Da un diario odoroso su di un dignitoso tavolo di ciliegio di una vecchia signora
Tregozzano,
Mio caro consunto diario, tu grondi lacrime di una povera sciocca vecchia!
Devo essermi rimbambita del tutto, come ha detto la Delia stamane, ma sono felice... felice, diario! Voglio baciarti, e diamine, lo faccio!
L'ho fatto.
Pensavo d'esser morta con Carlo. Quando lo colp? l'ictus morii davvero... ma gi? sai sull'amore mio della mia vita.
Non voglio sembrare una bambina sognante, ma non riesco a dimenticar l'immagine di lui che vien sotto casa della mamma col Fiat tutto rombante, urlandomi di scendere con una scusa qualunque. E io che ero cos? sciocca e piena d'amore che lo guardavo arrivare dal balcone mentre stendevo i panni e storcevo il naso come le francesine dei film della domenica!
I panni li stendevo per finta, ma lui che era pieno di me non se n'accorgeva manco, e io aspettavo che spegneva il motore, scendeva dalla cabina eppoi si grattava la testa pensando che non sapeva che altro dire per farmi scendere. Alla coperativa cos? l'avevan consigliato e basta, che le donne son difficili ad aversi.
Poi scendevo, ogni tanto, col cuoreche mi batteva per la gola, contando i gradini che mi separavan da lui (trentasei erano) e gli andavo in contro, cercando di moderarmi che una signorina certe cose non si fanno. Lui mi stringeva le mani con le sue, che erano tutte callose e sporche (e se ne vergognava, diaro! Quanto!). E si arrossiva e balbettava. Lui che era grande e grosso e caricava i sacchi di roba che avrebbero rotto la schiena ai somari.
Poi si andava nei campi, dove ora passa la ferrovia. E stavamo bene tutti e due, perch? la citt? non ci piaceva tanto a noi che eravamo contadini prima della guerra. Poi per il buon Dio ce n'eravamo andati, ancora senza conoscerci, in citt?, tuttedue, perch? l? i tedeschi rastrellavano meno, che avevano paura dei partigiani. Anche Carlo ogni tanto nascondeva nel rimorchio un partigiano che portava l'Unit? da leggere nei paesi vicini, per? non voglio parlare di questo.
Voglio ricordare il giallo e il blu che ci accoglievano quando imboccavamo la nostra stradina per i campi. Voglio ricordare le cicale che ci facevano felici. Carlo diceva sempre che i ricchi c'avevano le orchestre con le arpe e noi c'avevamo le cicale che era meglio perch? non dovevamo pagarle e suonavano a loro piacere. Dove ora passa la ferrovia, che fa una cicatrice per i campi, c'era il grano, tanto grano. E Carlo che voleva fare all'amore mi diceva sempre che eravamo nel mare e che io ero una sirena, e che le sirene erano donne marine bellissime.
Il vento era buono e piegava come onde quell'oceano infinito di spighe e noi diventavamo seri, perch? ci sentivamo speciali e piccolissimi. E poi facevamo all'amore baciati dal Sole, cullati dal vento, nel giallo del grano nel blu infinito del cielo...
Quanti anni! Quanto tempo!
E ieri ho riso come una sciocca e dopo tanto tempo ho guardato l'orologio in sala dando un significato a quelle ore. Aspettavo qualcuno. Ma ? presto, ? presto, diario! Perdona questa vecchia matta, che la Primavera non fa sragionar solo le gatte!
A presto! A presto!
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forse lo continuo...