
[Smyle Commossi]
Stranamente non sar? prolisso, in quanto ho parlato al telefono per 2 ore e mezza della mia esperienza scolastica con un ragazzo estremamente "ok" che avevo contattato per avere un parere sull'universit?.
Due considerazioni lampo: 1) in questo thread sono confluite alcune delle persone per le quali nutro maggiore stima su questo forum (e in generale), la cui maggioranza ha "confessato" una maturit? classica. 2) Io stesso ho seguito questo percorso di studi, maturando quest'estate (tanto per essere originale ho affrontato l'esame con il comportamento pi? immaturo della mia carriera scolastica).
Sono state dette cose sacrosante in riferimento alle lingue morte. Se posso aggiungere la mia esperienza(tsunami verbale incipit

) vi comunico d essere stato un privilegiato, sotto tanti punti di vista nella scuola che ho fatto. Mi sono trovato nella classe migliore del liceo e ho avuto alcuni dei pi? bravi professori di Modena. Riguardo il latino ed il greco dico a ragione di essermi visto consegnare un diploma (85\100) deturpato di quelle materie che pi? dovrebbero caratterizzare la scuola che ho scelto, in quanto io, queste due lingue, non le so
Se nel latino ho qualche fioca conoscenza, riguardo al greco ho dimenticato quel pochissimo che sapevo. Ma perch? allora avevo nove in greco (seconda prova -> 9\15, insufficiente) e otto in latina in pagella? Perch? ho avuto una prof debole, permissiva, che si ? fatta piegare da una classe con cui cercava un rapporto pi? che scolastico, quasi erotico. Noi l'abbiamo sfruttata come degli aguzzini, spingendo proprio sulle sue debolezze: incapacit? di spiegare, di rendersi interessante, di saper captivare l'attenzione. Ho copiato o comunque rimaneggiato tutte le versioni della 3 liceo senza affrontarne una sola tutta da me, e anche se ogni tanto ho fatto una versione a casa per i fatti miei, le mie conoscenze rasentavano lo zero assoluto.
Perch? allora privilegiato? Perch? non conoscendo la lingua e non potendo copiare tutto (trovandolo anche abbastanza disarmante) dovevo agire prevalentemente su due fattori: il vocabolario e la lingua italiana.
Paradossalmente ho esercitato fino alla paranoia le mie capacit? filologiche, vivendo del latino gli aspetti pi? profondi e psicologici, idem (se non di pi?) per il greco.
Situazione tipica: il giorno dopo c'? una versione in classe, la prof ne ha assegnata una da compito. Cerco la traduzione, mi sento una merda, rifaccio la traduzione basandomi sul testo in lingua e confrontandolo con le scelte del traduttore, ricercandone la psicologia. Quest'operazione, compiuta centinaia di volte, ha avuto un'utilit?: scoprire la lingua come processo psicologico, sociale e tradizionale di una persona. Da come un popolo si esprime capisci tutto del suo modo di pensare.
Ho studiato il latino e greco nei loro aspetti "interiori" (non dovendo quasi preoccuparmi dell'aspetto grammaticale, in quanto potevo copiare). La mia ? una formazione deficente, quindi, minimale, per? in qualche modo corretta. Diciamo che non ho studiato pi? di quanto sapevo avrei ricordato dopo anni di latitanza dalla materia

Niente declinazioni o leggi particolari (un minimo, altrimenti ? impossibile qualsiasi operazione di comprensione di una traduzione), ma una ricerca continua dei termini "calzanti" sul dizionario, e nella gran parte dei casi, della loro creazione.
A volte ho preso dei dieci, dove tutti copiavano ma solo io raggiungevo l'eccellenza a causa di questo interesse, ma la maggior parte dei casi me la sono vista brutta. Certo la mia ? un'esperienza che si discosta radicalmente da quella del secchione che prende tutti 10 traducendo meccanicamente i pezzi (senza dare nessuna personalit? al testo, per?). Ma, diciamocelo, che utilit? ha imparare a tradurre il latino e il greco?
Nessuna!
