da toolate il mer giu 04, 2008 1:39 am
Provo a mettermi con serietà:
"(...) il caso del popolo Rom, che facevano un mestiere (se mestiere lo si può considerare): quello del mago e dell'indovino.
E’ quindi un popolo che gira il mondo da più di 2000 anni, afflitto o affetto da quella che gli psicologi chiamano “dromomania”, cioè la mania dello spostamento continuo, del viaggiare, del non fermarsi mai in un posto. E’ un popolo, secondo me, che meriterebbe - per il fatto, appunto, che gira il mondo da più di 2000 anni senza armi - meriterebbe il premio per la pace in quanto popolo.
Purtroppo i nostri storici preferiscono considerare i popoli non soltanto in quanto tali ma in quanto organizzati in nazioni, se non addirittura in stati, e si sa che i Rom - non possedendo territori - non possono considerarsi né una nazione né uno stato. Mi si dirà che gli zingari rubano; è vero, hanno rubato anche in casa mia. Si accontentano, però, dell'oro e delle palanche; l'argento non lo toccano perchè secondo loro porta male. D'altra parte si difendono come possono; si sa bene che l'industria ha fatto chiudere diversi mercati artigianali. Buona parte dei Rom erano e sono ancora artigiani, lavoratori di metalli (in special modo del rame), addestratori di cavalli e giostrai - tutti mestieri che, purtroppo, sono caduti in disuso. Gli zingari rubano, è vero, però io non ho mai sentito dire - non l'ho mai visto scritto da nessuna parte - che gli zingari abbiano rubato tramite banca. Questo è un dato di fatto.”
Fabrizio De Andrè
io credo che debba essere sfatato il mito razzista che li vede come un' etnia che non vuole integrarsi, che non vuole vivere nelle case ecc ecc
se i Rom sono stati un popolo errante è stato per necessità materiali (non hanno mai avuto un esercito, ad esempio, quindi in caso di conflitti dovevano spostarsi). nel tempo questo ha fatto in modo che nascessero alcune professioni legate appunto alla non stabilità abitativa (artigiani, circensi e giostrai soprattutto), ma questo è solo un aspetto della vasta comunità rom.
sul discorso dei campi credo che ci siano pochi dubbi sul fatto che i campi vadano chiusi, ovviamente questi insediamenti precari sono un ricettacolo di malattie, devianze e obbrobri di vario tipo. il problema si pone su come farlo: cacciarli per vederli rispuntare da qualche altra parte non mi sembra una prospettiva tanto ragionevole. non sarebbe meglio riqualficare le aree dei campi a beneficio di chi ci abita, italiani o immigrati che siano? tenete anche presente che molti nuclei familiari insediati nei campi sono italiani da due o tre generazioni, eppure sono privi di cittadinanza per le storture burocratiche tipiche del nostro paese. quelli dove li mandi? in europa per lo meno lo status di apolidia è ben regolato, qua nemmeno quello.
Infine, voglio far capire perchè visti dall'esterno diamo l'idea di essere xenofobi:
dall'estero questa ondata di improvviso odio verso i ROM ridefiniti ormai come IL problema (non la camorra, non la mafia, non gli evasori fiscali) non deve essere di semplice comprensione per uno che si fa un giro in italia e si rende conto in che condizioni siamo rispetto a germania, Inghilterra, paesi nordici e ora anche Spagna...
ecco si, esce quelli'idea, proprio quell'Idea lì.
cerdo di esser stato chiaro, quindi fatemi chiudere:
Dire "i ROM si devono levare dai coglioni" è una cosa bella, un collante sociale, qualcosa che fa sentire intenditore di politica chiunque, dal vecchino al bar alla signora dell'ascensore, un catalizzatore di consenso, un mantra da ripetere prima che ti possano venire strane idee sull'italia e sugli italiani.
I Rom si devono levare dai coglioni e tornare "a casa loro".
Noi purtroppo siamo già a casa nostra.
"Ma perché non fate roba più "facile", magari suonate nei pub!". Ma vaffanculo, testa di cazzo!