Se il pezzo è semplice vado a orecchio.Siccome capita di sovrapporre diversi programmi, per non confondermi spesso mi scrivo le varie scalette dei concerti e nei brani cui ricordo poco il motivo, mi scrivo il tempo di velocità metronomo (a orecchio comunque ti avvicini pressapoco a quella velocità, ad sempio se segni 120 sai che non devi fare nè una ballad ne devi andare velocissimo

) e poi scrivo proprio il ritmo (semplicissimo, magari dopo faccio gli abbellimenti appena riconosco il brano

), e se ci sono fill in mezzo al brano scrivo dopo quante battute ci vanno e se è il caso scrivo anche il fill sempre se questo sia necessario alla cover per darle quella caratteristica fondamentale dell'autore.
Nei brani difficili invece scrivo proprio tutta la struttura che non sempre è aaba oppure anatole o altro ma a volte è abbastanza intricata e necessariamente è utile scriversi la struttura.Il modo più semplice è farsi un proprio spartito per batteria utilizzando come riferimento anche le parole.Facendo così, quel pezzo lo risuoni tale è quale ad ogni concerto anche se hai fatto concerti jazz e rock nell'immediatezza che possono un pò disorientare almeno all'inizio del concerto dato il differente approccio ai generi diversi.Ma poi è solo questione d'abitudine.Trovo abbastanza difficoltoso farmi un concerto performances solo e poi , magari il giorno dopo, suonare cover....è come se mi legassero l'istinto musicale, in questi casi leggere è utile per tornare a suonare quello che si deve, ne più ne meno...A me almeno capita così.