Magari evitiamo commenti tipo "scopa di pi?" o "fuma di meno" perch? sinceramente mi sembrano risposte sterili
Ormai sono 4 mesi che frequento l'universit? di economia qui a Modena. Non l'ho scelta; diciamo che c'erano gli esami intermedi da fare e non ho trovato meglio da fare, dopo essermi gingillato tra tante possibilit?, che fare la cosa pi? ovvia.
Ho seguito i precorsi all'inizio di Settembre a Fisica, e posso quindi parlare con coerenza quando dico di essere capitato in un mare di povere anime serve buone solo a dilapidarsi i soldi dei genitori.
Lasciando stare tutto ci? che riguarda la banalit? dell'esperienza quotidiana, vorrei cercare di capire gli effetti che questo nuovo mondo sta imprimendo sul mio spirito turbato.
Diciamo che mi trovo in una condizione di quasi totale isolamento, avendo perso i compagni del liceo (in certo senso una liberazione, a causa dei tanti rapporti di forza che s'erano venuti a creare, per non parlare della competizione). Sono solo io in un gregge di 200 persone in maggioranza svogliate, sboccate, colorate e pensate.
La cosa abbastanza strana ? che, maturando una spaccatura sempre pi? forte con il "mondo" inteso come universo sociale, stia in qualche modo raggiungendo un delicato equilibrio tra le molte parti che governano il mio essere. Immagino che chiunque nei miei panni si sentirebbe un recluso, un carcerato, e cercherebbe di fuggire con terrore lo stato di cose in cui sono precipitato o per meglio dire, in cui mi sono lentamente avviato ormai da diversi anni.
Infine sono giunto all'isolamento, cercato pi? o meno coscientemente da sempre. Ci sono solo io e il mio cervello, con cui dialogo e che cerco di educare su queste nuove materie tanto differenti da quelle studiate al liceo classico.
Mi considero un beffardo osservatore della vita, che ahim? quando capita ne viene divorato. E quanta vita vedo scorrermi attorno tra le persone con cui condivido le ore di lezione. Realizzo in quei momenti tutto ci? che avrei potuto vivere e sentire, ma che ho invece deciso di rifiutare, in una scelta che corrode pi? forte che mai i buoni sentimenti e predisposizioni con cui sono nato e con le quali sono cresciuto. Nutrendomi sostanzialmente solo di impressioni e sensazioni impalpabili ed eteree, ? facile capire che in realt? viva stati momentanei di grande ebbrezza... quando vedo una bella ragazza ricambiare il mio sguardo prima di rigettarsi nel turbine fracassone delle cose da fare, gli amici da vedere, e i piccoli dolori che la povera creatura vive e poi dimentica. O quando avverto la sintonia tra la materia studiata ed il corso dei miei pensieri, che per una volta riesco ad ordinare e disciplinare, provando, come non avveniva dai tempi dello studio furioso dei tempi del liceo, una sensazione di appagamento derivante dal sentimento pi? o meno illusorio di aver fatto qualcosa di "utile".
Essendo solo con me stesso, ? anche facile capire come la parte pi? fantasiosa della mia mente, ormai privata dei vincoli contingenti a cui era costretta nella relazione forzata con i miei compagni di classe, ha potuto librarsi, mescolando in un tutto ricordi, studio e fantasie pi? o meno avvilenti.
Il risultato ? il muoversi in una dimensione ambigua, reale ed irreale,a seconda che se vedano le luci o le ombre.
Il "problema" maggiore, immagino, ? quello gi? teorizzato il secondo esatto in cui varcai per l'ultima volta la soglia del mio liceo, questa torrida e umida estate rigogliosa.
Il mio obbiettivo era finire il liceo. Il dopo era un'esplosione di progetti tanto superbi quanto irrealizzabili. Amavo questo mistico dedalo di impossibilit? splendenti e magnifiche, tra le quali intravedevo anche riflessi di grande tristezza e immagini di degne conclusioni.
Vivo questo periodo come un "di pi?". Niente riesce a togliermi dalla testa l'idea che la mia parte viva si sia arrestata al liceo, ai suoi scorni, e, particolarmente, alle frustrazioni che esaltavano le idee pi? forsennate e iridescenti. Tutto ci? che segue, ora, ? semplicemente un lungo week-end, un'interruzione, o, se preferite, un lunghissimo e alla fine noioso epilogo.
Lavoro cerebralmente ad un regime infinitamente pi? mediocre del liceo, come fossi in uno stato di torpore comatoso, che non mi ha impedito di conseguire un voto con lode.
