A me non dispiace.
Comunque ora ti posto un mio tema che ha fatto CASINO e che mi ha fatto prendere un voto che ha rovinato qualsiasi ideale di media. E la cosa bella ? che
1) sapevo ci? che stavo facendo
2) sapevo che mai pi? si sarebbe ripresentata l'occasione di fare un tema del genere
Come abbiamo visto nel caso di Machiavelli ? ma il discorso vale anche per Guicciardini- la politica pu? costituire una vocazione ineludibile, una scelta totale di vita. E oggi che cos?? la politica per le nuove generazioni? E? vero a tuo parere che i giovani hanno un atteggiamento di rifiuto o di indifferenza verso di essa? Esponi le tue considerazioni al riguardo in forma di articolo giornalistico o, se preferisci in forma di lettera aperta ad un giornale o, ancora in forma di lettera ad un amico straniero.
A Qualcuno
Carissimo qualcuno,
ti prego di considerare questo mio sfogo un messaggio sbiadito chiuso in una bottiglia rosa dal sale del mare. Una richiesta di aiuto, qualcosa che suoni alla maniera del classico <<per Dio! Stiamo morendo, tutti, uno appresso all?altro: mandate acqua e sbrigatevi! Poco ? il tempo che rimane a questi sciagurati?>>
So bene che tu, tu che riceverai questa lettera, poco potrai fare per salvare una situazione cos? disastrosa, ma se riuscirai a non scoraggiarti come io ho fatto, potrai proclamarti fieramente l?artefice di un nuovo inizio, il novello Pastore.
E? giunto il momento di dirti le ragioni del messaggio, le cause che hanno indotto me e una ciurma in continua diminuzione ad affidare la loro ultima speranza all?Ignoto, a te la decisione di prendere sulle spalle il fardello.
Partiamo dall?inizi.
Anche io, molto tempo fa, come questo gregge che sempre trova nuovi adepti, ho goduto di una vita spensierata e priva di affanni, affanni reali. Consideravo la politica ?il gioco dei potenti? e avevo timore (se non vera paura) ad avvicinarmi ad essa, quasi fosse protetta da un valico ben guardato da feroci gendarmi. Vivevo la ?mia? vita fiducioso nell?avvenire, rifuggendo qualsiasi problematica che sconfinasse all?esterno del mio aureo eden di bestia mentecatta. Se per caso qualcuno della mandria avesse mostrato slanci ideologici, il gruppo l?avrrebbe cacciato senza indugio, fuggendolo, labbreso quale era.
Qualcosa per? non funzion? nel sistema e anch?io trovai il mio frutto proibito in un forum online. Qui si discuteva di politica, ben celati dalla sicurezza dell?anonimato. Novello Ulisse, con altri compagni sciagurati ci immergemmo in una nuova realt?, infervorati dall?ansia di conoscere e scorprie, alimentati dal piacere di peccare. Presto si pass? alla pratica, rispondendo alle discussioni, tronfi e arroganti: fummo distrutti. Le nostre idee di cartapesta fuorono impietosamente calpestate.
Si sa, dal sangue nasce la vita e lo stesso si pu? dire per la nostra coscienza critica, che andava formandosi velocemente. Eravamo ancora parte del gregge, ma ci sentivamo luridi, lerci nel profondo dell?anima. Non occorse molto tempo prima di essere allontanati dalla mandira festosa e caotica, la quale ci abbandon? portandosi appresso tutti i vari corollari; primo fra tutti quello musicale, se cos? possiamo definire suoni e personaggi decisi a tavolino e costruiti da fabbriche, sonorit? insensate, utili solo a rafforzare la quella barriera chiamata senso di appartenenza.
La grande massa se ne era andata, e con essa la paura di Credere. Ovviamente non parlo del credere religioso in una fede cos? comicamente svuotata di ogni sincero valore, ma mi riferisco al seguire coscientemente un?ideologia politica. Senza accorgercene finimmo in mezzo ad un altro popolo belante, che si divideva in due grossi gruppi, la cui appartenenza era determinata dal colore del vello (rosso o nero). Queste deboli persone ricercavano, affannose, nelle ideologie forti un?identit? precostituita, che le schermasse da eventuali attacchi. Scegliendo un gruppo, si accettano incondizionatamente le sue idee, la sua cultura e le sue abitudini folkloriche, forgiandosi cos? un?identit? confusa di rame, particolarmente ottusa. La politica era seguita come una preghiera, i politicanti venivano ascoltati con la reverenza di un contadino verso il vescovo di citt? degnatosi di far visita alla sua parrocchia.
