C'? una storia che racconta di un tale che muore e che, dopo aver
abbandonato il corpo, si ritrova in un regno di luce. Circondato da
fiori smaglianti, in un cielo iridescente, si guarda intorno e dice:
"Per?, ? meglio di quanto pensassi. Sono in Paradiso. Chiss? come
mai? Ma avr? bisogno di un posto dove abitare". Non ha fatto in tempo
a formulare questo pensiero, che subito, a pochi passi da lui, si
materializza la casa dei suoi sogni. Mentre l'uomo si avvicina alla
porta, questa gli si spalanca davanti, tutta arredata proprio come
lui aveva sempre desiderato. Si siede su un divano, che naturalmente
? comodissimo, e si guarda intorno, soddisfatto di tanta perfezione;
e pensa: "Mi piacerebbe proprio qualcosa da mangiare". In quel
preciso istante, una delle pareti scorrevoli del salotto si apre,
mettendo in mostra tavole imbandite di tutte le sue pietanze
preferite, cucinate esattamente come piace a lui. Seduto l?, tutto
assorto e sbalordito da quel ben di Dio, pensa: "Quanto sarebbe bello
ascoltare un po' di musica!" Ed ecco che le pareti gli rimandano la
Toccata di Bach che lui predilige. "Questo ? il massimo", pensa. "?
proprio quel che ho sempre desiderato".
Passano cos? alcuni giorni, durante i quali l'uomo gusta tutta
quell'abbondanza, completamente a suo agio e rilassato. Ma a un certo
punto, pensa: "S?, ? tutto molto piacevole, ma quanto mi piacerebbe
avere qualcuno con cui condividerlo". In quel mentre, sente bussare:
la porta si apre ed egli si trova davanti la sua compagna sessuo-
intellettual-emotiva-spirituale ideale.
"Entra pure!", le dice. Ed eccoli entrambi a realizzare i loro
desideri, per intere settimane. Uno dopo l'altro, i suoi desideri
continuano a materializzarsi nel momento stesso in cui egli li
formula. Dopo circa sei mesi, per?, l'uomo nota che, nonostante abbia
tutto quel che desidera, non si sente in realt? realizzato nel
profondo. Si rende conto che la mente ha ancora paura. Riconosce che
se tutto questo scomparisse, lui sarebbe distrutto. Notando quale e
quanto attaccamento egli abbia sviluppato per tutto quel lusso,
pensa: "Ho sempre creduto che se solo avessi avuto quello che
desideravo sarei stato felice. Ma come posso esserlo, se questa
felicit? dipende cos? tanto da ci? che mi viene dato? Come faccio a
realizzare la pace della mente e dell'anima se continuo a dipendere cos? tanto
dalle condizioni esterne?
Tutte queste gratificazioni, in realt?, non mi fanno sentire una
mente pi? leggera, pi? saggia, pi? tranquilla. ? vero, dal momento
che ottengo tutto quel che voglio mi sento meno teso, ma in realt?,
non posso dire di avere pi? pace."
Qualche altro gelato, qualche altro amplesso e dopo un mese o due
l'uomo comincia a chiedersi se tutto questo gli sia di reale utilit?.
Niente di quel che ha ? servito a fargli superare il desiderio. Egli
non ha minimamente fatto i conti con quella dimensione interna che si
sente tranquilla soltanto quando ottiene ci? che vuole. Non ?
arrivato alle radici di quella brama che a volte gli ha reso la vita
cos? dolorosa. In realt?, sente che con il susseguirsi sempre pi?
frenetico dei desideri, l'ha in qualche modo alimentata. E comincia a
chiedersi se non esista un luogo, nell'universo, dove poter lavorare
pi? in profondit? sulle paure latenti e sulla separatezza che gli
hanno creato sempre tante difficolt?.
Dopo qualche tempo, va dal capo e gli dice: "Non vorrei sembrarti
ingrato, e magari ti sembrer? assurdo quel che vengo a chiederti, ma
vorrei trasferirmi all'inferno".
Il capo si volta lentamente a guardarlo e dice:
"E dove altro credevi di essere?"
Osservando tranquillamente il desiderio, noteremo che la mente
immagina che, se solo riuscisse a ottenere ancora un'ultima cosa,
poi non chiederebbe pi? niente. Vediamo il miraggio della mente
"se soltanto...", che sogna "una vita beata". Ma quando incontriamo
persone veramente felici, ci rendiamo conto che non lo sono per ci?
che hanno, quanto piuttosto per ci? che sono. Il loro cuore ? leggero
perch? hanno raggiunto dentro di s? la grande sorgente della
soddisfazione.
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Stephen Levine
tratto da 'Chi muore? Quando si muore', Sensibili alle foglie