, che propongono un'altra traccia piuttosto lunga, stavolta oltre gli 11 minuti, dal titolo Dance with the Shadow.
Intro raffinata, testo molto ben studiato, poi una chitarra che da sola ci lancia verso il riff principale. Ed ? un altro riff che cattura: da qui la canzone mi ha ricordato non poco gli Psychotic Waltz con quel loro incedere sempre piuttosto intriso di malinconia, anche se qui la produzione ? decisamente di livello superiore. Before chiude questo ottimo disco in modo decisamente atipico, giocando su una base tambureggiante con toni profondamente disperati, per poi dare una sorta di speranza con l'apertura ariosa di fine brano.
E qui finisce il viaggio, un viaggio che riconferma i Riverside come realt? credibile del panorama progmetal europeo, una realt? da poco sbocciata ma gi? capace di regalarci due lavori emozionanti e sorprendenti, con una cura attenta della melodia e una voce, quella di Mariusz Duda, decisamente da ascoltare con attenzione.
Consiglio anche l'ascolto dell'EP Voices in my Head, che contiene 3 entusiasmanti versioni live di Loose Heart, I Believe e Out of My Self, canzoni contenute nell'album di esordio e qui riproposte in tutta la loro bellezza dal vivo. Buon ascolto.