Inutile negare che questa politica di plastica richiedeva una fede incrollabile, fede che mi dispiaceva non avere. Li vedevo soddisfatti, popolo eterogeneo, felice di sbandierare e urlare slogan ossimorici.
La sfiducia mi avvicin? a personaggi dal colore del vello incerto: io e i pochi compagni rimasti facemmo conoscenza di animali politici disillusi, che seguivano e sottilmente guidavano i due grandi greggi, spesso invitandoli ad un odio recproco, un toccasana per le coscienze insicure. Tra i disillusi riconobbi un Machiavelli; personaggio irrequeto e frustrato che non accennava per? a spegnere quel fuoco che era divampato in lui tanti anni prima, che lo aveva portato a credere e a combattere, lo sguardo puntato ben in alto. Lo derideva u uomo pericoloso, la cui sottigliezza mi impauriva. L?avrei chiamato Guicciardini: l?amara sfiducia nella politica sociale aveva creato un individuo di fede incrollabile, incrollabile proprio perch? gi? miserevolmente crollata!
Egli era la guida del gregge, anche se, in modo apparentemente insensato, era l?unico che si preoccupava realmente solo degli interessi propri. La totale sfiducia gli permetteva di guardare gli altri sotto una luce diversa, rendendogli semplice il compito di capirli e guidarli (lo stesso Machiavelli era suo succube). La sua sfiducia attecch? in noi con la ferocia della peste e chi non volle accettarlo si ributt? a rotta di collo nel gregge eterogeneo e chiassoso, riempiendosi le orecchie e il cervello dei vari Manu chao o Burzum, a seconda del gruppo.
Da appestati lasciammo infine il gruppetto di politici e uomini d?arte per isolarci in questa silenziosa isola, dove marciremo, o sconfitti, torneremo striscianti verso il grande gregge, come gi? ? stato fatto da alcuni, scusandoci e cercando di riottenere il nostro primo destino.
Qualcuno di noi forse si salver?, se tu, tu che leggei questo foglio, riuscirai nell?incarico suicida di istillare il pericoloso germe del dubbio nelle moltitudini festose. Sappilo: verrai calpestato e distrutto dalla grande mandria, ma non sar? distrutta la tua opera, che certamente qualche ragazzo desideroso di soffrire raccoglier? nel momento stesso in cui si domander? il perch? della tua fine.
Ti esorto, ancora una volta, l?ultima, a strappare la massa dal piacere della sudditanza. Ne salverai pochi; e molti prenderanno le tue parole come religione imprescindibile, ma confido ( me lo concedo per l?ultima volta) che qualche pecorella riesca infine a considerare la politica qualcosa di piu che un abito sgargiante utile soloa mascherare una vergognosa nudit? interiore.
Guardati da uomini della risma di Machiavelli o Guicciardini. Sono i nemici pi? pericolosi che ti troverai ad oaffrontare. Ricorda sempre che il potere di questi individui risiede sull?incoscienza della massa, la quale ? ben felice di farsi giostrare da esseri a loro volta spietatamente guidati.
In questa guerra troverai alleati ed esseri timorisi che ti abbandoneranno quando avranno modo di scoprire le tue intenzioni reali e, soprattutto, la tua determinatezza, che ti riveler? qualcosa di pi? di un semplice Icaro. Tutti loro si dicono apolitici e amano definirsi lupi fra pecole, ma ricorda, in loro ? semplicemente diverso il vello e diversa ? la loro musica.
Addio allora, ti lascio alla tua crociata.
Perdonami se sto cominciando a ritenere tutto ci? che ho scritto e pensato uno sciocco o inutile delirio, fastidioso e inopportuno, ma kredo ke per kuel ke mi riguarda, ogni speranza sia infine krollata.
Choffan.
