Kiakkia ha scritto:non si ? capaci di scrivere canzoni decenti e allora ci si maschera nell'inglese

Questa ? una buona critica.
Anche se ? da dire che non tutti nasciamo poeti, a volte ci si trova di fronte a gente che magari cura l'accordatura della chitarra in 441 hz piuttosto che 442, ma che poi, arrivati ai testi, se ne sbatte e pesta gi? su un foglio di carta le prime due righe d'idiozia che gli vengono in mente.
La scusa che ho sentito, in prima persona, ? stata "Eh, ma io l'inglese non lo mastico molto bene...". Alch? ho reagito cos?: "Bene...canta in italiano!".
Risposta ovvia: "(risata)Ma dai...(risata) In italiano?! ma per piacere...che brutto...".
A richiesta di maggiori spiegazioni la motivazione pi? esauriente ? stata "Ma perch? no, dai.".
La posizione sembra estrema e poco "intelligente", ma va, a mio avviso, almeno parzialmente motivata (non giustificata) dall'ascolto bombardante di musica in lingua inglese.
Certe persone canterebbero in inglese per una questione di diffusione (comprensibile per certi generi). Altre per una questione di scelta melodica (gi? meno comprensibile ma comunque accettabile). Altre ancora scelgono l'inglese per forza d'abitudine, perch? hanno sempre ascoltato musica cantata in inglese, hanno nelle orecchie una ritmica e una musicalit? di stampo anglo-sassone, e, sanno, che il cantare in una lingua straniera potr? essere uno scudo in pi? per l'eventuale povert? dei testi.
Certi gruppi addirittura arrivano a considerare la voce "uno strumento come gli altri" spogliandola di fatto del suo valore contenutistico-poetico, grande o piccolo che sia.
Sinceramente, ben venga il cantato in italiano quanto quello in inglese, francese, tedesco o austroungarico, fintanto che riesce a portare un messaggio interessante e si fa veicolo di valore artistico letterario, non solo melodico-musicale.