Uhm... con mio padre ho un rapporto un po troppo altalenante... ma sempre tendente allo scazzo...mi spiego:
Non abbiamo mai avuto un grandissimo rapporto confidenziale, siamo entrambi tipi abbastanza silenziosi se non c'è un argomento che davvero ci interessa o del quale conosciamo qualcosa. In più mio padre è un tipo ESTREMAMENTE orgoglioso (io invece quasi non so cosa sia) ed entrambe siamo MOLTO testardi...
...l'abbinarsi di tutte queste cose, e forse anche dell'aver affrontato male da parte mia e dei miei genitori i vari periodi della mia crescita insieme, ha fatto che si che con i miei in genere, ma soprattutto con papà, non ci sia dialogo, tranne qualche volta... troppo poche per rimanere in sintonia.
Ogni volta che si inizia un discorso, qualsiasi sia l'argomento trattato, personale e non, si finisce con litigare, non ci si riesce neanche a confrontare, se poi una cosa non è come dice lui, non va bene a priori, non si mette e dice "vediamo magari mi sbaglio, vediamo magari è diverso da come penso" NO, MAI!
Poi di rado ci sono alcuni momenti che riusciamo ad essere sereni e addirittura ne esce qualche battuta o ironia, con conseguente momento di allegria. Ma è breve.
E' sempre stato un padre abbastanza severo, poco permissivo, non cattivo e dittatore, sia chiaro, ma spesso chiuso come mentalità, che ultimamente si sta allargando, grazie anche a mio fratello più piccolo (15 anni) che per i miei attualmente è il "cucciolo", e ci sta pure (lui fa cose ora a 15 anni che io a 16/17 lottavo contro il volere di papà o mamma per poterle fare).
Di contro c'è da dire che da lui ho preso molto, vedi la testardaggine, vedi l'iniziativa, la determinazione, l'essere sempre disponibile per amici o per chi ne ha bisogno, il dare si fiducia alla gente ma con le dovute precauzioni, come anche l'educazione e tanto altro.
Dei figli sono quello che lo capisce (e forse conosce) di più, e in ogni caso ci sono comunque legatissimo, e a differenza del romanzo scritto fino ad ora, mio padre lo descrivo sempre come una persona forte, sana di principi, che non si piega difronte a niente e piuttosto toglie a se per dare a chi ne ha bisogno, tutte qualità che io ammiro!
Come anche lui di me parla molto bene, sa e fa notare a chi di dovere che sono un figlio servizievole, educato e sempre disponibile per qualsiasi esigenza familiare, al punto da organizzare spesso i miei impegni in base a quelli appunto familiari, proprio per dare un sostegno, e altrettanto spesso se c'è da fare un lavoro in casa o fuori (ma sempre per la famiglia) papà si rivolge a me e non agli altri.
Ciò che ci fotte è il dialogo, non si riesce per niente, si litiga sempre! Ci si fraintende, io ironizzo su un tema e lui pensa stia parlando serio o a dispetto, e quando lui ironizza lo fa cosi seriamente che non sembra appunto un "giocare" ma un lanciare "frecciate" dolorose, o gia il mio semplice parlare col mio tono di voce (che basso non è) a lui risulta come se io stessi gridando e mi urla "vedi di non gridare" e inizia lui ad urlare, allora io pronto gli faccio notare ciò e controbatte "no io non sto gridando, sei tu che gridi" ovviamente urlando

(ma qui ci sta anche che ha purtroppo problemi di udito).
Una cosa che mi è sempre mancata è che non mi ha mai spronato nelle mie attività ne tantomeno seguito.
I primi anni di batteria io vivevo la faccenda già con molta passione ma secondo mio padre si trattava solo del "momento", quindi di una cosa passeggera, e lo ripeteva sempre, anche al maestro o a chi invece apprezzava questa mia cosa... si, da un lato forse è servita a darmi più spinta anche per dimostrare che non fosse cosi, ma d'altro canto il non venire mai a un concerto o il non interessarsi alla mia "scena live" mi ha sempre dato un po fastidio

d'altro canto non mi ha mai messo i bastoni tra le ruote, questo ovvio.
Un anno e mezzo fa è venuto a mancare mio zio (fratello di papà) e lui ovviamente ne è stato distrutto, ha superato comunque la cosa (ripeto è molto forte). Quei momenti mi hanno aiutato un pò a capire altri lati di mio padre, ma pensando appunto alla sofferenza per zio, una domanda che spesso mi pongo è quando un domani (lontanissimo, spero) mio padre verrà a mancare, non vorrei avere rimpianti.
Avendo fatto alcune brevi esperienze di lavoro all'estero, notavo una volta tornato che tra me e lui la situazione era più serena, credo quindi che nonostante la reciproca ammirazione, e l'essere molto simili per tante cose, i nostri caratteri non siano ben compatibili, e potremmo andare molto d'accordo stando uno lontano dall'altro, insomma dovrei vivere per cazzi miei. Magari sbaglio, magari no.
Scusate per il romanzo, ma ognitanto fa bene uno sfogo
