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Accento melodico e ritmico

Una sezione per parlare di esercizi, lezioni, dubbi pratici, consigli di tecnica, insomma tutto cio' che possiamo imparare ed applicare sullo strumento.
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Messaggioda johnny89 il mer dic 29, 2010 3:19 pm

Senza entrare in particolari teorici che ognuno è capace di trovare sul web, vorrei sapere come si suonano e qual è la differenza a livello esecutorio dell'accento melodico e ritmico.
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Messaggioda Joe il mer dic 29, 2010 3:40 pm

Non sono certo di cosa intendi con accento ritmico e melodico. Se ti riferisci alla differenza tra accento naturale (cioè il battere di una qualsivoglia struttura ritmica) e accento tout court, il primo viene normalmente appena accennato, mentre il secondo viene suonato sempre con una certa intensità, a seconda dello stile e delle dinamiche richieste
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Messaggioda blackash il mer dic 29, 2010 6:07 pm

io su wikipedia ho trovato questo

http://it.wikipedia.org/wiki/Ritmo

siamo veramente su argomenti da enciclopedia della musica però :lol:

"L'accento ritmico si riferisce alla divisione del brano musicale in accenti forti o deboli organizzati nella cellula ritmica che è la battuta"

"L'accento melodico rappresenta l'espressione artistica e musicale in genere (dal greco pathos, che significa sentimento). "
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Messaggioda johnny89 il mer dic 29, 2010 7:34 pm

Sto studiando delle partiture su tamburo e mi trovo davanti l'accento melodico contrassegnato dal comune > e l'accento ritmico che dovrebbe dare più stabilità al fraseggio in generale. Vi faccio un esempio se suono un semplicissimo paradiddles dovrei avere un accento melodico sulla prima nota e uno ritmico sulla quinta (ovviamente intendo paradiddles in ottavi in una battuta di 4/4). Il mio problema sorge nel suonare i due accenti!!! Se eseguo un mezzo forte sull'accento melodico (cioè sull'accento normale di un paradiddle), quale dinamica dovrò usare nell'accento ritmico? Che in fin dei conti sarebbe sempre corrispondente all'accento del paradiddle.
Io penso che l'accento melodico debba essere più marcato perchè da attacco alla nuova battuta invece l'accento ritmico debba essere più dosato rispetto al primo.
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Messaggioda Joe il mer dic 29, 2010 8:23 pm

Dalla descrizione di wikipedia mi sembra che più o meno siamo sulla stessa linea. L'accento naturale è il battere, non va suonato coscientemente lo sentiamo e lo rimarchiamo in maniera impercettibile anche senza rendercene conto, perchè lo pensiamo. L'accento melodico sembra essere l'accento come lo intendiamo nel linguaggio comune e va quindi suonato in maniera esplicita.
Fatico un po' però a capire le altre categorie diefinite su wikipedia l'accento dinamico e agogico...

probabilmente un buon testo di teoria potrebbe venire in aiuto, io ho guardato velocemente su quello che ho in casa e non mi sembra di trovare nulla
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Messaggioda kkk.dnr il ven gen 07, 2011 5:25 pm

Per accento ritmico si intende la somma di tutti gli accenti deboli e forti di una battuta. In una battuta binaria ci saranno due accenti ritmici, uno debole e uno forte. In una battuta ternaria generalmente uno forte e due deboli, e nella quaternaria un forte, un debole, uno mezzo forte e un altro debole.
Altri tipi di accento sono il metrico, il dinamico, l'agogico e il patetico. Il melodico non l'ho mai sentito :)
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Messaggioda Ar 9000 il sab gen 08, 2011 4:40 pm

Posso tentare di dare un' interpretazione in base alle nozioni di teoria musicale impartitemi... ma è un campo in cui ognuno dice un po' quel che vuole usando i termini che vuole...
Dal punto di vista della teoria musicale l'accento melodico è il risalto che una nota ha rispetto alle altre per la sua altezza- dal momento che ciò che si riferisce all'altezza di singole note rientra nel concetto di "melodia"-. (dal Manuale Ragionato di Teoria Musicale di S. Lanza). Ovvero, se suono quattro volte un do e poi un altro do un'ottava sopra, quest'ultimo avrà l'accento melodico in quanto è più alto delle altre note.
Sempre dallo stesso testo, l'accento ritmico è l'accento che ha una nota che dura di più rispetto alle altre.
E' evidente da queste definizioni che accento melodico e ritmico in questo caso non sembrano avere senso... di che partiture si tratta? Forse è un termine usato impropriamente, oppure il risultato di una traduzione approssimativa.
Per questo "accento melodico" potrebbe essere più adeguato il termine "accento patetico" detto da kkk.ndr e presente nella descrizione di wiki, e potresti interpretarlo nel caso del tamburo come accento dinamico, quindi più forte. mentre "accento ritmico" lo potremmo intendere come un modo per sottolineare l'accento metrico, suonabile come una nota leggermente più "appoggiata" delle altre (quindi non accento forte, quel tanto che basta per farlo risaltare tra le altre note: dovrebbe risultare come un'ancora di stabilità per la percezione delle battute/gruppi ritmici).
Riassumendo: accento ritmico appena accennato rispetto al livello dinamico generale, accento patetico più forte (accento dinamico vero e proprio).
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Messaggioda johnny89 il sab gen 08, 2011 9:03 pm