E' ginnastica mentale, ? costante esercizio psicologico-razionale, oltre che un dialogo con un mondo lontano 2000 e passa anni, nel quale ? per? toccante riconoscerci.
Nessuna persona intelligente perde tempo su queste materie cercando in esse la loro immediata espressione. Quelli sono uomini aridi, che trovano lo stesso fascino in una collezione di pietre come in un testo di Seneca. E' gente che rovina la letteratura universale e si accontenta di ghiande, non di perle.
Voglio ricopiare -cos?- per spezzare la fiumana di parole, un epigramma che mi ha commosso che ho avuto la fortuna di trovare sul libro di storia di mia sorella mentre a Barcellona spiluccavo qualche paragrafo sulle riforme agrarie dei Gracchi:
Amico, non ? molto quello che ho da dirti ma fermati e leggi.
Questo ? il modesto sepolcro di una donna bella.
I genitori le diedero il nome di Callia.
Am? suo marito con tutto il cuore.
Allev? due figli, uno dei quali lasci? in vita, l'altro, sotto terra.
Sapeva conversare piacevolmente, camminare con grazia, lavor? la lana e custud? la casa.
Questo ? tutto, puoi andare.
Modesto, umile, sincero. Virt? che gli stessi latini capirono essere il cemento di Roma, sgretolatosi il quale, non restava che un corpo in putrefazione.
Il Latino ed il Greco sono due universi a cui bisognerebbe accostarsi con gratitudine, tenendo a mente che le opere prodotte da queste due culture furono il faro e l'unico barlume di umano raccoglimento nelle ere pi? buie della storia. Quanti monaci persero la vista e l'uso delle mani in uno sforzo cocciuto e strenuo per permettere a noi di (ri)scoprire uomini e donne a noi cos? vicini? E non ? forse vero che nella brutale ignoranza dei regimi totalitari nessuno consider? l'estrema pericolosit? di una montagna di vecchi libri polverosi scritti in una lingua sconosciuta? Se avessero conosciuto la Potenza umana sprigionata da quelle pagine marcite non avrebbero esitato a gettare quei libri nell'empie fiamme che illuminarono i cieli di tutta Europa in varie epoche.
L'ottocento riscopr? la Grecia non come Arcadia, raffinata e posticcia regione di pastori immaginari creati dalla fantasia di tanti pulciosi letterati settecenteschi, ma come una terra mistica, intrisa di sacralit?, nelle cui oscure selve era possibile spiare danze sfrenate in onore di Pan, nelle cui misere citt? (Atene a quanto pare era poco pi? di un paese) s'affinavano le pi? alte vette del pensiero umano.
Finita la terza media lessi il Signore degli Anelli. Finirlo e morire fu una cosa sola. Ma non caddi preda di quel circolo vizioso che cattura tanti strapazzati amanti del fantasy. No, perch? scoprii un mondo non meno epico ed eroico, che aveva per? avuto l'innegabile virt? di essere stato, ormai velato dalle nebbie dei secoli, un mondo vero, reale.
Se posso darti un consiglio, non dare troppa attenzione al greco cos? come lo fai a scuola (se immagino come lo fai). Compra libri in traduzione, riscopri questa umanit?, fuggendo la trappola della lingua morta. Ci sono Eroi che hanno impiegato la vita nel tradurre ci? che tu puoi scoprire tanto comodamente.
Se vuoi un consiglio caldissimo, procurati la Consolatio ad Marciam e la Medea di Seneca, il Satyricon di Petronio e, per quanto riguarda i greci, Le Vite Parallele di Plutarco
Scoprii Plutarco quando ero piccino, mi fu subito simpatico (anche se fatalmente, fu proprio lui alla maturit? a castigarmi). Quando scoprii la tempesta sentimentale che esplose nell'europa ottocentesca, non ti dico il piacere di sentirmi pi? vicino a tanti giovanotti di buona famiglia inglesi, francesi e tedeschi (con qualche italiano), dalla grande cultura e dall'ardente umanit?, stritolati da convenzioni morali e obblighi formali che finalmente avevano trovato una voce alla loro comune sofferenza
