Diciamo che l'improvvisazione e' lo sfogo estremo della propria musicalita', lo studio musicale e l'ascolto possono aiutare nel chiarire le idee.......e comunque la continua consapevolezza di cio' che si sta facendo e della metrica del pezzo rimangono essenziali.......
Aggiungo anche che e' molto utile suonare, suonare, suonare.......con gente diversa, conosciuta o meno, e musica diversa (anche qui conosciuta o meno)........cercare di capire cio' che gli altri musicisti vogliono comunicare, e inserire quindi cio' che si vuole comunicare. Inoltre, creare l'intesa con gli altri musicisti, permette una maggior comprensione da parte loro, della nostra improvvisazione, e viceversa.
In questo modo si stimola molto l'improvvisazione, e la si impara a gestire.
In fin dei conti, tanto per dire, quando dobbiamo fare una parte di batteria per un pezzo appena scritto dal cantante o chitarrista del gruppo.......non lo improvvisiamo?..........lasciamo stare che poi viene sistemato.......ma di fatto l'improvvisazione e' interpretazione e musicalita'.......dando per scontato la preparazione tecnica che permette di esprimere certe cose.
Se poi ti riferisci all'improvvisazione nel jazz.........forse e' anche piu' facile, anche se alle volte tecnicamente piu' complesso.......per nel jazz i riferimenti dei classici sono gia' una scuola.....si tratta sempre di un'interpretazione con lo sfogo della propria musicalita'.
Se poi il metodo che si cerca e' un metodo tecnico...allora non so.....ma gia' gli esercizi classici sulla batteria, e gli esercizi base sullo swing, sono un buon mezzo per esprimere la propria musicalita' improssisando.
@Raffaele
la prossima volta che andro' nel mantovano ad assistere/partecipare a una di quelle session che organizzano spesso, prendero spunto dall'aneddoto da te citato.......ma non avendo discese, leghero' il carrello della coop (che ho sotto casa) all'auto di un amico e mi faro' 30 km sul carrello....

.....cosa dici...che trovero' piu' stimoli musicali, di freddo....o di dolore quando volo via?