Ar 9000 penso proprio che l'accento melodico serva a scandire la battuta quindi far capire, per esempio, che si sta suonando un 3/4 invece di un 4/4. L'accento ritmico invece colora la battuta.
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Messaggioda Ar 9000 il sab gen 08, 2011 9:29 pm

Come ti dicevo prima, secondo la teoria "scolastica" insegnatami l'accento che fa distinguere un 3/4 dal 4/4 è l'accento metrico. :wink:
Comunque se ci fai vedere lo spartito magari possiamo inquadrare meglio il caso specifico!
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Messaggioda kkk.dnr il lun gen 10, 2011 12:54 pm

Ma chi le fa ste teorie sacre scolastiche?
Nella mia l'accento melodico non esiste! :D
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Messaggioda Ar 9000 il lun gen 10, 2011 1:07 pm

Eh, prendi 4 metodi a caso ed ognuno dice la sua usando i termini che vuole lui... si cerca di estrapolare i concetti (che ci si augura siano condivisi) aggirando le differenze di terminologie e di livello di approfondimento. :)
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Messaggioda kkk.dnr il lun gen 10, 2011 3:48 pm

Ma non è 'scientifico' scusa èh! :D
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Messaggioda Ar 9000 il lun gen 10, 2011 6:47 pm

Dici bene, il metodo non è certamente scientifico, il problema è che nella stessa teoria musicale si intersecano la razionalità degli elementi scientifici/fisici con la soggettività tipica della percezione dell'ascoltatore, assieme ai dogmi dell'estetica musicale "a priori": da tutto ciò può capitare derivino "leggi" e classificazioni che spesso profumano di opinione personale. Dal canto mio ho avuto la fortuna di studiare con un insegnante di valore, le cui affermazioni mi è sembrato fossero sempre supportate da logica e coerenza... il che mi ha risparmiato il brancolare di metodo in metodo di cui si parlava.

MA qui siamo clamorosamente OT, anche se il discorso è molto interessante! :wink:
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Messaggioda kkk.dnr il mar gen 11, 2011 12:04 pm

Certo sicuramente è come dici, malgrado la mia cultura sulla teoria musicale non sia approfondita. Ma ci dev'essere comunque una scuola di riferimento per certe cose, magari il conservatorio?
Bèh si siamo OT e in un vicolo cieco, ma tanto non lo cagherà nessuno sto topic :)
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Messaggioda Ar 9000 il mer gen 12, 2011 7:52 pm

Cosa vuoi, anche in conservatorio su 3 insegnanti di teoria e solfeggio avrai 3 spiegazioni differenti degli argomenti. Però è un ambiente in cui gli insegnanti sono preparati e, per chi vuole, c'è spazio per il dialogo ed il confronto (almeno nei conservatori degni di questo nome).
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Messaggioda kkk.dnr il ven gen 14, 2011 2:40 pm

Béh allora guardiamo il bicchiere mezzo pieno: Oscar Wilde considerava la musica come la più perfetta tra le arti sotto l'aspetto formale, e genere di arte perfetto. "La musica non può mai rivelare il suo segreto più nascosto".
Essendo la musica intrinsecamente imperfetta sotto l'aspetto formale (l'esecuzione umana, la natura fisica e di propagazione del suono, per esempio, non possono che essere imperfette -altrimenti si chiamerebbero MIDI- :) ) è coerente il fatto che ci sia un alone di imperfezione anche su certe questioni 'didattiche'. Proprio perché il suo segreto più nascosto non è, come veniva considerato in passato, conoscibile all'uomo ma solo a Dio (la musica quanto era 'alta' tanto si avvicinava a Dio) non può esistere una grammatica valida ed esaustiva per la musica, perché altrimenti annullerebbe il vero 'sacro' valore della musica stessa.

Ora, dopo di questa, vado a farmi mettere una corona d'Alloro e mi infilo una bella scopa in culo! :D
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Messaggioda Ar 9000 il ven gen 14, 2011 10:21 pm

Vero vero, in effetti molto spesso ci si trova nella situazione di dover teorizzare l' inteorizzabile, cercare di separare e distinguere in categorie universali degli elementi che poi di fatto non sono così distinti. Poi vabbè, quando si parla di opera umana e si tira in ballo il trascendentale a me viene sempre un po' l'orticaria, ma non te la prendere, son fatto così! Per come la vedo io l'aspetto di incertezza sta nel fatto che abbiamo a che fare con un qualcosa (la musica) che esiste nel momento in cui viene filtrato dal sistema percettivo di un ascoltatore, quindi dipende da una percezione soggettiva che non può per forza sottostare a dei principi universali: pensiamo alle definizioni di suoni consonanti e dissonanti, o alle regole di tensione tra i gradi della scala su cui si basa lo studio dell'armonia. E' praticamente impossibile fissare un'esperienza soggettiva entro canoni assoluti ed imprescindibili, anche se si possono individuare degli elementi e dei parametri che sono condivisi nella percezione di un discorso musicale.
Il "segreto più nascosto" della musica è tanto recondito quanto lo sono le pieghe della mente umana nella quale essa viene accolta ed elaborata, ed è nei processi psichici più o meno spiegabili della fruizione (e della creazione) musicale che è racchiuso il mistero ultimo che altri preferiscono definire divino.
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Messaggioda kkk.dnr il sab gen 15, 2011 3:58 pm

Béh direi che siamo d'accordo. Mi è venuta voglio di rifondare i Sex Pistols :tru
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