lancio il nome dite la vostra di questo stimatissimo chitarrista...
che tra parentesi ha appena fatto uscire un disco..(CD???) live con colaiuta alla drum...galattico a livello esecutivo





giannozzo ha scritto:truth e beck-ola degli anni 70 con rod stewart, live del 1977 con jan hammer








Giovanni Gamberini ha scritto:Riuppo questo topic INGIUSTAMENTE NEGLETTO per sottoporvi uno dei grandissimi punti di forza di Jeff Beck. Ne isolo soltanto uno dei mille che ha, perché questo è forse quello che lo rende davvero unico fra i chitarristi...
Ovvero l'influenza che ha sul suo modo di suonare LA VOCE FEMMINILE.
Dire che un chitarrista "fa cantare la chitarra" è un'affermazione piuttosto vaga; dire che nel fraseggio di un chitarrista "si sente il riferimento al tale o tal altro stile vocale" (spesso si dice di chitarristi blues) è ancora generico, e si attaglia a MOLTI chitarristi.
Per Jeff Beck invece ci sono RIFERIMENTI SPECIFICI. Ve ne sottopongo DUE, che ho scoperto DOPO aver sentito la versione di Jeff Beck, quindi ve li ripropongo nello stesso ordine:
1) I CAN'T GIVE BACK THE LOVE I FEEL FOR YOU
Pensavo fosse uno strumentale di Jeff Beck:
http://www.youtube.com/watch?v=nGEB9gJmzh4
Poi mi sono accorto che il tema principale corrisponde alle sillabe del titolo; in sostanza è una COVER di un PEZZO VOCALE FEMMINILE della Motown di qualche anno prima:
http://www.youtube.com/watch?v=4OfUkjk3KcM
Notare il RISPETTO TOTALE per un "banale" pezzo vocale, RISUONATO PARI PARI E SENZA AMBIZIONI VIRTUOSISTICHE.
2) NADIA
Versione strumentale di Jeff Beck:
http://www.youtube.com/watch?v=pkPCh32TP7w
Qui l'uso del bending (e non solo) è magistrale, un "canto" commovente.
Poi scopro questo:
http://www.youtube.com/watch?v=ZBjxLv9Dfhk
Incredibile.
Più ascolto l'uno dopo l'altro l'"originale" e la "copia" di questi pezzi, più mi sembra che l'intento di Jeff Beck, direi l'"animo" che lo motiva, sia di una profondità ANTI-EGOISTICA impressionante.
Mi ripeto: è raro trovare un chitarrista "virtuoso" che anziché ripiegarsi nell'autocelebrazione vuota, dedichi invece tutta la propria arte alla celebrazione dell'arte (e dell'anima) altrui.
Il risultato è monumentale: nella cancellazione programmatica del proprio "ego", risulta invece una personalità unica, colossale, inarrivabile, inimitabile.
E non è una questione di tecnica, scale, scuole e studi. E' questione di intenti e di anima. Cosa pensi delle altre persone, cosa provi per loro, cosa vuoi fare per loro, cosa di loro ti tocca profondamente. Lo so, è un discorso ingenuo, e magari un po' ridicolo, però i grandi artisti sono tutti accomunati da un "funzionamento" come quello.
POSTILLE:
1) Del primo pezzo, originariamente cantato da Syreeta (Rita) Wright, c'era già una cover di Diana Ross del '68:
http://www.youtube.com/watch?v=Q8oDfdeDxA8
2) Sempre di Rita Wright, Jeff BecK ha "coverizzato" anche "Cause We've Ended As Lovers".
Versione di Jeff Beck:
http://www.youtube.com/watch?v=IriEq4H1XSU
Versione originale:
http://www.youtube.com/watch?v=jEWXYc46f8E
Non ripeto quanto già detto...
3) Sarà un caso, ma LE CANTANTI "COVERIZZATE" DA JEFF BECK NON SONO MAI "BIANCHE" (o comunque della tradizione "europea/occidentale"... Dei casi citati sopra, due sono di provenienza afroamericana, l'altra indiana. Anche in questo Jeff Beck continua ancora oggi la "scuola" dei musicisti britannici che dagli anni '60 in poi (compreso lui, che c'era) hanno "coltivato" il "canto" "altro", e non a caso ai tempi si guardava molto all'universo afroamericano (blues, jazz, etc) ma anche a quello indiano (con le "contaminazioni" più o meno riuscite, più o meno sentite, più o meno "artistiche" di diversi musicisti inglesi, dai Beatles a John McLaughlin).
Opinioni?


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