___________________________
In realt? il giudizio della prof mi ha fatto incazzare, cos? ho scritto una lettera ad Augias di Repubblica che ? stata pubblicata qualche giorno dopo a cui l'amico Corrado si ? dedicato in una risposta
Siccome siamo in tema di egotismi posto ANCHE la lettera, e se qualcuno non ha un cazzo da fare se la legga cos? si accorge quanto basti scrivere di essere minorenne per farsi pubblicare (caso esemplare: melissa p)
Signor Augias,
finalmente, dopo diversi mesi di rimuginamenti, mi sono deciso a scriverLe, confidando nel pensiero di un opinionista con cui spesso mi trovo in sintonia.
Sono un reietto diciassettenne che nulla ha da spartire con i giovani della propria et?: un disadattato fortemente amareggiato dallo stato attuale delle cose.
Io mi guardo intorno e vedo affanni, preoccupazioni, gioie che non sento mie. Ho preso coscienza di questo (terribile?) fatto qualche anno addietro, quando ho cominciato ad osservarmi con un occhio pi? critico, scoprendo una persona tremendamente insoddisfatta; cercavo, annaspando, di dimenticare Dolore fra le mille luci di un consumismo plasticoso insaziabile (l?incubo bradburiano). In qualche modo ? stata una risurrezione dello spirito e il sacrificio della Carne, in quanto il chiassoso gregge multicolor che mi aveva circondato fino a quel momento si ? velocemente allontanato, lasciandomi solo et, finalmente, pensoso. Ero stato cacciato perch? pericoloso laceratore di una scenografia assai labile. Pensi al fastidio facinoroso del pubblico, quando si alza Uno fra tanti e smaschera il prestigiatore rivelando il trucco dello spettacolo, spezzandone la magia ottenebrante.
Abbandonare le gioie del "compra-questo-compra-quello" e assumere le sicurezze del "credi-questo-credi-quello" fu un passaggio per molti versi obbligato. Mi gettai in politica tenendo ben solida tra le mani una bandiera, rossa, stretto e pigiato in una moltitudine confortante.
Bene, un primo passo verso l'indipendenza mentale.
Sentirmi una piccola goccia in un mare omogeneo ebbe per qualche tempo un effetto simile a quello del cloroformio: addormentai la mia coscienza critica vivendo gioisamente un'esperienza quasi religiosa, accettando i pi? disparati dogmi e vestendo senza storcere il naso la mia divisa. Come tanti combattei le mie "battaglie" ideologiche di giovane e tenero estremista, scontrandomi con persone non molto dissimili da me - almeno in ottusit? - che privati della propria divisa avrei certo scambiato per fratelli
...gli orrori della guerra.
Anche allora qualcosa non and? e in me si incrinarono le tanto care certezze, portandomi a rigettare con sincero disgusto quella musica, quei simboli, quei motti e quell'habitus mentale tanto confuso e contraddittorio che una buona fetta di giovent? ? ben lieta di portare in piazza.
Dopo una breve parentesi oscura, trascorsa tra coloro che si definiscono lupi tra pecore, branco debole e sterminato, mi sono ritrovato qui.
Nel nulla.
Nell'incertezza lancinante.
Ora come ora, io mi guardo in giro e vedo un universo eterogeneo e variegato, che si muove di moto apparente, un mondo che tutto sommato non mi dispiacerebbe perdere.
Ed ecco la mia umile domanda:
Signor Augias, dove sono finiti, se mai sono esistiti i tanto sbandierati Valori?
Dov'?, in queste persone, il bruciate esprit che ha portato intere generazioni ad alzare la testa e combattere con Coscienza?
A quanto pare non ? un problema esclusivamente giovanile: da quel che posso permettermi di capire, viviamo in un'et? che ha caro l'asservimento mentale. Non chiediamo altro che qualche carismatico uomo (non necessariamente politico) prenda per mano il nostro raziocinio e lo scaravanti nel baratro oscuro della Fede (non necessariamente religiosa).
Abbiamo gi? avuto avvisaglie di questo maledetto pericolo, non solo in Italia.
In Fede
Andrea ********
PS: Tengo un diario personale online che cerco di aggiornare esclusivamente nei momenti di reale bisogno, all'indirizzo:
http://amhaaro.splinder.com/
Se mai ne avesse il desiderio, non mi dispiacerebbe un Suo commento a riguardo