A proposito di voti, mi sono impegnato come un cane di matematica, materia che ho sempre rifiutato ma che ora, studiata nella sua versione pi? rognosa e teorica, ho saputo apprezzare, se non come scienza, come trastullo della razionalit?. Ebbene, a causa dell'arroganza di un professore, al mio odio per le formalit? e altri fattori concomitanti, mi sono visto abbassata una valutazione di quattro punti (27 -> 23).
La cosa in s? ? risibile, se potete immaginare la vostra vita in una prospettiva a volo d'uccello, ponendo un sentiero di obiettivi senza il timore di vedere il baratro e la mediocrit? di una vita e di una fine esalata e subito inghiottita nel puro nulla dalle necessarie forze del tempo. Ma se vi aggrappate e ponete la poca fiducia che vi rimane nel primo appiglio contingente che trovate sull'irto pendio che noi tutti scaliamo, probabilmente capirete lo strato di frustrata violenza in cui mi sono ritrovato un paio di settimane fa.
Sono diventato probabilmente un soggetto pericoloso. Perch? non ho pi? alcun tipo di rispetto per la forma, per la formalit?, per le regole che non si fondano su principi razionali. Vedo in ogni uomo semplicemente un uomo, che mangia, caga e piange come chiunque altro. Un fratello. Potrei abbracciare o uccidere per il ribrezzo e la piet? il primo sventurato a passare sotto questa finestra.
Perch? la piet? ormai ? tanto gravata da essersi sdraiata a coprire ogni cosa, straziata. Ecco perch? a volte ho la visione delle duecentocinquanta anime che mi attorniano come scheletri, come semplici ossa che furono e che saranno, senza alcun carattere distintivo. E mi compiaccio nell'ebbrezza di un sentimento che credo sia malvagio.
Stamattina aspettavo l'inizio di una lezione, avevo due creature rigogliese vicino, e ho provato, dopo tanto tempo, a scrivere un sonetto. Riesco ancora a incastrare qualche endecasillabo sbilenco, ed ? gi? qualcosa. Pensavo, per quanto siano le mie doti molto limitate, che fosse andato tutto soffocato nella cenere.
A volte trovo, tra tutti questi esseri, anime vibranti, magari nascoste da vestiti griffati e capigliature improbabili. E allora avverto, ancora pi? tirannico, il pugno della piet? che si stringe... a scoprire questi fratelli pi? deboli di me, che non hanno avuto la capacit? di sottrarsi al corso di un fiume che li trascina a destra e a manca senza fare, in fondo, la loro volont?.
Questo lungo post nasce dal fatto che stasera sono andato al compleanno della sorella dell'unica mia compagna di classe che ho venerato come organismo razionalmente e sentimentalmente potente, dopo esser stato caldamente invitato. Sono arrivato, e ancora una volta, l'odiosa sensazione di trovarmi tra una ciurma ubriaca e disperata nel tentativo di dimenticare la propria vacuit?, barricata nell'ennesimo edificio colorato ed invitante, briciola di nulla che si stagliava patetico contro un'aria gelida e pi? viva di me, nella prima notte di inverno...
Li ho trovati, contenti, sorridenti, dallo sguardo distante, tranne lei che ? venuta ad accogliermi, neanche fosse stata sua la festa, da chiss? dove, preoccupandosi -unica- dello stato in cui ha capito verso. E' una grande persona e le auguro ogni bene, a lei e all'anima a cui si ? unita, una persona meravigliosa. E' una delle poche persone capace di misurare la felicit? senza rinnegare la tristezza e tutto ci? che definirei negativo. Ci? che la salva dal mio deliquio ? la limpidit? razionale....
Beh, ritrovarmi, dopo tanti mesi, buttato a terra, nelle questioni di mera vita sociale, mi ha scombussolato e commosso interiormente, e a questo la paternit? di quello che ho detto.
In realt? ci sarebbero troppe cose da scrivere... ma non voglio abbandonare lo stato di massima sollecitazione in cui mi trovo.
Volevo anche ringraziare questo forum. Ci sto da un anno ed ? dinvenuto una casa. Ho frequentato e gestito tante community. Scommetto che se non avessi conosciuto internet avrei avuto una vita pi? solare, un fisico pi? rubusto, un sacco di abilit? finalmente sviluppate e non un tumultuosamente assopite, come ora.
Ma che vuoi, a ognuno le sue







