Visto che mi sono da poco svegliato, sono abbastanza in forza per fare una piccola recensione della giornata di ieri in Proel.
Dopo aver inveito contro il mio navigatore "salernitano" (perchè secondo me è una bufala di navigatore), con la cricca Danny K, Plandro, Johnny 89, Elena e Iole riusciamo finalmente ad arrivare alla "fabbrica" Proel. Le virgolette sono d'obbligo perchè mi immaginavo un qualcosa di dimesso, puzzoso di vernice... invece ci si para davanti un palazzone futuristico che sembra uscito dalla matita di Renzo Piano.
Dopo aver scavalcato i bambini dell IMAM all'ingersso (tra i quali si cela colui che vincerà il rullante), ci dirigiamo alla reception, dove delle signorine decisamente degne di nota ci porgono i nostri pass. Il tempo dei saluti di rito con i partecipanti e ci dirigiamo verso la sala riunioni, dove ad attenderci ci sono Claudio, Amy Rothenberg, Massimo Manzi, Lele Veronesi, Gianfranco Romano e alcuni "capoccia" della Proel (di cui però non ricordo i nomi

).
L'accoglienza è molto calorosa, e dopo un break veloce Claudio ci illustra il gruppo Proel, le varie partnership e, ultimo ma non ultimo, i prodotti Tamburo.
Dopo questa prima fase c'è l'azzeccatissimo pranzo (c'avevo 'na fame

) e subito dopo ci si reca nel cuore del'azienda: la fabbrica delle batterie-cabinets-chassis.
All'ingresso della zona di lavoro sono state sistemate 6 batterie (se non ricordo male) di vari livelli: dalle rookie alle stra-professionali "Gianfranco Romano Signature" ( permettetemi di chiamarla così) e "Zen". Ma delle batterie parleremo tra poco.
Entriamo nell'area di produzione e dopo un giro tra macchinari, pannelli di legno grezzo e cabinets da completare, l'affabilissimo Marco, colui che da vita materialmente alle batterie, ci spiga tutte le fasi di costruzione: dalla sagomatura delle doghe all'assembaggio, dalla produzione dei rings alla verniciatura.
Mentre tutti ascoltano però, al di là della porta i professionisti invitati per l'occasione stanno provando le succitate batterie: allora mi stacco dal gruppo e, con fare furtivo, me ne vado ad ascoltare Amy Rothenberg che suona la Opera "Romano Signature" (una batteria mostruosa!!!).
Dopo un po' tutta la "scolaresca" si riversa accanto alle batterie e allora comincia una jam tra Veronesi, Manzi, Rothenberg, Romano, il docente dell'IMAM... e logicamente di Claudio
Tanto divertimento e soprattutto la possibilità di ascoltare strumenti favolosi.
La Opera "Gianfranco Romano Signature" ,la "Zen" e la Opera classic Jazz Set-up (che ho avuto la possibilità di provare), tutte pellate con Evans Genera G2 coated, sono quelle che in particolare hanno attirato la mia attenzione:
G.R. Signature: set appositamente studiato per le esigenze del drummer Gianfranco Romano e composto da cassa da 18", TT 10"-12", FT 14"-16"; uno strumento assurdo!!! Un volume potentissimo, un suono ultra controllato senza alcun tipo di sbavatura: la cosa che mi ha colpito maggiormente è che tutti i pezzi uscivano alla stessa maniera, quasi come se la batteria fosse microfonata e "trattata" da un fonico... ma di microfoni neppure l'ombra! Unico appunto: forse (come ha detto anche Plandro) un cassa di diametro maggiore mi sarebbe piaciuta di più. Ma sono gusti.
Opera "Zen": progetto nato dalla collaborazione tra Claudio e Marco. Set in tiratura limitatissima e "segretissimo": non dirò molto al riguardo se non il fatto che mai il detto "nella botte piccola c'è il vino buono"; in questo caso nella batteria con misure jazz c'è un suono che spacca il culo!!!
Opera Classic Jazz set: composto da cassa da 18x16, FT 14x14 e TT 12x8; suono bellissimo, con tanto punch e molto focus. Nonostante il fatto che ci fosse una miriade di gente a suonare contemporaneamente le altre batterie, quella che stavo suonando riusciva ad uscire benissimo, con suoni caldi e precisi e tanto attacco (solo che, data la stazza la seduta non era ottimale e ho rimediato una leggera contrattura al polpaccio mentre suonavo la cassa

).
Finito lo show, torniamo verso la sala congressi, dove Claudio e i batteristi endorser rispondono alle domande poste dai partecipanti.
Poi l'estrazione del rullo... una sola parola...MAPORCAPUTTANA!!!!!!!!!!!!!!!!
Per ognuno di noi c'è una busta Proel con i gadgets dell'azienda... pensiero molto carino, però il rullante...
Dopo i saluti ci accingiamo ad uscire e tornare a casa, ma prima il buon sig. Riccardo "Rotodrum" Martinazzi ci fa vedere qualcosa di sconvolgente di cui però non parlerò per giuramento prestato...uè, a che cacchio pensate!?!?!? ahahahahahaha!!!!

ma questa è un'altra storia...
Vorrei chiudere con un ringraziamento a Claudio per l'ottimo e duro lavoro svolto ieri (alla fine non aveva più voce) e per aver dissipato, con questa visita, i molti dubbi che avevo riguardo i prodotti Tamburo. Come sospettavo, i miei preconcetti erano dovuti ad "errori del passato", come detto anche da Claudio stesso. Ora la Tamburo è effetivamente una azienda nuova, con prodotti nuovi e con una nuova concezione di strumento sempre però rimandendo fortemente legata al suo passato.
Un ringraziamento speciale anche a tutti gli endorser presenti: oltre ad essere bravi sullo strumento si sono dimostrati disponibilissimi: dei veri GRANDI!!!
Unico appunto: secondo me sarebbe stato meglio fare 2 gruppi distinti tra adulti (di sicuro più appassionati e interessati) e ragazzini. Rullante a parte, sarebbe stato meglio soprattutto per poter parlare con più calma con gli endorser e per poter provare meglio gli strumenti.
A TORTO O A RAGIONE, IO ESPRIMO LA MIA OPINIONE... E LE OPINIONI SONO SOGGETTIVE.